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E così siamo arrivati a 90 minuti dalla fine di questa estenuante stagione. Nessun cambio in vetta, la situazione rimane cristallizzata con la sola differenza che ora al Milan, per diventare campione d’Italia, basterà ottenere anche solo un punto a Reggio Emilia domenica prossima.

L’Inter, dopo il passo enormemente falso di Bologna, ha tenuto alta l’asticella. La squadra di Inzaghi ha sempre vinto ma purtroppo non è bastato dato che il Milan non ha mai sbagliato vincendo tutte le partite disputate. Tutto rimandato al 22 maggio. Dopo la vittoria dei rossoneri il pericolo poteva essere quello di vedere un’Inter dimessa con le speranze di poter trionfare ormai perse. Invece i campioni in carica hanno dimostrato di poter guardare la loro stagione a testa alta, hanno onorato il campo e hanno mostrato fieri il loro orgoglio rimandando la festa del Milan e dandosi comunque un’obbligatoria ultima possibilità.

Il sogno della seconda stella è ormai praticamente sfumato, solo un miracolo potrebbe regalare ai tifosi un sogno che sarebbe forse il più bello da realizzare. Ma in casi come questo la grande squadra si vede da come reagisce anche davanti alla sconfitta. Il pregio di questa Inter è quello di volersi bene, di non voler lasciare niente di incompiuto e, pur sapendo di aver sbagliato qualcosa durante la stagione, di provare a fare sempre il massimo lasciando sul campo di battaglia tutta l’anima presente in corpo.

Lo spirito di questa squadra mi piace molto. In passato mi è capitato di vedere l’Inter accontentarsi, arrendersi oppure pensare di avere già vinto quando invece la vittoria era ancora lontana, ho visto volte in cui per tre mesi in testa alla classifica ci si è cullati fino a rischiare il quarto posto finale. Oggi no, vedo un gruppo unito che lotta insieme per raggiungere la vittoria e non solo, vedo una coesione che va al di là del trofeo ma che sposa la voglia di sentirsi comunque vincenti.
Anche se nel calcio la memoria è assente io ricordo bene quali giudizi frettolosi si sono dati ai nerazzurri a inizio anno. La maggior parte della critica dava l’Inter “smantellata” per spacciata e, orfana del suo comandante Conte, anche a rischio quinto-sesto posto. Inzaghi ha portato la squadra a lottare per lo scudetto fino all’ultima giornata, ha vinto due finali contro la Juventus (in Coppa Italia ha eliminato anche Roma e Milan) e ha fatto soffrire il Liverpool, ora finalista, negli ottavi di Champions qui sconosciuti da ormai 11 anni.

Le “vedove” di Conte (a cui riservo molta stima e gratitudine) troveranno il modo di attaccare l’allenatore attuale ma si ricordino bene da dove questa squadra è partita. Si ripartiva da uno scudetto frutto del lavoro di Conte degli ultimi due anni, ma si è anche anche cambiato tutto, vendendo i prezzi pregiati senza spendere troppo sul mercato per sostituirli. Io ragiono con la mia testa e non posso cambiare le opinioni altrui ma sono molto contento della mia Inter e di quello che in questa stagione ha fatto e raggiunto.

Ovvio che rinunciare alla seconda stella e vedere il Milan esultare non può far piacere ma, dopo aver “rosicato”, si deve andare oltre nell’analisi e capire cosa di buono ha fatto questo gruppo anche in vista della prossima stagione.

Sono d’accordo però con chi pensa che adesso questa squadra vada rafforzata intervenendo sul mercato, cedere i big come fatto l’anno scorso questa volta potrebbe essere letale. Zhang ora dovrà rinunciare ad incassare e aprire almeno un pochino il suo infeltrito portafoglio, credo che questo sforzo l’allenatore se lo sia meritato sul campo.