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Vidal: 'Juve nuovo Bayern, Llorente come Ibra'

Vidal: 'Juve nuovo Bayern, Llorente come Ibra'

«L’ho visto giocare: è potente, ma tecnico. Assomiglia a Zlatan. Pogba è impressionante: mai visto nessuno così forte a 20 anni. Conte sa tutto del calcio. Quando prepara le partite ci spiega sempre ogni minimo dettaglio: mai lavorato con un allenatore tanto bravo. Sono felice alla Juve. Io e la mia famiglia stiamo bene a Torino. Quando ho firmato due anni fa sapevo che avrei vinto. Lo scudetto è il regalo che dovevo ai tifosi».
Vidal: «Llorente come Ibra».

Quando si riavvolge il nastro, la vita diventa una veloce sequenza fotografica, una fila di immagini fissate nella mente che scorrono rapide, clic che hanno catturato emozioni e le restituiscono in un flash. Per questo ci presentiamo da Arturo Vidal con un pacco di fotografie: i tifosi lo hanno eletto migliore giocatore della stagione e gli hanno dedicato l’ovazione più assordante durante la cerimonia di premiazione di sabato sera, forse è proprio il momento di riavvolgere il nastro e godersi lo spettacolo senza che l’adrenalina confonda le idee e sfuochi gli scatti.

Buongiorno Vidal, ha voglia di sfogliare l’album della stagione? L’ordine è sparso, guardi questa (foto 1) : veste occhiali hollywoodiani e brandisce lo scudetto numero 31. Cosa si pensa in questi momenti?
«Folle, eh? (ride e si guarda la fotografia per una manciata di secondi) In questi momenti viene in mente la fatica, il tanto lavoro, i tanti allenamenti... C’è tanta allegria, ma tornano in mente il lungo cammino, le fasi difficili della stagione. Il sentimento che emerge è: è stata dura, ma alla fine ce l’abbiamo fatta».

Quali sono stati i momenti difficili?
«Non molti effettivamente. Il primo che mi viene in mente è stato il pareggio in casa contro il Genoa. Avevamo perso due punti e il Napoli si avvicinava. Non che temessimo il Napoli, ma non vincere quella partita ci aveva fatto arrabbiare parecchio».

Altra immagine (foto 7) : qua sembra che si stia portando lo scudetto a casa.
«Sì, è vero! Ma in realtà lo sto portando ai tifosi. È un momento in cui vorrei dire loro: è vostro! Questo scudetto è veramente vostro, grazie a tutti voi, portatelo a casa vostra».

In questa stagione ha consacrato il suo rapporto con i tifosi.
«Loro riconoscono la mia generosità. Hanno capito cosa voglio fare in campo e che, quando vesto la maglia della Juventus, ci metto sempre il cuore».

Però ora sono preoccupati del fatto che lei se ne possa andare. Li rassicuriamo?
«Io sono felice qua. Sono contento. Non penso ad altro. Poi nel calcio non si può mai sapere, ma io qui sto bene».

Dicono che, più di Conte e Marotta, è sua moglie che può trattenerla a Torino.
«Vero (ride) . Lei e mio figlio Alonso: qui abbiamo trovato tutto per vivere felici, non sentiamo la nostalgia del Cile. Molto meglio qui che in Germania».

Ha definito la rete al Torino «la più importante» da quando è alla Juventus. A caldo si esagera: conferma il pensiero a freddo?
«Confermo. Era una partita difficile, un derby e valeva tanto anche per la corsa scudetto. E poi c’erano in tribuna mia mamma, mia moglie e tanti amici venuti dal Cile. Mia mamma non mi ha visto tante volte fare gol, sta sempre in Cile: è molto impegnata con la mia sorellina, la più piccola della famiglia. Siamo in quattro e la pequeña ha cinque anni».

Sfogliando l’album (foto 2) , troviamo proprio l’esultanza nel derby di ritorno. In quei secondi cosa le saltava in mente?
«Impossibile descriverlo. È un’esplosione di adrenalina che cancella qualsiasi pensiero: ci sono solo eccitazione e felicità. È come una bomba che ti esplode qui, tra il cuore e lo stomaco. Vuoi correre e abbracciare tutti».

Qui effettivamente abbiamo un abbraccio volante a Conte (foto 3) . Si ricordava questo gesto?
«Sì, sì! Me lo ricordavo. È una bella immagine: lui sa come caricarci ed è sempre il più carico di tutti noi».

Com’è il suo rapporto con lui?
«Ottimo. Siamo arrivati insieme alla Juventus e mi sono reso conto subito di quanto è bravo. È una persona eccezionale e un allenatore fuori dal comune. Mi ha impressionato il suo modo di lavorare: sa tutto».

In che senso, «sa tutto»?
«Conte sa tutto del calcio. Cioè, sa tutto di noi, di come ci siamo allenati, degli avversari, di come si devono affrontare, di cosa faranno, di cosa dobbiamo fare noi, i movimenti, le situazioni... Ha sempre tutto chiaro in testa. Non ho mai conosciuto nessuno con una testa così».

Com’è stato il periodo con Carrera in panchina (foto 10) ?
«Era difficile perché non c’era Conte, ma Carrera è stato bravissimo. È un leone anche lui e sa perfettamente come gestire le situazioni difficili. Con lui ho un meraviglioso rapporto: stiamo spesso insieme, gli piace come gioco e siamo molto uniti, mi dice sempre come devo giocare la partita. Mi dà i consigli giusti».

Questa foto (4) è bellissima: sembra una touche rugbistica. A proposito, che tipo è Pogba?
«Grande giocatore, bravo ragazzo. Sempre allegro. È bellissimo giocare con lui».

Ha mai visto qualcuno così forte a vent’anni?
«No, credo che abbia un talento unico per l’età che ha. Perché è già completo: potente, veloce, bravo con la palla, sa attaccare e difendere, ha un gran tiro. Ha tutto e soprattutto ha ancora enormi margini di crescita: può diventare un numero 1 assoluto».

Altra pagina dell’album (foto 6) . Cielo grigio, sguardo torvo: è l’allenamento alla vigilia di Juventus-Bayern, cosa sta pensando?
«Sto trattenendo la rabbia per non poter giocare il giorno dopo. È una di quelle partite che uno sogna e io la dovevo saltare per uno stupidissimo cartellino giallo. È stata una vigilia di vera sofferenza per me, sentivo l’adrenalina della gara, ma sapevo di non poterla sfogare in campo: terribile».

In quei momenti pensavate di poter ribaltare il risultato dell’andata?
«Certo. L’abbiamo sempre creduto, fino alla fine. Poi, dopo il novantesimo abbiamo ripensato alle due partite e ci siamo convinti che loro erano più forti. Molto più forti».

Sì, il Bayern è indubbiamente più forte, ma lei non crede che qualche dettaglio più fortunato avrebbe potuto cambiare quel quarto di finale?
«Non lo so, è sempre difficile ragionare con i “se”. Però è indubbio che prendere un gol dopo 20 secondi ha cambiato la storia di tutte e due le partite. Forse senza quell’azione sfortunata... Ma non sono discorsi che mi piacciono».

A proposito, questa è un’immagine (foto 5) della sfida all’Allianz Arena: riconosce quello assieme a lei?
«Ah, ah! Ribery! Un grande...».

Beh, non credo che sia esattamente quello che gli ha detto quella sera.
(ride) «Ma no, con lui è sempre stato così, anche quando giocavo al Leverkusen c’erano sempre bei duelli. Lui è un guerriero come me, ma ha anche dei piedi pazzeschi: è uno dei più forti del mondo».

Ma in che lingua litigavate?
«In tedesco. Poi è arrivato Lichtsteiner e mi dava una mano con il francese! (ride)».

Quant’è profonda la differenza fra voi e le due finaliste tedesche di Champions League?
«Con il Dortmund non so se c’è tutta questa differenza, forse potremmo giocarcela. Con il Bayern c’è una differenza grande, ma perché è da diversi anni che i bavaresi portano avanti un progetto e negli ultimi quattro hanno raggiunto tre finali di Champions».

Quando è iniziato il progetto del Bayern, lei era in Germania: crede che la Juve di oggi sia come il Bayern quattro o cinque anni fa?
«Io credo che la Juventus possa fare lo stesso percorso. Anzi, credo che la Juventus di adesso è più forte del Bayern di qualche anno fa. Possiamo diventare come loro e partiamo un po’ più avanti».

Non è strano essere capocannoniere della squadra, lei che è centrocampista?
«Sì, è effettivamente un po’ strano, ma è il nostro tipo di gioco che porta a questo. Non è colpa degli attaccanti: loro vengono giudicati male, ma se io segno, se Marchisio segna è perché Matri, Quagliarella e gli altri si sacrificano per noi».

Llorente è il primo acquisto della Juventus: lo conosce?
«Sì, l’ho visto giocare. Ottimo attaccante: forte fisicamente e bravo con i piedi».

A chi assomiglia dei centravanti attualmente in Italia?
«A nessuno in Italia... Direi che è uno che gioca come Ibrahimovic. Potente, ma sa giocare la palla».

E il suo connazionale Sanchez?
«E’ forte e sa tutto della Juventus: non ha bisogno di chiedermi niente».

A proposito di cileni: Isla ha un po’ deluso.
«Aspetta, aspetta! Quello che avete visto non è il vero Isla: l’infortunio dell’anno scorso lo ha molto condizionato. Ma vedrete che l’anno prossimo sarà tutta un’altra storia».

I tifosi sabato scorso l’hanno eletta “il miglio giocatore della stagione”. Forse prevedeva qualcosa di simile quando vi siete travestiti per il video dell’Harlem Shake. In questa immagine (foto 9) ha una meravigliosa corona.
«E’ stata una parentesi di follia che ci siamo concessi. E’ stato divertente e i tifosi hanno gradito. Alla Juventus c’è anche spazio per fare un po’ i matti, però mai in allenamento. La legge di Conte è chiara: in campo non si scherza mai, fuori si può anche ridere. Siamo un gruppo unito e ci piace l’allegria».

Chi sono i più pazzi dello spogliatoio?
«Il più pazzo è Simone (Pepe), poi ci siamo io e Matri. Ma di matti ce ne sono tanti, anche quelli insospettabili».

Qui (foto 8) ride poco. Come atleta che rapporto ha con il dolore?
«Non mi fa paura».

L’abbiamo visto a Stamford Bridge, con una caviglia malconcia dopo una brutta botta è rimasto in campo e ha segnato il gol del pareggio contro il Chelsea. Una mezza follia...
«No! Era la Champions, era una partita importante, non potevo mollare, ma soprattutto non volevo mollare. Ho imparato a gestire il dolore con la forza di volontà. So che può essere pericoloso, ma non sono uno che molla facilmente: i dottori lo sanno (ride)».

Altro scatto (foto 11) : il fotografo l’ha colta in aria: è una delle tante immagini in cui sembra volare. Le piacciono le acrobazie?
«Ne vedo tante anche io. E mi chiedo: ma come diavolo ho fatto a saltare in quel modo? In partita non mi rendo conto di tutto, poi rivedo le foto e le immagini mi diverto un mondo. Ci sono dei momenti in cui non pensi a quello che fai, ti lasci guidare dall’istinto».

Prima delle partite, invece, la vediamo sempre con i cuffioni in testa: che musica passa radio Vidal?
«Reggaetón o musica cilena, playlist che mi preparo prima. Ma sono sempre molto concentrato quando entro in uno stadio».

Che pensieri si incrociano nella sua testa?
«Ripenso a tutto quello che devo fare».

Nel luglio del 2011 veniva presentato a Torino: credeva, due anni dopo, di ritrovarsi con due scudetti e una Supercoppa?
«Sì, ci credevo. E dico davvero. Ho scelto la Juventus perché sapevo di poter vincere tutto».

Cos’è la cosa più strana che le è capitata in questi due anni torinesi?
«I tifosi delle squadre avversarie che mi fermano e non mi insultano, ma mi dicono: vieni a giocare da noi!».

E lei cosa risponde?
«Che non lo so (ride) , ma poi dico che sono troppo felice alla Juventus».

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