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Un pareggio è sempre un pareggio e in termini di punti non c’è alcuna differenza tra lo 0-0 di una settimana fa contro lo Spezia e il 2-2 di ieri contro Benevento. Anche in termini di classifica non è cambiato praticamente nulla, con il Torino che è ancora inghiottito nella zona retrocessione e ora ha anche una partita in meno per riuscire a uscirvi. Eppure tra lo 0-0 contro lo Spezia e il 2-2 contro il Benevento c’è un abisso a livello di emozioni e sensazioni: quella che in undici contro dieci per quasi tutta la partita ha rischiato di perdere più che di vincere contro la formazione ligure era una squadra destinata a retrocedere, quella vista ieri ha invece tutte le carte in regola per salvarsi. 

Ci voleva un allenatore come Nicola al Toro, un motivatore capace di scuotere la squadra, di trasmettere grinta e di compattarla. Da un punto di vista tattico era difficile aspettarsi una rivoluzione - d’altronde ha avuto solamente tre giorni per allenare questo gruppo - ma sotto il profilo motivazionale ha saputo imprimere tutta la sua carica e la sua voglia a giocatori che solamente pochi giorni fa passeggiavano per il campo. Quelle urla, quell’esultanza così fisica e gli schiaffetti dati a fine partita rendono bene l’idea di chi sia Nicola e quanto sia da Toro. Non bisogna però illudersi: per uscire dal fango la strada è ancora lunga e il raggiungimento della salvezza, per una squadra come il Toro, non può essere motivo di festa. 
Piccola nota a margine della partita contro il Benevento: sui social una parte dei tifosi granata si sono scagliati contro Glik, accusandolo di aver mancato di rispetto al Torino per quell’esultanza dopo il gol (gol annullato qualche minuto dopo con l’intervento del Var). Esultare dopo una rete non è mancanza di rispetto verso la propria ex squadra o verso i propri vecchi tifosi: quanto Glik tenga alla maglia granata lo ha sempre dimostrato. Chi ha insultato il difensore polacco forse non ricorda il fastidio provato per il gesto di scuse di Quagliarella dopo un gol al Napoli.