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Sono passati tre giorni dall'annuncio di Rocco Commisso: Vlahovic non rinnova. C'era da aspettarselo? Sì, tutto sommato sì, ma non così presto, e soprattutto non per bocca del presidente. Che già aveva effettuato una mossa molto decisa invocando una risposta da parte del procuratore e dichiarando l'eccezionalità dell'offerta viola. La mossa successiva, in teoria, sarebbe spettata al lato giocatore, l'agente o magari Vlahovic stesso, in modo tale da mettere un punto alla faccenda, e, anche ammettendo di voler lasciare Firenze, farlo di persona, con chiarezza nei confronti di chi il 19 luglio era stato illuso da quelle quattro parole pronunciate forse per cavarsi d'impaccio: "Quando mi offrono, firmo". E già che ci siamo, con un rinnovo che permetta alla Fiorentina di monetizzare, come fatto con Savic, Alonso e Cuadrado. 

BUGIARDO BUGIARDO - Il titolo di un film risalente a tre anni prima della nascita di Vlahovic si può applicare alla sua uscita estiva. La Fiorentina di offerte ne ha fatte, e non poche, ma il valore del giocatore saliva di pari passo coi gol, e quindi quando i giochi si sono fermati serviva uno sforzo economico enorme. Che Commisso ha sostenuto una volta, rifiutando le avances dall'estero, e che avrebbe ripetuto volentieri. "Stiamo parlando", aveva detto giusto qualche settimana fa. In realtà, col senno di poi, possiamo dire che stava (il suo agente per lui) solo rispondendo con cifre sempre più alte ad ogni offerta. A questo punto, come diceva un noto tifoso viola, medaglina e via. 
MA CE N'ERA PROPRIO BISOGNO? - La domanda da fare, prima di provare a concentrarsi sul campionato che riparte fra poco più di una settimana, è questa. Da una parte e dall'altra. C'era bisogno di puntare il dito contro l'atteggiamento (sbagliato nei modi, legittimo per quel che riguarda gli obiettivi) di Vlahovic e di chi ne cura gli interessi a tre mesi dalla prima finestra utile per agire sul mercato? E allo stesso tempo, non sarebbe stato meglio per Vlahovic essere chiaro con la sua società su quali fossero le sue intenzioni? Ora la piazza è inferocita con quello che fino a pochi giorni fa era un idolo, e scommettiamo: Vlahovic preferirebbe giocare ogni domenica contro Koulibaly piuttosto che essere fischiato stile Donnarumma da chi si sente (non a torto) tradito nel profondo.