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  • Sporting Lisbona vs TPO: 'Non ti pago!'

    Sporting Lisbona vs TPO: 'Non ti pago!'

    Siamo tutti sportinguisti. Dobbiamo esserlo. Non soltanto per la simpatia che lo Sporting Lisbona suscita, dovuta al fatto di essere una delle più grandi fucine di talenti del calcio europeo. Dobbiamo stare dalla parte dei Leões perché dallo scorso agosto sono l'avanguardia della battaglia contro TPO e fondi d'investimento. Il primo e fin qui unico club che abbia avuto la forza di dire basta all'invasione del turbocapitalismo finanziario nel calcio. 

    Si tratta di una battaglia voluta dal giovane presidente Bruno De Carvalho, eletto nell'estate 2013. Un personaggio sanguigno, populista fino al midollo, e spesso borderline in materia di comunicazione pubblica. Tanto che alcune sue sparate sui social network hanno provocato pesanti dissidi con la squadra, e un dualismo con l’allenatore Marco Silva che a un certo punto della stagione pareva dovesse preludere a un esonero del tecnico. Ma c’è un punto sul quale Bruno De Carvalho sta conducendo una guerra sacrosanta, tanto da valergli l’appoggio unanime della comunità sportinguista: la guerra contro i fondi e gli investitori privati. 

    Non appena insediato, il neopresidente si trovò costretto a fronteggiare una pesante situazione economico-finanziaria lasciata in eredità dal predecessore Luis Godinho Lopes. Quella situazione ha avuto come conseguenza una recente sanzione comminata dall'Uefa per mancato rispetto dei parametri di Fair Play Finanziario: la riduzione a 22 del numero di calciatori iscrivibili alle competizioni Uefa, e una multa di 2 milioni di euro, sospesa con la condizionale di un anno. 

    Un provvedimento tutto sommato blando, dietro il quale si legge la volontà politica dell’Uefa di premiare una compagine presidenziale che dal momento della presa di potere ha avviato un lavoro di risanamento, ma che soprattutto ha avuto la forza di andare allo scontro frontale con uno degli attori più potenti e arroganti dell'economia parallela del calcio globale: Doyen Sports Investments. Le cui relazioni col club biancoverde sono un’altra, pessima eredità della gestione di Godinho Lopes. 

    La vicenda è iniziata lo scorso agosto, e è esplosa a margine delle grandi manovre per il trasferimento di Marcos Rojo, difensore della nazionale argentina che dopo un mondiale concluso da vicecampione del mondo ha preso a tirare la corda per essere ceduto. Potete leggere qui una ricostruzione dettagliata dei motivi che hanno portato all’esplosione del conflitto fra Sporting Lisbona e Doyen. Riepilogandola per sommi capi, è successo che il club biancoverde abbia rintracciato dietro i capricci del calciatore le pressioni del fondo, proprietario del 75% dei diritti economici. A quel punto Bruno De Carvalho ha scelto di andare allo scontro. E dopo aver ceduto Rojo al Manchester United per 20 milioni ha deciso di non girare il 75% di quella cifra al fondo. Che si è visto soltanto restituire i 3 milioni dell’investimento iniziale. Ne è scaturito un procedimento presso il TAS di Losanna, cui toccherà decidere a giugno sulla legittimità delle richieste di Doyen, che rivendica di calcolare il suo 75% non già sulla cifra di 20 milioni, bensì di 25. Perché a giudizio del fondo si deve aggiungere anche il valore del prestito di Nani dal Manchester United allo Sporting Lisbona, concordato nel quadro dell’affare. E nel contesto delle grandi manovre preparatorie del giudizio presso il TAS, si è anche diffusa la notizia che Doyen avrà dalla propria parte Benfica e Porto. Che, da club pesantemente legati a fondo maltese, testimonieranno sull’onorabilità di Doyen. Del resto, fra persone d’onore ci si intende sempre. 

    In attesa di sapere come andrà a finire la vicenda presso il TAS, lo Sporting sta per aprire un nuovo fronte di conflitto sul terreno delle TPO. Stavolta il calciatore attorno al quale s’appresta a esplodere il dissidio è il peruviano André Carrillo. I cui diritti economici sono nelle mani di uno dei più potenti affaristi del pallone globale: l’israeliano Pini ZahaviSu Carrillo è stata fissata una clausola rescissoria da 30 milioni di euro, ma Bruno De Carvalho ha già fatto capire che a 15 milioni lo cederebbe. E per Zahavi sarebbe comunque un affare di dimensioni gigantesche. Perché il 50% in suo possesso gli comportò un investimento di 800 mila euro. E dunque, se davvero l’affare si concludesse su una cifra di 15 milioni, lui se ne metterebbe in tasca 7,5. Cioè, avrebbe quasi decuplicato il valore dell’investimento. E con quali meriti? Per aver fatto cosa? Ancora una volta, si tratta di valore economico-finanziario prodotto dal, e nel, calcio. Segnatamente, è stato lo Sporting Lisbona a trasformare un calciatore da 1,6 milioni in un pezzo pregiato del mercato da almeno 15 milioni di euro. E lo ha fatto dandogli fiducia, formandolo, rischiando quando c’è stato da puntare su di lui anziché su altri, e infine facendolo conoscere al mondo grazie alle presenze nei tornei nazionali portoghesi e in quelli europei. E dopo tutto ciò, dovrebbe arrivare un Pini Zahavi a prendersi la metà del malloppo soltanto per averci investito qualche anno fa. Portando fuori dal calcio un valore prodotto da, e nel, calcio. Vi sembra una cosa sana? A me e a Calciomercato.com, no. E per fortuna neanche allo Sporting Lisbona del nuovo corso. Che infatti ha mandato a dire a Pini Zahavi che nulla gli sarà dovuto in caso di cessione di Carrillo, a parte la restituzione degli 800 mila euro d’investimento iniziale

    Zahavi ha già fatto sapere che porterà lo Sporting in tribunale. E noi saremo pronti a tifare per i biancoverdi, e a testimoniare per quanto possiamo che la sola onorabilità possibile è quella di chi prova a prosciugare l’acqua in cui nuotano gli squali del turbocapitalismo calcistico. Força Leões! 

    di Pippo Russo
    @pippoevai


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