Lo hanno soprannominato "l'indestructible". Perché negli ultimi venti anni Bernard Tapie ne ha davvero passate di tutti i colori. Ha creato una squadra straordinaria accompagnandola prima verso i grandi successi internazionali e poi verso l'autodistruzione passando dal ruolo di Re Mida a quella di brigante. Due anni per un caso di corruzione, 18 mesi per frode fiscali, tre anni e mezzo per falso e appropriazione indebita proprio all'epoca della sua presidenza all'Olympique Marsiglia. Nel frattempo è entrato e uscito più volte dal calcio, ha recitato con discreto successo in due film, ha interpretato se stesso in un documentario sulla sua vita, ha inciso una decina di brani uno dei quali "Le blues du businessman" molto apprezzato dalla critica. Ha scritto anche due libri, un discreto romanzo e un'autobiografia. 

È entrato e uscito a più riprese anche dal mondo politico prima come deputato socialista, poi come esponente della sinistra ecologica e radicale e infine come sostenitore di Sarkozy. Al momento entra ed esce dall'ospedale: le sue ultime immagini tradiscono la sofferenza di un uomo che sta affrontando il cancro con la stessa sfrontatezza con la quale ha discusso con arbitri, giudici, federazione, magistratura e nemici politici. "Tanto sappiamo come finirà, si muore no? – ha detto recentemente – ma la soddisfazione a questo stronzo di ridurmi allo stremo non gliela voglio lasciare". 

Tapie ha dichiarato immediatamente di essere malato, e gravemente: "Ho un cancro allo stomaco, è molto aggressivo e devo prendere le cose per quello che sono. La situazione è grave e non mi permette di essere ottimista: sono reduce da due interventi chirurgici e quattro lunghi mesi di chemioterapia. Ma sono in piedi. Si fotta il cancro…". 
La Francia, anche quella che qualche anno fa lo considerava un nemico pubblico numero uno della democrazia fa il tifo per lui: "Sono dimagrito, ho la faccia segnata, sicuramente sono stanco e provato ma la testa è quella di sempre – dice affrontando i giornalisti – fate la prova… chiedetemi quello che volete…". 

Che cosa pensa Tapie del Paris Saint-Germain? "Che è un circo equestre, un bazar nel quale dominano giocatori egoisti che pensano solo al loro interesse e una dirigenza che ha fatto collezione di figurine. In tutto questo l'allenatore non ci capisce niente, mi fa quasi pena: è completamente in balia degli eventi". 
E che cosa pensa di Neymar? "Penso che se la stessa operazione l'avessi fatta io, mi avrebbero messo in croce prima ancora di processarmi. È stata una menzogna, la più grande menzogna nella storia del calcio francese". 

Bernard Tapie ha 75 anni e un solo obiettivo: "Tornare a vivere normalmente, per fortuna gli interventi e anche la chemioterapia non mi hanno impedito di fare quello che è necessario per le mie attività. Non posso permettermi di essere ottimista, il male purtroppo ti mette di fronte a incertezze che sono inaccettabili ma me ne frego. Scrivete pure che ci credo, ci credo ciecamente come un idiota. Non me ne andrò così. Nel giro di qualche mese mi riprenderò tutto". 
Tapie che quando era giovane è stato anche un pugile di discreto successo non è ancora KO, anzi: a sentirlo sembra quasi in vantaggio ai punti.