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''Squalificate il campo dell’Inter''. Dall'Inghilterra quello che arriva non sembra un invito, né una semplice protesta, ma un'indicazione chiara all'Uefa: sanzionate l'Inter per gli ululati razzisti dei suoi tifosi. Lo ha detto l'allenatore del Tottenham André Villas Boas, lo scrivono un po' tutti i giornali del Regno Unito il giorno dopo Inter-Tottenham, la partita dell'impresa sfiorata dai nerazzurri: 4-1 ai supplementari e ai quarti di Europa League passano gli inglesi, grazie al golletto segnato dal togolese Adebayor. E proprio lui è stato il bersaglio di qualche poco edificante ululato, di quelli che ormai nell'Europa civile si sentono solo nei vergognosi e maleducati stadi italiani: si sono ascoltati distintamente almeno tre volte durante la partita, all'indirizzo di Adebayor ma anche di Naughton e Dembelé, mentre pare che nella curva interista si sia notata qualche banana gonfiabile. 

Ululati e banane gonfiabili sono talmente diffusi, in Italia, che ormai vengono derubricati al rango di normali intemperanze, e al massimo portano qualche multa ai club: all'Inter, dopo l’ultimo derby, per i cori contro Balotelli e Muntari sono stati affibbiati 50000 euro, e un'altra multa era arrivata per insulti a Balotelli durante Inter-Chievo del 10 febbraio. Ma dopo Inter-Tottenham è esplosa l'indignazione di André Villas Boas, tra l'altro un ex interista perché fu assistente di José Mourinho: ''L’Uefa dovrà occuparsi di questa vicenda. E' stato facilissimo ascoltare quei cori e sono sicuro che interverrà''. Poi, dimostrando ampia conoscenza dei fatti di casa nostra, Villa Boas ha aggiunto: ''L'Inter è ora in una situazione difficile perché ha dei precedenti al riguardo. Certe cose non dovrebbero mai accadere''. Dalle parole del tecnico del Tottenham hanno preso spunto i quotidiani britannici per scatenarsi con titoli del tipo ''Adebayor zittisce i razzisti dell'Inter'' e via su questi toni, il che contribuirà senz'altro a peggiorare la posizione del club nerazzurro.
 
Del resto in questa vicenda si scontrano due realtà sempre più diverse: quella italiana, in cui i razzismi da stadio vengono puniti con un buffetto, e quella inglese, in cui il problema invece è estremamente sentito. A parte il fatto che nessun ultrà inglese si sognerebbe di ululare contro gli avversari di colore, perché verrebbe immediatamente espulso da tutti gli stadi del regno e il suo club prenderebbe una squalifica pesantissima, negli ultimi anni la scure della giustizia sportiva è calata soprattutto sui giocatori che si sono resi protagonisti di episodi di razzismo nei confronti di colleghi: Luis Suarez fu squalificato per otto giornate (e 40000 sterline di multa) per un'offesa in campo a Patrice Evra, mentre John Terry per un insulto ad Anton Ferdinand perse la fascia di capitano della nazionale e fu trascinato in tribunale. 

Insomma, in Inghilterra si fa sul serio. In Italia invece i club se la cavano con multe spesso inconsistenti, e l'ultimo esempio sono i 4000 euro di ammenda alla Juventus, peraltro già diffidata, per offese razziste ai napoletani e a Balotelli. Invece in Europa le intemperanze di questo tipo vengono sanzionate eccome, e ne sa qualcosa la Lazio i cui tifosi si sono resi protagonisti di cori razzisti in Tottenham-Lazio (multa di 40000 euro) e di altre prodezze (saluti romani in curva) durante Lazio-Borussia Moenchengladbach che hanno provocato la squalifica del campo per due turni, con gare da giocare a porte chiuse. 

All'Uefa sono molto sensibili sull'argomento e l'Italia è considerata una nazione molto maleducata (e purtroppo bisogna dire che non hanno torto): ergo, l'Inter rischia grosso, soprattutto se la campagna di stampa dei giornali inglesi dovesse proseguire.