Quando il 22 agosto pubblicavo su questa rubrica “Ecco a chi serve di più Schick: l’analisi”, vedevo nella Roma la principale corteggiatrice del calciatore ceco, e ne illustravo le ragioni passando in rassegna i punti di contatto e le differenze specifiche tra il calcio di Giampaolo e quello di Di Francesco. Di una cosa ero certo: fosse finito a Trigoria, DiFra ci avrebbe provato senz’altro a trasformarlo in un esterno destro. Col Sassuolo, scommise contro lo scetticismo e la riluttanza di molti su Defrel centravanti, dopo averne carpito le potenzialità guardandolo giocare nel Cesena, dove faceva la seconda punta o l’esterno. E il Sassuolo centrò l’Europa col francese, non con Zaza. Ora quella stessa capacità di intuizione, a ruoli invertiti, potrebbe riversarsi (anzi si è già riversata e si sta già riversando) su Patrik Schick. Nelle tre brevi apparizioni in giallorosso, infatti, il talentuoso attaccante ceco è già stato schierato esterno destro. Un quarto d’ora contro il Verona alla quarta di campionato, 3 minutini insignificanti col Genoa, ed eccoci arrivati ai 26’ di venerdì scorso, in casa contro la Spal. Quanto basta per iniziare ad apprezzare il lavoro svolto fin qui (ostacolato purtroppo dagli infortuni), e l’applicazione dei principi di gioco consegnati e richiesti dal nuovo tecnico. Saprà convivere con Dzeko? Quanto sono credibili le affermazioni di Giampaolo a proposito del suo impiego nel ruolo di esterno? Il giovane Patrik riuscirà a guadagnarsi un posto da titolare a scapito di uno tra El Shaarawy o Perotti?  Al primo e al terzo interrogativo rispondo affermativamente, è solo questione di tempo; al secondo, rilancio con una controdomanda: come fa Giampaolo a promuovere Schick esterno alto, se il suo modo di giocare (4-3-1-2) non contempla le ali? Il suo ragionamento è viziato dall’ideologia di fondo, come dire, dall’impianto. 

TRIDENTE STRETTO, AI TERZINI L’AMPIEZZA – La partita contro la Spal non è certo stato un test impegnativo per la Roma, visto che dal 10’ del primo tempo gli uomini di Semplici han giocato in dieci per l’espulsione di Felipe. Si potrebbe pensare allora che le cose buone fatte da Schick al suo ingresso, nella ripresa, fossero ovvie e dettate principalmente da questa situazione. Tuttavia proprio questa condizione favorevole, grazie alla quale la Roma sviluppava manovre d’attacco a ripetizione, ci ha consentito di osservare in maniera più evidente i movimenti e le variazioni del tridente composto da El Shaarawy, Dzeko e Schick. Molto spesso, quando il possesso della Roma era assestato nella metà campo della Spal (schierata col 4-4-1), si poteva cogliere una caratteristica del gioco di Di Francesco: ai terzini (Kolarov e Florenzi) spetta la ricerca dell’ampiezza, mentre il tridente rimane stretto. Guardate dove è Schick. Ma anche dove sta El Sharaawy, per non credere troppo a un’idea troppo rigida di tridente asimmetrico.



Ecco cosa succedeva sulla catena di destra, quando la Roma si apriva sul terzino Florenzi. Schick effettuava in automatico un taglio interno-esterno, in diagonale, dietro le spalle del terzino biancazzurro. Florenzi a quel punto poteva scegliere se premiare di prima l’inserimento dell’attaccante, oppure controllare per accentrarsi o andare al cross, o al limite imbucare Pellegrini nello spazio lasciato libero dal ceco.



In un altro caso, ammiriamo la variazione sul tema e la creatività di Schick (lo scarto rispetto all’indicazione a braccio alzato di mister Di Francesco) in una danza di movimenti e contromovimenti volta alla ricezione comoda del pallone. Partendo di nuovo dal centro-destra, prima va incontro a un’eventuale verticalizzazione del difensore centrale fuori inquadratura, poi attacca la profondità non appena vede viaggiare il pallone verso Florenzi, infine frena e cambia direzione sullo stop orientato del proprio terzino, depistando il suo marcatore.



Ancor più interessante risulterà considerare questi smarcamenti in una zona del campo più centrale, quando il pallone ce l’ha la mezzala (nell’ esempio sotto: Pellegrini). Possibilità di veli e giochi a due con Dzeko all’orizzonte, lungo il tracciante diagonale che congiunge la mezzala all’attaccante bosniaco. Inoltre Schick, col suo passato da prima e seconda punta, nonché da trequartista, potrebbe tornare utile in questi casi per mantenere Dzeko più alto. Anche per concedergli qualche momento di riposo in più, insomma, per farlo rifiatare più vicino alla porta, sollevandolo magari da qualche sponda di circostanza.



TAGLIA, PATRIK! – Ma per diventare un esterno come si deve, di quelli che piacciono a Di Francesco, bisogna osservare il primo comandamento di Zeman: palla scoperta e difesa alta? Ricordati di tagliare verso la porta. E qui sotto devo dire che l’interpretazione di Schick è letterale (anche se Strootman non lo vede e preferisce un passaggio corto per Dzeko).



AVETE PRESENTE MANDZUKIC? – Finora in Serie A soltanto la Juventus si è avvantaggiata di una mossa molto scomoda, che è quella di mettere un attaccante alto 1,90 a fare l’esterno. Lasciamo stare le caratteristiche tecniche e i paragoni tra Schick e Mandzukic, e concentriamoci sulla funzione che rivestono entrambi in situazioni precise. Tipo questa qui sotto. Nella Roma, quando il cross proviene dalla sinistra (la fascia di uno specialista come Kolarov..), il lato debole della squadra avversaria, cioè il lato opposto, viene attaccato dai centimetri di Schick. Il secondo palo è suo. Il terzino, di solito abbastanza –ino, è sotto di lui. L’equivalente (o quasi) di quello che avviene abitualmente nella Juventus quando invece il cross proviene dalla destra, e in area vanno Higuain sul primo e Mandzukic sul secondo palo. Altro che problemi di convivenza! A Dzeko farà solo del bene andare a saltare insieme a Schick: aumenteranno le preoccupazioni degli avversari e le loro attenzioni dovranno essere distribuite a dovere.



Inutile sottolineare che, anche fuori dall’area, spesso e volentieri, la fisicità serve. Schick che protegge il pallone. (Vi direi volentieri contro chi sta lottando, ma dietro di lui non si vede...).



IL VERO INTERROGATIVO -  La domanda che resta, quella più vera e più urgente, e a cui potrà rispondere soltanto Schick dal campo, è questa, che è anche l’ultima che vi pongo: e sui ripiegamenti difensivi che richiede Di Francesco, Schick darà la sua completa disponibilità? Saprà sacrificarsi con costanza? Proprio come un novello Mandzukic? Ma in fondo, diciamocelo: anche se non ci arrivasse sempre, sull’inserimento del terzino avversario, che spettacolo sarebbe vedere la classe di Patrik Schick inserita in questa Roma! Che campionato diventerebbe, se la Roma riuscisse a sfruttare questo talento puro!