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    Tevez, Higuain: mal di pancia e ricatti?

    Tevez, Higuain: mal di pancia e ricatti?

    Calciospettacolo? Calciomercato? Calciopassione? No. Calciosentimento. Con punte di astuzia, di sincerità, di calcolo. Prendete il caso Tevez, che ha indubbiamente indebolito la Juve. Ci si è girato intorno in molti modi per farsene una ragione. Non ultimo il rispolverato “stile Juventus” che avrebbe potuto imporre ancora un anno di contratto, ma ha rispettato la volontà, anzi il sentimento del giocatore di tornare nella sua patria anagrafica e affettiva. Diciamo più semplicemente che la Società bianconera ha fatto buon viso a cattivo gioco, confermando una delle scuse più stolide del momento: se il giocatore se ne vuole andare meglio che vada perché in campo non giocherebbe. Ma siamo sicuri che sia così? Sarebbe il capriccio come forma di professione: firmo un contratto per tre-quattro anni, ma dopo due mi annoio e allora emigro in un’altra squadra, altrimenti…Altrimenti che? Ecco il calcolo, che diventa ricatto. 

    Higuain ha fatto balenare la stessa carta: un po’ di mugugno verso il Napoli “provinciale”, quest’anno fuori dai grandi palcoscenici internazionali. Passi per i rigori “stellari” e determinanti in negativo, passi che nei momenti epocali tira fuori la palla a porta vuota.  Lui è  l’asso planetario in una squadra sempre più italica. E allora non bisogna farlo annoiare, né lasciarlo pensare troppo se no si pianta in mezzo al campo, fa i capricci ed emigra, in barba al contratto. Così De Laurentis recita una parte improbabile, quella del padre affettuoso che aspetta il suo figlio prediletto e Sarri parte in una lode senza limiti. Anche in questo caso i contratti sembrano sempre più pezzi di carta che vincolano le Società, ma non i giocatori.

    Le lacrime di Casillas e Darmian, invece, sanno  di riconoscenza, di vissuto. Di fine d’una avventura passata insieme, attraversando gioie e dolori, polemiche e comunioni. Pensiamo all’ ultimo drammatico anno di Casillas, bandiera ammainante, d’uno squadrone, con uno stadio contro, con quelli che lo esaltavano pronti a sbranarlo. E lui ora che saluta con la forza più intensa che si possiede, quella della lacrime. Darmian nel Toro ha trovato la sua casa, ci è cresciuto, è diventato uomo e ora se ne va con valutazioni da campione. Si cresce, si matura, si diventa forti, ma la commozione e la riconoscenza sono i più preziosi dei benefit. Qualcosa che non è bizzoso, né monetizzabile. Un bel fuori contratto.

    Kondgobia e Bacca: sponde diverse, medesimo giochetto da manuale del nuovo trasferito. Ne parlammo già di questo marketing sentimentale dei nuovi arrivati nel nostro campionato. La scena si ripete ogni volta, con dichiarazioni di prammatica, preformate, dettate in copia da uffici stampa delle Società e dai procuratori. Kondogbia ha sognato tutta la vita di venire all’Inter e ora finalmente il sogno si avvera. I quattrini non c’entrano nulla. Conta solo la volontà, anzi la passione per i colori nerazzurri coltivata fin da bambino, fin dai primi vagiti natali. Bacca invece, novello Figaro (“Tutti lo cercano, tutti lo vogliono”) ha scelto il Milan “riemettendoci - parole sue - anche dal punto di vista economico”, ma il Milan aveva tutto per tornare ai massimi livelli e il suo fascino è irresistibile ecc. Ecco, questo è il marketing sentimentalistico, fondato sulla circostanza, di cui faremmo volentieri a meno. Meglio qualche lacrima in più e qualche parola in meno.

    Fernando Pernambuco

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