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Il giornalista Marco Mazzocchi ha lanciato un’idea. Ha detto: “Occupandomi principalmente di sport, invito CIO e tutte le Federazioni a escludere la Turchia da ogni manifestazione sportiva. Ricordate l’esclusione della Jugoslavia di Euro 92?” E’ questo un esempio di come gli slanci del cuore i palpiti dell’ emozione possano partorire nobilissime intenzioni, ma…

Ma di buone intenzioni è lastricato l’inferno, direbbero i cinici (realisti ). Altri, più semplicemente, potrebbero far notare che se la politica (dagli Stati Uniti all’Europa) e cioè poteri ben più forti di quello dello sport, hanno permesso l’ennesimo scempio contro minoranze etniche, è quanto meno ingenuo pensare che lo sport possa riuscire nell’impresa di concorrere a trovare una soluzione della questione curda. Certo il valore simbolico di un’ esclusione della finale Champions a Istanbul, avrebbe un grande peso, ma…

Ma che dire dell’ occupazione Russia della Crimea? Non risultano crociate in tal senso. E l’Italia, che giocò la finale di Davis a Santiago nella tana di Pinochet? E gli Stati Uniti? La loro partecipazione sportiva fu mai messa in dubbio dopo la guerra del Vietnam? E la Cina, che ha raso al suolo il Tibet?

Già…gli Stati Uniti…Andatevi a vedere il film “The Report”, agghiacciante e documentato rapporto sulle torture statunitensi, con morti e vite spezzate, nei confronti di supposti terroristi o fiancheggiatori islamici. Guardate come l’amministrazione Bush dopo averle messe in pratica, avesse tentato di coprire la verità: le morti e le vite spezzate non servirono a nulla, i due psicologi che inventarono il programma di “schiavitù psichica” presero 5 milioni di dollari, i responsabili della CIA fecero carriera. 

Inoltre, il paragone jugoslavo non regge: quando la Jugoslavia arrivò in Svezia nel’92 non esisteva più come nazione, al contrario della Turchia.

Sarebbe poi il caso di ricordare che forse un embargo economico generale nei confronti della stessa Turchia (ma la Cina ci starebbe?) si rivelerebbe, forse, più efficace, ma…

Ma gli europei (italiani in testa, essendo il secondo fornitore di armi della Turchia e il quinto partner commerciale al mondo di questo Paese) e gli americani, forse, dovrebbero essere richiamati alle loro responsabilità storiche, che non sono iniziate l’altro ieri con i bombardamenti contro i turchi, per altro annunciati da giorni.
 
Sembra, infatti, che tutto sia nato all’improvviso. Non è così.  La questione curda è sotto i nostri occhi da almeno 100 anni e da 100 anni è stato fatto poco o niente. Altro che finale Champions a Istanbul. Dopo la prima guerra mondiale, con la sconfitta dell’ Impero ottomano, i vincitori, tra cui l’Italia, ridisegnarono i confini, senza che l’etnia curda venisse considerata.

Avvenne che i curdi si trovarono a fronteggiare 4 nemici: Siria, Iraq, Iran, Turchia perché la loro patria avrebbe dovuto comprendere parte dei territori di questi Paesi. Da allora la questione curda ha coinvolto Turchia, Iraq, Iran (anche Saddam Hussein e Khomeini ne massacrarono migliaia) . Né, l’Europa , con l’eccezione della Francia, né gli Stati Uniti d’America si presero a cuore l’effettiva creazione di un Kurdistan libero o fortemente autonomo, ma gli Stati Uniti, con Bush prima e con Trump ora, hanno fatto balenare  questa possibilità ogni volta ne avessero bisogno. Hanno chiesto ai curdi di combattere contro Saddam, prima Bush, poi contro l’ISIS Obama e, soprattutto, Trump. La politica anti ISIS dell’ Occidente è stata eterogenea e contraddittoria: per far morire sul campo “i soldati degli altri”, ai turchi (che si sono battuti contro il Califfato, problema per loro secondario rispetto agli attentati curdi) era stato assicurato che uno stato curdo non sarebbe nato, ai curdi il contrario. Una volta “risolta” la questione ISIS, con la netta affermazione dell’ influenza russa in Siria, agli Stati Uniti piaceva l’idea di un Kurdistan sotto la propria influenza, con relative basi militari, così da bilanciare la presenza russa. Non bisogna dimenticare, poi, che noi europei abbiamo dato un forte credito (in tutti i sensi ) all’autocrate turco sui migranti siriani, riempiendolo di denaro per contenere, in appositi “campi”, ben due milioni di profughi. 

Ora, certamente l’aggressione militare di Erdogan è infame e riprovevole, con i curdi costretti all’ abbraccio mortale di Assad e all’ alleanza conflittuale con gli sciti dell’Iran, ma forse buona parte della responsabilità è degli Stati Uniti e dell’ Europa, delle loro latitanze, indecisioni e astuzie catastrofiche. Sospendiamo, dunque, anche Leghe, Campionati, NBA…