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Il divieto della pubblicità/sponsorizzazioni sulle scommesse sportive ha impattato negativamente sul calcio italiano. Lo ha ricordato con forza nei giorni scorsi, durante una audizione, alla V Commissione Bilancio del Senato (sul Decreto aiuti-quater), Lorenzo Casini, presidente della Lega calcio Serie A.

“In Italia va ricordato il calo di introiti, nel calcio pari ad oltre 100 milioni di euro annui, causato, a partire dalla fine del 2018, dal divieto di pubblicità anche indiretta delle scommesse (una misura singolare, peraltro inefficace perchè lo stesso divieto non vige negli altri Paesi europei e così, in Italia, le emittenti trasmettono partite dove tale pubblicità è ammessa, come avviene nel calcio inglese” ha sottolineato il n.1 della massima serie tricolore.

Parole che pesano come macigni ma la situazione è anche più grave di quello che appare, perché, con una recessione alle porte (si stima che arrivi pesantemente nei primi mesi del 2023), bisognerebbe correre ai ripari e provare a tornare alla normalità: ovvero al pre-Decreto Dignità (lanciato tra l’altro come primo provvedimento dal governo “gialloverde”).

Nell’autunno 2019, poi, sono diventate operative una serie di norme, inserite in questo dispositivo legislativo, che non consentono, ancora oggi, la presenza di loghi di scommesse sportive all’interno dei rettangoli di gioco delle squadre di calcio oltre che sulle maglie (il divieto è esteso a tutto il mondo dello sport e al mercato pubblicitario nazionale).
A causa di questo dispositivo legislativo la sola Serie A ha perso appunto milioni di investimenti e si arriva a superare i 200 milioni di euro se si considerano anche le campagna pubblicitarie sui mezzi tradizionali (tv, carta stampata e radio).  La filosofia della legge era diminuire tutti gli stimoli al gioco generati dalla visione di messaggi pubblicitari diretti o attraverso l’apposizione di loghi su maglie e cartellonistica bordocampo. Il provvedimento, attuato dal precedente esecutivo “gialloverde”, aveva come obiettivo finale il contrasto del gioco d’azzardo patologico (conosciuto anche come “ludopatia”). 

Nella realtà queste norme non hanno prodotto gli effetti sperati, anzi in parte sono state di stimolo all’esplosione di attività illegali o irregolari (spesso gestite dalla criminalità organizzata). La pubblicità delle aziende di scommesse serviva proprio per distinguersi da chi opera al di fuori delle leggi vigenti. Un chiaro errore, con perdite certificate per l’erario statale, ma soprattutto per le società sportive.

In più la maggior parte di queste aziende (spesso straniere) hanno immediatamente riallocato le risorse destinate al prodotto calcio tricolore su altri mercati (soprattutto Spagna e Inghilterra), aumentando così la competitività dei progetti di diversi club. Adesso la palla passa al nuovo governo di centro-destra guidato da Giorgia Meloni, anche se sono forti (in seno ai diversi schieramenti politici) le pressioni per restare nell’alveo del Decreto Dignità.