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Quando si dice: il calcio è la scienza del pallone che rotola. Vallo a spiegare a uno che aveva preferito una serata al cinema che il Torino ha vinto a Genova (gol di Bremer) tirando una sola volta in porta, per di più su azione da calcio d'angolo. E che il Genoa era andato due volte in un minuto (11' e 12' della ripresa) ad un pelo dal antaggio colpendo prima la traversa e poi il palo con Agudelo e Favilli. Lo 0-0 avrebbe descritto meglio un match di una bruttezza accorante per l'intero primo tempo, concluso senza che le squadre tirassero in porta e sbocciato (timidamente) nella ripresa per merito, ohibò, di un Genoa finalmente coraggioso, non si dice gagliardo, ma deciso a provare a vincere. Il Toro invece non ha fatto nulla per prendersi i tre punti, se li è trovati in tasca e ha ringraziato. Mazzarri salva la panchina ma non evita gli inviti degli ultras granata a togliere il disturbo. Da quel che si è visto a Genova, qualche ragione a lamentarsi i tifosi ce l'hanno. E chissà Cairo, se si accontenta di una vittoria spuntata dal cilindro come il classico coniglio.

Torino senza Belotti, spedito in tribuna dopo lunga e scontata pretattica che lo indicava in campo con le grucce, e Zaza suo sostituto naturale inchiodato in panca, Mazzarri (contestato a gran voce dalla curva granata in trasferta) ha scelto l'inedita coppia Verdi-Berenguer per creare fastidi alla difesa avversaria. Anche il Genoa ha in serbo una sorpresa, Criscito siede in panchina con Biraschi in campo per l'infortunato Zapata, accanto a Romero nella linea di difesa che prevede Ghiglione e Pajac sugli esterni. Thiago Motta non rinuncia al tridente, questa volta nella versione con Favilli punta centrale (Pinamonti è pure lui in panca) assistito da Pandev e Agudelo. Centrocampo a tre (Cassata-Schoene-Sturaro) opposto ai cinque granata: De Silvestri e Ansaldi al largo e il trio Rincon-Baselli-Lukic centrali. L'avvio è tutto di marca Torino, pressing alto e dominio (sterile) in mezzo al campo. Il Grifone non si raccapezza e suda le sette camicie per abbozzare repliche, destinate a spegnersi innocue ai limiti dell'area di rigore.

Marcature strette, uomo contro uomo, gioco spezzettato come in una scatola del Lego, un calcio antico e sgradevole, sembra di essere stati risucchiati all'indietro dalla spietata macchina del tempo. Sarà anche colpa della qualità dei piedi, mediamente non eccelsa  o forse le squadre non riescono a sciogliersi, attanagliate dal panico di subire l'ennesima imbarcata, il Toro è scivolato a centroclassifica, il Genoa è terz'ultimo e virtualmente retrocesso. Non è neppure il caso di rimpiangere gli assenti (Kouamé, Zapata, Lerager, Belotti, Iago Falque e Lyanco), questo passa l'avaro convento: scivolate, palloni che sgusciano fra le gambe, controlli elementari sbagliati, passaggi sbilenchi. Una pena, di qua e di là. Il pubblico sbuffa, gli ultras fingono di divertirsi e non cessano di incitare i propri idoli ma il calcio è un'altra cosa. Col trascorrere del tempo il Genoa si è rinfrancato e comincia a mettere il capino nell'area di rigore granata, svelando la fragilità, mentale prima che tecnica, della difesa di Mazzarri.

Tiri in porta, fino alla mezz'ora di gioco, neanche uno. Anzi no, giusto al 30' Ansaldi avrebbe il pallone buono (assist da destra di Izzo a scavalcare la difesa) ma l'entrata in spaccata dell'ex genoano all'altezza del palo lungo non è  perfetta e il pallone scivola sul fondo. In tribuna stampa si ironizza: "Motta ha finalmente varato il suo schema ideale: il 2-7-2, col portiere che imposta l'azione stando fuori dai pali". Il giropalla in uscita da Radu verso i compagni di difesa in effetti risulta stucchevole e dà modo alla difesa granata di alzarsi e alla squadra di Mazzarri di stringere le marcature a centrocampo. Per spezzare la monotonia del match servirebbe un colpo, un'invenzione, l'ispirazione dei (pochi) giocatori di talento che vagano sul prato del "Ferraris", anziché i ruvidi duelli da osteria accesi dai volenterosi portatori d'acqua di Motta e Mazzarri. 

Il Toro non schiera un centravanti di ruolo - Belotti è in tribuna, acciaccato e Zaza in panca, tristissimo - e davanti agitano le ali gonfiando invano le piume i fringuellini Verdi e Berenguer, bravini nello stretto ma perdenti nei contrasti con gli aitanti e sbrigativi Biraschi e Romero. Gli esterni di centrocampo del Toro dovrebbero creare gli spazi e la superiorità numerica necessarie a scardinare il blocco difensivo rossoblù. Né De Silvestri né Ansaldi, al netto dell'impegno, risultano in qualche modo decisivi. Il finale di tempo è del Genoa, niente di eccezionale, qualche volenteroso tentativo in attacco, come quello sprecato da Sturaro, senza che Sirigu venga mai disturbato. Il tempo si conclude con due palloni in campo, misericordioso tentativo di consentire alle due squadre di combinare qualcosa più del nulla creato fino ad allora. All'intervallo fischi a gogo, naturalmente. E giustamente.
 
Ripresa. Motta tenta una mossa, toglie Ghiglione e lo sostituisce con Ankersen. Mazzarri insiste con gli undici di partenza. Qualcosa si muove, Ansaldi scarica verso Radu un bel pallone ritagliato da De Silvestri ma la mira non è giusta. Le squadre sono più lunghe, gli spazi si allargano, la tonnara di centrocampo è sempre folta ma i tonni, pardon i giocatori si muovono con una certa destrezza e il risultato finalmente "balla". Una bella penetrazione da sinistra di Agudelo costringe Izzo al salvataggio su Pandev e al 10' il brillante ragazzino colombiano lanciato da Motta s'infila in area palla al piede e il suo destro mirato manda il pallone a scheggiare la traversa di Sirigu. Prima palla gol pulita del match. Ne arriva subito una seconda, ed è ancora il palo a salvare il Torino sul destro ravvicinato di Favilli sgusciato via Bremer. Il Genoa si è acceso all'improvviso come un cerino e il Torino sembra scivolare in letargo.

Il pressing è lasco, le ripartenze abortiscono, il match è passato nelle mani del Genoa. Primo giallo, tocca a Bremer. "Fuori le palle!" invocano gli ultras granata. Riduttivo. Il cuore, va bene. Ma servono piedi e idee, anzitutto. E il Toro lì è in difetto. Mazzarri, disperato, toglie Baselli e prova con Meitè, eppure c'è De Silvestri sofferente alla caviglia destra. L'ex doriano stringe i denti e resta in campo. Nulla cambia sul piano tattico, Meité si piazza nella medesima posizione di Baselli, nel cerchio di centrocampo. Altro cambio nel Genoa, fuori Favilli per Pinamonti. Il Grifone ha più "garra", e il solito guizzante Agudelo (23') scalda i guanti di Sirigu. Mazzarri non sa più a che santo votarsi e opera un cambio che lascia di stucco: toglie Ansaldi, il migliore dei suoi, e lo sostituisce con l'ennesimo ex rossoblù, Laxalt. Se nel Toro non c'è posto per Zaza neppure quando Belotti marca visita, beh allora qualcosa si è rotto per davvero.

Il Genoa ha chiesto un calcio di rigore per un presunto fallo in area su Pandev che Massa ha giustamente deciso di non punire. Ed è stato punito sanguinosamente nell'unica azione imbastita dal Torino, poco dopo la mezz'ora Bremer è svettato a centroarea andando ad inzuccare di precisione un pallone servito dalla bandierina del corner da Verdi. Sturaro, appena ammonito per un fallo su Verdi, non è riuscito ad impedire lo stacco del difensore granata. Toro inopinatamente in vantaggio eppure gli ultras invocano la cacciata di Mazzarri. Verdi redivivo calcia sotto la traversa trovando le mani di Radu. Motta tira via Sturaro e butta nel calderone il turco Gumus, ultima speranza di riacchiappare il risultato. Chiaro che il ribaltamento tattico del match - Genoa in forcing disperato - concede praterie al contropiede granata, peraltro pressoché inattivo, tanto più che Mazzarri (42') fa uscire Verdi e si copre con Edera.

La Nord rossoblù, sconsolata, reclama dai suoi l'utilizzo degli attributi maschili in tandem con l'invito ad andare a lavorare. In campo si segnalano alcune nefandezze, tipo l'inutile commesso a centrocampo da Edera su Biraschi che costa il giallo al granata e l'altrettanto inutile intervento di Agudelo su Lukic che condanna il colombiano all'ammonizione, espulso nel recupero per un altro fallo da giallo su Agudelo. L'assalto finale del Genoa è commovente quanto disperatamente infruttuoso. Il Toro incarta i tre punti e porta a casa. Ma per favore, niente champagne. Epiloghi del genere capitano una volta ogni morte di papa. E il Genoa? Sommerso dai fischi, dovrà meditare sulla vanità di certi proclami: cinque punti in sei gare non sono un viatico per la salvezza.

IL TABELLINO

Genoa-Torino 0-1 (primo tempo 0-0)


Marcatori: 32’ s.t. Bremer

Assist: 32’ s.t Verdi

Genoa (4-3-2-1): Radu; Ghiglione (1’ s.t. Ankersen), Romero, Biraschi, Pajac; Cassata, Schone, Sturaro (37’ s.t. Gumus); Pandev, Agudelo; Favilli (21’ s.t. Pinamonti). All. Motta. 

Torino (4-4-1-1): Sirigu; De Silvestri, Izzo, Nkoulou, Bremer; Verdi (43’ s.t Edera), Baselli (19’ s.t. Meité), Rincon, Ansaldi (24’ Laxalt); Lukic; Berenguer. All. Mazzarri.

Arbitro: Massa di Imperia 

Ammoniti: 13’ s.t. Baselli (T), 30’ s.t Sturaro (G), 44’ s.t. Edera (T)

Espulsi: 48’ s.t. Edera (T)