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La diversità del campionato e la sua evidente natura offensiva si vede sul campo ed è confermata dai numeri. Su 130 partite ci sono stati solo 28 pareggi, circa il 21% del totale. Una cifra molto bassa, quasi senza precedenti in 100 anni di calcio. E di questi 28 pareggi appena 3 sono stati 0-0, vale a dire il 2,2%. Nelle altre 100 partite c'è stato un vincitore e uno sconfitto. Questo non è più calcio all'italiana, da anni segniamo regolarmente più di 1000 gol, oggi siamo quelli che fanno più gol in Europa. 

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Cos'è cambiato? Molte cose, prima di tutto la regola dei tre punti a vittoria. I gol sono iniziati a crescere, non per la democrazia dei risultati, in 27 anni hanno vinto solo Juve, Inter e Milan (a parte una volta Lazio e Roma). Oggi non vincere significa perdere comunque. Seconda cosa, l'evidenza televisiva. Oggi essere visti sempre comporta responsabilità ai giocatori, oggi vincere non basta più. Sono poi cambiati i difensori, il loro ruolo. Hanno molto più spazio da coprire e devono saper fare tante cose, non solo difendere. Devono ripartire, impostare il gioco. I loro limiti portano i gol, segnare infatti significa anche subire. Ma è comunque vero che ci stiamo divertendo di più.