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Vita agra. Penso a Maurizio Sarri che emigra a Milano e non riesco a trattenermi: la testa corre a un altro toscano, a uno scrittore immenso, a Luciano Biancairdi. Di più, penso a un bel libro su Bianciardi, scritto ormai qualche anno fa da Pino Corrias: Vita agra di un anarchico a Milano. La faccio breve: temo che un improbabile arrivo di Sarri sulla panchina rossonera sarebbe un disastro. Più per Sarri, che per il Milan. Temo che a 56 anni il toscano si incupirebbe, come accadde a Bianciardi o a un altro maestro di calcio, al filosofo Corrado Orrico, toscano pure lui. “Farebbe la fine di Orrico all’Inter”, mi ha scritto sabato mattina Luciano Angelini, mio maestro al Secolo XIX, ex condirettore, sportivo ed esperto di sport al quale mi rivolgo ancora dando orgogliosamente del lei. Vero, è il paragone più azzeccato e il maestro è sempre sulla notizia. A me, prima dell’autore della “Vita agra”, era sembrato di rivedere nella vicenda di Sarri il triste passaggio milanese di un mio amico. E’ un allenatore che riesce a spiegare il calcio a tutti, pure a me. Il suo nome è Gian Piero Gasperini, che dopo aver fatto cose immense al Genoa, venne chiamato a Milano. E dall’Inter venne solo preso in giro. 

Detto questo si può iniziare a raccontare la storia e la storia è questa. Berlusconi crede che Sarri sia l’uomo giusto per guidare il Milan nella prossima stagione. Ci crede non tanto perché mister 33 (schemi) faccia giocare bene l’Empoli, bensì perché gli ricorda quell’Arrigo Sacchi che B. scoprì al Parma, in serie B. “Sta facendo benissimo con l’Empoli, merita di essere preso in considerazione per allenare il Milan”, diceva un paio di ore fa Massimo Ambrosini, uno che conosce bene Milanello e che io trovo spesso illuminato nel suo nuovo ruolo di commentatore tv. Vero, lo merita, ma non credo che meriterebbe il successivo trattamento al quale sarebbe sottoposto. Sarri fa risultato perché impone la sua idea di calcio. Non so come potrebbe gestire l’idea di calcio che ha Berlusconi. Sarri ama un gioco offensivo, ma crede negli equilibri in campo. Berlusconi ama un gioco offensivo, ma crede che nessuno abbia più competenze tecniche di lui. 

Però, finita la falsa illusione del “guardiolismo” all’italiana, la sequenza di ex campioni del Milan seduti in panchina, ecco la nuova idea: per tornare ai fasti del passato serve un allenatore come Sacchi. Solo che il calcio è cambiato, il mondo pure e il Milan più di tutti. Sacchi vinse con i campioni, a Sarri nessuno comprerà campioni, almeno non Berlusconi. E qui si arriva a un altro punto decisivo della vicenda. Se Inzaghi è ancora sulla panchina del Diavolo, molto dipende dal futuro assetto societario del Milan. Passato il tempo delle piccate, fastidiose e ipocrite smentite, ora anche il signor Galliani deve ammettere che il Milan sta passando di mano, che il 25 % è già stato acquistato dal thailandese mister B. E se qualcuno spende 250 milioni per acquistare il 25% per cento di una società di calcio significa una sola cosa: che sta mettendo le basi per acquistare la maggioranza, già nei prossimi mesi. Per questo è stato congelato (o rimandato) l’esonero di Inzaghi, per questo si è fatta retromarcia sull’arrivo in panchina di Brocchi, per questo il Milan rischia di farsi soffiare dalla Fiorentina l’uomo che era stato scelto per fare il nuovo direttore sportivo, Sean Sogliano. E mentre Galliani risponde su Sarri mandando a quel paese i giornalisti (immenso l’arrembaggio di Riccardo Re, vero bucaniere Sky), mentre Inzaghi risponde alle manovre della sua società mandando a quel paese i giornalisti, Berlusconi pensa già alla prossima mossa: “Arrigo” Sarri. Ma come potrà Silvio B. spiegare a mister B che per il nuovo Milan serve Sarri, un uomo di 56 anni al suo primo campionato di serie A, nato per caso a Napoli, ma toscano, cresciuto all’ombra dell’amico Innocenzo Mazzini (gran maestro Figc prima di Calciopoli), finito pure lui nel calderone del calcio infangato e poi assolto con formula piena? Difficile spiegarlo, impossibile farlo con leggerezza. La vita è fatta di sfumature, guai a trascurarle: Sarri non è Sacchi. E la Vita agra non c’entra nulla con il Viagra. 

Giampiero Timossi