Una sterile polemica. Che ha diviso, dando quel pizzico di sale in più al Pjaca-day. Ne hanno parlato i diretti interessati, ne hanno discusso i tifosi. La numero dieci al croato, però, è un atto scontato. Naturalmente, dal nostro ragionamento è necessario togliere Federico Chiesa, il primo a poterla indossare. Ma siccome la società lo sta tutelando - anche per evitare un Bernardeschi-bis - e la mossa può essere condivisibile, il nuovo arrivato diventa subito il degno erede di Eysseric. Sì, di Eysseric.

Intanto, è doveroso precisare un fattore: il messaggio. Pjaca arriva a Firenze con una formula precaria, talmente precaria che l'alone del controriscatto rimarrà anche quando avrà dei cali di prestazione. Talmente precaria che, fin da ora, più o meno tutti sono consapevoli che, al termine della stagione, la delusione sarà tanta, almeno in questa direzione. Provate a immaginare se, al croato, fosse stato assegnato un altro numero, magari il 'suo' 20. Avrebbe aumentato ancor più i dubbi e le dicerie su un affare che odora di compromesso. Quindi, dare la dieci a Pjaca significa donare un'identità al suo trasferimento, provare a diffondere un verbo: "Non è qui di passaggio", quantomeno sulla carta.

Dopo la premessa, subentra il discorso tecnico. Il giocatore più talentuoso della rosa, forse il più conosciuto senza avere un papà d'arte - è vice-campione del Mondo - e rappresenta l'innesto che funge da copertina a questo mercato della Fiorentina. Dunque, se non la indossa lui, chi altro deve farlo?
E, legandoci a questo discorso, dobbiamo sempre ricordare che il passato dona buoni spunti e insegnamenti. L'indignazione odierna stride se si pensa a quando quel dieci veleggiava sulle spalle di Ruben Olivera, il 'Tanque' Silva, roba che fece tutti contenti quando la scelse Aquilani, l'unico degno erede del post-Mutu. Siate felici che, oltre ogni significato, adesso questa sia di proprietà di Pjaca. Sempre retoricamente, perché si parla di numeri e, in fondo all'anno, questa decisione sarà tra le meno influenti che abbiate mai visto.

Quindi azzeriamo subito la polemica e godiamoci la squadra che sta nascendo. O forse sarà che chi vi scrive, ormai, preferisce il cinismo al romanticismo, dettato dalle dinamiche del mondo moderno.