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Violamania:| Mihajlovic ha due strade

Violamania:| Mihajlovic ha due strade

L'errore più grosso che il tecnico della Fiorentina Sinisa Mihajlovic, all'indomani della sconfitta casalinga di domenica scorsa contro la Lazio, può aver commesso è quello di aver detto ai suoi giocatori che se anche una sola delle azioni da gol create nella ripresa fosse stata sfruttata, probabilmente i viola avrebbe vinto la partita. Ciò che ha contributo al fallimento tecnico dei gigliati nella passata stagione è stato proprio l'attaccarsi ad una serie di alibi, dagli infortuni ai vari fattori esterni sfavorevoli, per giustificare uno dei campionati più mediocri della storia della Fiorentina. La squadra deve uscire dall'isola dei 'se', cui da domenica si sono aggiunti i 'se in campo ci fosse stato Gilardino', 'se si fosse iniziata la partita con due punte', 'se Cerci o Santiago Silva avessero sfruttato una delle tante occasioni create nella ripresa', 'se avesse giocato Cassani e non De Silvestri', ed iniziare a fare calcio. In un campionato in cui continua a regnare una mediocrità di fondo, squadre come Udinese, Cagliari e Palermo, almeno per il momento, grazie al gioco stanno facendo molto meglio di formazioni che hanno un monte ingaggi molto superiore e molti più campioni in rosa.

Mihajlovic un gioco alla sua squadra non l'ha mai dato. Dopo la partita di Napoli il tecnico è stato insignito quasi ufficialmente della panchina d'oro 2012 per un pareggio caratterizzato - forse per la prima volta in un anno e mezzo - da un'ora di calcio decente, ma i gol non erano arrivati e tantomeno la vittoria. Quest'anno la società, per bocca del suo azionista di maggioranza Diego Della Valle, ha detto che vuole tornare a vincere. Il direttore sportivo (cui si può rimproverare qualcosa, soprattutto in quanto ad incontinenza verbale ed autocelebrazione, ma che ha comunque azzeccato molte mosse a medio-lungo termine, leggi Boruc, Behrami e Cerci, ed anche Lazzari e Cassani non dovrebbero deludere) ha allestito una rosa larga e variegata. Il tifo non ha mai sconfinato in contestazioni ma anzi, quando sono arrivati accenni di risultati positivi, è tornato piano piano a riempire il 'Franchi'. L'incognita dunque resta Sinisa Mihajlovic, che l'anno scorso ha fallito in termini di risultati, di crescita dei giovani e nel rapporto con la città.

Appurato il fatto che, grazie al sostegno di uno come Vincenzo Guerini, Mihajlovic ha smesso di fare promesse inutili circa l'obiettivo stagionale da raggiungere (gode peraltro di una stampa mai così accondiscendente verso un allenatore che francamente non ha mai fatto vedere sul campo qualcosa che meriti tanta benevolenza), il tecnico ora ha due strade per non essere il secondo allenatore, sui 17 scelti da quando Pantaleo Corvino fa il direttore sportivo - fin dai tempi di Casarano -, ad essere esonerato. La prima è iniziare ad allenare sul serio la sua squadra, fare scelte ponderate ad inizio partita, ma anche a match in corso - domenica scorsa Edy Reja da questo punto di vista gli ha dato una vera lezione -, e far vedere che non è solo un ex calciatore dal passato prestigioso o un amico di Roberto Mancini, ma un tecnico degno di allenare una squadra importante come la Fiorentina. La seconda strada, usata da tecnici che puntano tutto sul carisma, è quella di cercare un qualsivoglia nemico esterno (come quando recentemente lo spogliatoio prima del match contro il Parma si è compattato contro il presidente 'in pectore', reo di aver straparlato su Riccardo Montolivo) e creare un blocco unico, capace di superare ogni difficoltà, con carattere e voglia di lottare. Due strade, non ne esistono altre. Questa Fiorentina e tutta Firenze vogliono tornare ad essere vincenti e non hanno più tempo di perdonare a Sinisa Mihajlovic i suoi errori 'di indirizzo'.

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