17
Strefezza è tutto lì, in quel metro e 69 cm d'altezza. Ma guai a considerarlo troppo basso, ne sanno qualcosa Lazio e Palermo: "Il mio ex agente mi disse che uno dei motivi per i quali mi bocciarono al provino era proprio questo" racconta nella nostra intervista. Poco male, Gabriel (nella foto copertina Anza/Marco Lezzi) si riscatta con tanto di interessi e nell'ultima giornata di Serie B ha firmato una doppietta da ex contro la Spal. Il suo Lecce vola a -2 dal primo posto, Strefezza sta vivendo la miglior stagione della sua carriera e pochi giorni fa ha festeggiato anche la nascita della seconda figlia: "Si chiama Maddalena, il gol con la Ternana l'ho dedicato a lei e a Manuela, l'altra figlia di 7 anni".

Lecce-Parma 4-0: che emozione si prova a segnare a Buffon?
"Indescrivibile. Un gol spettacolare, un'emozione unica ma troppo veloce. E' successo tutto in fretta. Quando mi chiedono la rete più bella da ora in poi indico questa, è speciale perché segnata a uno dei portieri più forti di sempre".

-2 dal primo posto, nello spogliatoio si parla di promozione? 
"No, è ancora presto per pensarci. Siamo concentrati sul campo, pensiamo partita per partita".

A cosa è disposto a rinunciare per la Serie A?
"A rinunciare non so, ma magari posso farmi biondo. O un taglio di capelli particolare. Oppure un tatuaggio per ricordo. Vediamo...".

Tra le sue caratteristiche c’è la duttilità, ma lei in quale posizione si trova meglio? 
"Questa nella quale sto giocando ora: esterno destro d'attacco nel 4-3-3. E' il mio ruolo ideale, anche se all'occorrenza posso spostarmi anche a sinistra".

Quella tra Lecce e Spal in estate è stata una lunga trattativa, come ha vissuto quelle settimane? 
"In modo strano, perché a Ferrara ho vissuto tanti anni e sono stato molto bene. Sapevo che c'era una trattativa in corso tra i due club, ma il mio agente non mi diceva molte cose per lasciarmi concentrato sul campo".

Aveva pensato di rimanere a Ferrara?
"Sì, sinceramente ci ho riflettuto. Ma dopo tanti anni avevo bisogno di cambiare aria".

I suoi bisnonni sono di Riesi, a 20 km da Caltanissetta. Si sente anche un po' italiano?
"Ormai mi sento più italiano che brasiliano. Sono qui da sei anni e ho il passaporto, le mie figlie sono nate tutte e due in Italia".

Joao Pedro si è proposto all'Italia di Mancini, ci sta pensando anche lei per il futuro?
"Se un giorno dovessero chiamarmi accetterò senza pensarci. Sarebbe un sogno vestire la maglia della Nazionale, ho tutti i documenti in regola poterlo fare".

Ci racconta com'è andato il provino con la Lazio Primavera di Inzaghi?
"Sono stato lì una settimana, ma non è stato facilissimo. Ero appena arrivato in Italia e non parlavo la lingua, in più era dicembre e venendo dal Brasile ho sofferto molto il freddo".


Che ricordi ha dell'allenatore?
"Puntava molto sul possesso palla, ripeteva spesso di far girare il pallone. Già allora avevo l'impressione che potesse diventare un tenico importante".

Voi giocatori bassi vi sentite un po’ ‘figli di Messi’?
"Io personalmente sì. Prima di lui si diceva che chi era basso non poteva giocare a calcio, da quando c'è Messi nessuno può più dire una cosa del genere. Oggi di giocatori forti bassi ce ne sono sempre di più: penso a Insigne e Mertens, per esempio".

A settembre 2019 il debutto in Serie A con la Spal di Semplici, proprio contro la Lazio.
"E' stata una grande emozione, abbiamo vinto 2-1 e ho fatto una gran partita entrando a gara in corso".

Ci racconta quando ha preso la maglia della Juve di Ronaldo?
"A Torino si giocava Juve-Spal, io sono partito fuori ma appena entrato in campo sono andato subito da Cristiano a chiedergli se mi dava la maglia a fine partita. Dopo il suo ok, nel post gara l'ho aspettato fuori dallo spogliatoio e quando è uscito ci siamo fatti anche un selfie. E' il mio idolo, guardo sempre le sue partite e lo seguo sia in campo che fuori".

Qual è stata la maglia più difficile da prendere?
"Proprio la sua. Perché prima di me gliel'avevano già chiesta altri due miei compagni. Ma lui è un grande, si era portato più maglie così ha potuto darcene una per una. Poi gliel'ho chiesta anche nella gara di ritorno e me l'ha ridata".

Chi è il suo compagno di stanza nel Lecce?
"Gabriel. Mi parla spesso di quando giocava insieme a Kakà, un fenomeno in campo ma anche una persona spettacolare fuori".

Che tipo di allenatore è Baroni?
"Molto bravo a tenere alto il livello di concentrazione della squadra. Sta sempre sul pezzo e ha una parola o un consiglio anche per chi gioca meno, nessuno deve mai abbassare la guardia".

Chi è il giovane più forte della squadra?
"Senza dubbio Rodriguez, è il ragazzo con più qualità. In allenamento fa certe giocate che ti lasciano a bocca aperta".

Per esempio?
"La sua giocata migliore è il pallonetto al portiere, riesce sempre a superarlo. Alcune volte mi chiedo come faccia".