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Una settimana fa ho avuto modo di parlare a lungo con Conte. Eravamo in tre del Corriere della Sera, due alla Pinetina e il sottoscritto al telefono. Non parlerò dell’intervista perché è uscita già domenica scorsa, ma dell’impressione diversa che mi ha fatto Conte. Un uomo sicuro di sé, una tranquillità ragionata, spiegata, non solo istintiva. Non rinnega i suoi dopo partita, la sua versione sempre un po’ al limite, spesso litigiosa. Fa però capire che dietro c’è molto di più. Non è corretto prendere un  momento di stress per giudicare una persona. Devo dire che quella ventina di volte che mi era capitato di incontrarmi con lui nella vita o per mestiere, avevo avuto la sensazione di questa diversa profondità che non quadrava con l’estremismo da panchina. Ho trovato adesso la conferma  che Conte è un tecnico poco calciatore, direi un tecnico che va molto oltre le impressioni e la gestione del campo. Uno che ama fare molto e che si giudica ogni volta. Mi viene un termine atipico per il calcio: mi è sembra un allenatore colto, come forse prima in forma diversa avrei detto solo di Bearzot, Liedholm e Lippi.  

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