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E' persino ovvio sottolineare come ci si aspettasse una vittoria contro la Sampdoria. Dopo aver visto un bel Toro a San Siro contro l'Inter era legittimo; però contro i nerazzurri si giocava senza troppi grilli per la testa, sapendo di non avere nulla da perdere. Contro i blucerchiati, invece, ci si giocava comunque quello che la classifica definisce come uno scontro salvezza. Un po' di timore, paradossalmente, era comprensibile. Tuttavia il Toro ha provato a fare la partita e in alcuni frangenti ci è anche riuscito. Il gioco granata è questo, anche se può non piacere: giro-palla, triangolazioni, ripartenze brevi negli spazi. 

E' chiaro che tutto ciò può riuscire se la squadra sta bene e se l'avversario non si chiude negli ultimi 25-30 metri, cosa che la Sampdoria ha puntualmente fatto. A quel punto però, Ventura non è riuscito a dare una sterzata al match: il Toro ha continuato in modo lineare la propria prestazione, senza mai sfiorare il gol in modo clamoroso, pur tenendo in mano la partita senza correre alcun rischio. Se si vuole vedere il bicchiere mezzo vuoto, allora c'è da preoccuparsi per la scarsa 'inventiva' vista in campo sabato: se il gioco e l'avversario non permettono certe giocate, allora il Toro si ferma. 

Non c'è nessuno in grado di inventarsi il gol risolutivo, non stavolta almeno. Tuttavia, se il bicchiere vogliamo vederlo mezzo pieno, allora c'è da godersi una difesa che contro la Sampdoria non ha concesso nulla e non ha mai rischiato davvero di prendere gol. E' una conferma di quanto già visto finora: il Toro, salvo qualche eccezione, dimostra solidità, in campo e fuori. Almeno, queste sono le impressioni. Contro l'Udinese la prova sarà durissima: i bianconeri sono reduci da un ko amaro contro il Milan e in casa vorranno tornare a far punti: per il Toro forse è un bene, anche se la rabbia dei friulani fa paura.