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E’ stato un periodo di silenzio, quello post lockdown, per la dirigenza nerazzurra che ha preferito far parlare i risultati sul campo in un momento delicato per molteplici motivi. Marotta, infatti, si è limitato a svolgere i suoi obblighi contrattuali nei pre-partita senza sbilanciarsi su nessun tema: qualche sorriso, qualche ammiccamento e qualche smorfia infastidita nel rispondere alle scomode domande sugli sfoghi di Conte. Il campo ha parlato, con un secondo posto che non arrivava dal 2011 e con una finale Europea che mancava da 10 anni esatti. E’ vero, purtroppo la squadra ha finito il nono anno di fila senza vincere trofei, ma il miglioramento è netto ed evidente rispetto alle ultime stagioni, dove il massimo traguardo è stata la sofferenza animalesca per due quarti posti raggiunti con le bombole d’ossigeno negli ultimi secondi di campionato.

La società, dicevamo, non ha parlato: lo ha fatto il campo e lo ha fatto Conte, creando un putiferio che il presidente nerazzurro Zhang ha sapientemente calmato e, speriamo, risolto definitivamente. Zhang è un presidente saggio e attento a dispetto della giovanissima carta d’identità, cura maniacalmente i dettagli e il suo lavoro ha portato la società anno dopo anno a scalare gradini, non a scenderli. Non è cosa da poco in questo periodo difficile, non è cosa da sottovalutare in un ambiente ostico e competitivo come quello del calcio. Nella bella intervista al Corriere della Sera, Zhang ha chiarito alcuni concetti base della sua avventura interista e ha fatto capire quale sarà la strada che la società nerazzurra intraprenderà per cercare di tornare ai vertici del calcio mondiale.
Il presidente è ambizioso e testardo, il suo compito è far vincere l’Inter e non si fermerà finchè non ci riuscirà. La differenza però con la cultura italiana che vuole tutto e subito è che Zhang ha pazienza, sa che per ottenere certi risultati e tagliare certi traguardi ci vuole tempo, organizzazione e attenzione, si deve procedere passo dopo passo stando anche alle regole imposte dall’alto. Sì, perché in Cina possono decidere di bloccare gli investimenti all’estero, inutili per i profitti dello stato, mentre l’Uefa è sempre attenta ai bilanci delle società (a meno che tu non sia il Manchester City che tutto può) e impone paletti che è rischioso tornare a sorpassare. Si arriva al punto che Zhang non può spendere i soldi che in realtà avrebbe e che potrebbe mettere sul mercato per la sua Inter

Le cose a Milano, però, non funzionano come capita dalle parti degli sceicchi: qui si sta attenti ai bilanci e Marotta in questo è un maestro. Ecco che se prendi Hakimi a 40 milioni, per prendere un altro giocatore a quella cifra devi vendere, altrimenti non se ne fa nulla. Ecco che se vuoi Vidal a 6 milioni l’anno devi liberarti di uno o più ingaggi che ti permettano di inserire quello del cileno. Insomma, Zhang vuole vincere, si vede e si è capito, ma costruendo e senza sforzi economici senza senso e difficilmente "recuperabili". Pur dispiacendomi di non poter vedere a stretto giro il colpo alla Mbappè di turno, credo cha la filosofia “cinese” sia assolutamente da apprezzare e decisamente giusta. Il non riuscire a piazzare giocatori con ingaggi pesanti in esubero sta diventando un "must" per tutte le società di un certo livello e annullare questa brutta abitudine deve giustamente essere una priorità. Ad oggi l’Inter non può spendere perché deve prima piazzare Joao Mario, Asamoah, Vecino, Perisic, Candreva, Dalbert e Ranocchia. Non è cosa buona, questo smorza gli entusiasmi non la filosofia di Suning che io, ad oggi e guardano il risultati, mi tengo ben stretta. Sono con Zhang, il lavoro svolto fino a qui parla chiaro per lui e Suning. La dedizione della proprietà e gli investimenti fatti fino ad ora sono una garanzia, tutto questo unito ad una serietà unica non deve smorzare ma assolutamente alzare gli entusiasmi in vista del futuro che speriamo possa portare a farci tornare ad alzare un trofeo già da quest’anno.