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Il Napoli allunga. Allunga sulla Juve e praticamente blinda il terzo posto grazie ad un gol di Fabian, complice un po’ Berisha, il quale, però, s’era esaltato appena prima deviando un rigore del capitano Insigne. Bene, successo meritato? Probabilmente sì, in virtù d’una migliore gestione della gara e d’un secondo tempo giocato con un pizzico d’autorevolezza in più rispetto ad un Toro un po’ traditore del suo stile, della sua passione, della sua solita aggressività. Comunque sia, non una gran partita, questo no. Ma era prevedibile, forse. Perché per il Toro e il Napoli il campionato è ormai finito. Chiuso. Non ha più nulla da chiedere o da dare. Per carità, pure per evitare involontarie e ingiuste offese, il minimo sindacale dell’impegno c’è da tutte due le parti, ma senza esagerare. Detta in altro modo: il Toro non è quello aggressivo, tosto, asfissiante, spiritato di tant’altre volte e il Napoli – più concreto che bello -  va più per la comodità della manovra che per la velocità. Insomma, ritmo di fine stagione,  rischi rari e ancor meno sono le emozioni. Chissà, forse nel Torino si sente la mancanza di Lukic (squalificato) e magari pure quella di Sanabria (acciaccato), però è vero pure che ritrova Belotti davanti e Bremer dietro. Ritorni “pesanti”, che, però non aggiungono chissà quanto pepe a questa squadra capace di mettere felicemente assieme undici punti in cinque partite prima del match con i giovanotti di Spalletti. Già, i giovanotti di Lucianone. Una bella comitiva che arriva a Torino con la zona Champions già messa al sicuro e per giunta senza manco avvertire i respiro della Juve messa sotto dal Genoa alla vigilia di quest’appuntamento.

Insomma, è come se il momento, la classifica e la sazietà già soddisfatta suggerissero al Toro e al Napoli di evitare di dannarsi. Raccomandazione ovviamente accolta immediatamente. Soprattutto dal Napoli. Quei tre alle spalle di Osimhen, ad esempio, oltre ad avere passo da passeggio, quasi mai assistono Osimhen quando questi va a caccia di profondità. Troppo staccati loro e quasi sempre troppo solo il centravanti, insomma. Al punto che ci si chiede – e con insistenza – a che cosa serva quel trio di attaccanti-trequartisti e se invece non avesse più senso una seconda punta accanto al nigeriano. Così come, sempre nel Napoli, non si capisce proprio perché Koulibaly dia tanto spazio a Belotti in area di rigore. Lui, sì, rischiando molto – e facendo rischiare molto la propria squadra -  già subito in avvio, quando (8’) su cross da sinistra il “Gallo” guardato da lontano da Koulibaly, di testa costringe subito Ospina ad una superparata.

Fuoco di paglia, però. Perché poi il Toro frena. E lascia tranquillità al palleggio azzurro che tre o quattro volte costruisce e tira, ma quasi sempre senza mira. Pur subendo, insomma, Berisha non ha mai problemi cosicché a fine primo tempo non può esserci risultato diverso dallo zero a zero. Cambia qualcosa, però, quando si ricomincia. Il Napoli porta in campo un po’ di voglia in più. Ma il Toro non reagisce e dopo un quarto d’ora (60’) deve ringraziare Berisha se non va pure sotto: Izzo, infatti, mette giù Mertens invitato da Osimhen al gol, ma Insigne sbaglia ancora dal dischetto. Oppure è bravo il portiere a parare con le mani aperte, chi può dirlo.

Pericolo scampato, insomma, ma non serve la lezione. Il Toro non reagisce. Sembra bloccato. Incapace d’attaccare, ma anche di difendere a dovere e, infatti, dopo un altro gol mancato da Insigne (64’, salvataggio di Izzo all’ultimo momento), Juric prova a dare una scossa alla sua squadra: fuori Ricci, Vojvoda e Mandragora e dentro Ansaldi, Linetty e Pobega per un centrocampo quanto meno più fresco di quello che deluso e deludente lascia il campo. E qualcosa accade. Un diagonale di Belotti, infatti, va fuori di poco. Tutto qui, però. Ma quanto basta per convincere Spalletti a qualche contromossa. E, quindi: fuori Lozano e Mertens e dentro Politano e Zielinski. Napoli più guardingo? No, forse soltanto con un poco d’equilibrio in più. E, infatti, il nuovo disegno offre più spazio a Fabian che ne approfitta. Favorito da un buon movimento di Osimhen, lo spagnolo (73’) parte palla al piede, entra in area e col sinistro beffa il portiere del Torino. Di qui in avanti poca roba. Pure perché Spalletti blinda la sua squadra tirando via dal campo pure Insigne e Fabian per Elmas e Zielinski. E così tutto comincia e finisce: in mezzo al campo.

IL TABELLINO

Torino-Napoli 0-1 (primo tempo 0-0)

Marcatori: 28’ s.t. Ruiz (N)

Torino (3-4-2-1): Berisha; Izzo (25’ s.t. Djidji), Bremer, Rodriguez; Singo, Ricci (21’ s.t. Linetty), Mandragora (20’ s.t. Pobega), Vojvoda (20’ s.t. Ansaldi); Praet, Brekalo (36’ s.t. Pellegri); Belotti. All.: Juric.
 
Napoli (4-2-3-1): Ospina; Di Lorenzo, Rrahamani, Koulibaly, Mario Rui; Ruiz (32’ s.t. Lobotka), Anguissa; Lozano (23’ s.t. Lozano), Mertens (23’ s.t. Zielinski), Insigne (32’ s.t. Elmas); Osimhen (47’ s.t. Petagna). All.: Spalletti.

Arbitro: Prontera di Bologna

Ammoniti 8’ s.t. Metens (N), 10’ s.t. Vojvoda (T), 11’ s.t. Lozano (N), 34’ s.t. Singo (T), 50’ s.t. Elmas (N)

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