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Tutti in piedi. Come prima, più di prima, quando il calcio era un’altra cosa e negli stadi inglesi - ma anche in quelli italiani e nel resto d'Europa - seguire la partita in piedi era la normalità, non un vezzo o - peggio - una colpa. In Inghilterra sta succedendo qualcosa che può dare una nuova forma alla fruizione del calcio. La Sports Grounds Safety Authority - il Comitato Consultivo del Governo inglese - ha dato il via libera per il ritorno di alcun spazi - all’interno degli stadi della Premier - da destinare al pubblico che vuole assistere alla partita in piedi. E' un ritorno al passato, ma forse è una bandierina piantata nel futuro. Da chi? Dalla gente. Quella stessa gente - tifosi, persone comuni, appassionati - che quando scoppiò il caos (di)sorganizzato della Superlega scese in piazza, cioè davanti nelle piazze del pallone: gli stadi, per protestare. L'input è venuto da loro, i club di Premier League e Championship hanno accolto l'istanza, l'hanno girata alla Lega, c'è stato un confronto col governo e sì, si è deciso che era una buona idea. 

Lo sarà veramente? Vedremo. Di certo possiamo dire che - ancora una volta - il capofila è il calcio inglese, ancora una volta il laboratorio è la Premier League. Tutte le novità più rilevanti sono nate e si sono sviluppate tra Londra e dintorni. La stessa Premier - per come è nata, per quello che è diventata, per la capacità che ha avuto di trovare il punto di contatto in cui scocca la scintilla tra football e business, per come ha trasformato il calcio in un prodotto televisivo - è da anni un modello. Ecco perché l'idea di tornare ai posti in piedi va seguita con interesse, perché può essere l’inizio di una nuova storia, lì dove il recupero della tradizione e di una cultura pop e di un certo modo di vivere il calcio non cozzano con il progresso - o con quello che ci viene spacciato per progresso - ma (ri)trovano una loro identità e (re)cuperano lo spazio (concreto, fisico) che avevano. L'abolizione dei posti in piedi arrivò dopo la tragedia di Hillsborough, dove il 15 aprile del 1989 morirono 96 persone (quasi 800 i feriti). Quello per il calcio inglese fu il punto di non ritorno. Gli stadi erano luoghi pericolosi, decrepiti, senza norme di sicurezza: si moriva, dentro gli stadi. Cominciò la battaglia al fenomeno hooligans, vennero costruiti impianti più sicuri, la fruizione della partita cambiò profondamente. 
In verità non è una questione da nostalgici. Non solo, almeno. Non vi è dubbio che le partite si vedono meglio comodamente seduti, come non vi è dubbio però che rimanere seduti - quando il cuore batte forte per l'emozione e la partita prende il volo - diventa assai complicato. I club inglesi - a partire dai più prestigiosi - City (circa 5.600 posti in piedi), United (1.500), Chelsea, Liverpool (quasi 8.000) e Tottenham: toh, c’è mezza Superlega - stanno riconvertendo alcune aree all'interno dei loro impianti. Resta da capire se è un passo indietro o uno in avanti. La verità è che il calcio come prodotto televisivo - ne abbiamo la controprova in Italia - sta perdendo forse il suo fascino ma di sicuro i suoi fedeli: lo dicono i dati degli abbonamenti alle varie piattaforme. E allora questo ritorno a un contesto più popolare - chissà - potrà contribuire a riportare il calcio alle sue origini.