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Il Toro vince, ma non convince tutti. Eppure è a un passo dalla salvezza. Misteri del calcio e della piazza granata. Si poteva fare di più, d'accordo, ma si sarebbe potuto fare anche molto di meno e i tifosi per primi dovrebbero ricordarselo: una squadra che, a livello di 'nomi', era ben più blasonata di questa è retrocessa in Serie B nel 2009. In questo Toro c'è maggiore prospettiva futura e c'è un gioco, forse non esaltante, ma pur sempre un gioco. 

Chi ha la fortuna-sfortuna di aggirarsi su Internet e sui social network ieri ha potuto osservare - o prendere parte, addirittura - a discussioni inattese. Già, perché se tra andata e ritorno batti l'Atalanta due volte, segnandole sette reti e incassandone due, ipotechi la salvezza perché ti ritrovi a con dieci punti in più rispetto alla terz'ultima, beh, ti aspetti tutto fuorché delle polemiche. 

Saranno circoscritte, saranno isolate, chi lo sa. Il pensiero di una persona diventa il pensiero di cento e si scontra con la propria opposizione. Alla fine, a tutti dovrebbe bastare che il Toro vinca, ma non è così. Qualcuno vuole denigrare ad ogni costo le scelte di chi sta portando la formazione granata ad una salvezza tranquilla che, salvo altri meteoriti in arrivo, non dovrebbe sfuggire. 

Questo Toro, fortunatamente, ha saputo isolarsi quanto basta dall'ambiente esterno, così da poter tenere lontane futili polemiche sull'utilizzo di Barreto piuttosto che di Meggiorini, Jonathas o Diop al fianco di Bianchi. D'altronde dovrebbe importare solo che il Toro, mai più di oggi, potrà iniziare ad abbozzare un po' di programmazione per il futuro e per la prossima stagione: la salvezza è a portata di mano e chi sta ai posti di comando e non deve scendere in campo questi ragionamenti li può anche fare. 

I tifosi di questo dovrebbero esser felici, soddisfatti, sperando di concludere meglio di quanto si sperasse questa stagione e sognando - senza mezze misure - per la prossima. E invece no, si preferisce dividersi, criticando Bianchi anche quando gioca bene e attaccando Barreto alla prima occasione utile. D'accordo, c'è chi ha avuto la fortuna e il piacere di vedere il Toro vincere uno scudetto, ma questi purtroppo sono altri tempi: è cambiato il calcio e sono cambiati anche i presidenti. 

Al Toro di Ventura si chiedeva di ritrovare la dignità, con sudore e sacrificio: tornando in A e, probabilmente, rimanendoci, in due stagioni questa squadra ha mantenuto le promesse, senza dimenticare che il campionato non è ancora finito. Bisogna tenere alta la guardia per evitare stupidi crolli, ma guardiamo anche il bicchiere mezzo pieno: ci sono 13 giornate per sperare di cancellare la parola salvezza dalla lista degli obiettivi minimi.