Se il 6 gennaio 1898 è una data fondamentale per il gioco del football, in realtà tutta la prima parte di quell'anno è costellata di appuntamenti con la storia: nascono infatti in marzo la Federazione e in maggio il campionato.

NASCE LA FEDERAZIONE ITALIANA DEL FOOTBALL - Se la data d'inizio del calcio italiano viene fatta coincidere con il 1898, non bisogna credere che non si giocasse – e anche tanto – al football negli anni immediatamente precedenti. A Torino, a Genova. Ma anche a Milano, a Udine, a Palermo e a Villa Borghese, a Roma a questo gioco d'importazione si giocava già da almeno la metà degli anni'80 del XIX secolo. Però sappiamo che si iniziò a pensare ad una federazione che avesse lo scopo di regolamentare l'attività delle prime società già durante la gara del 6 gennaio 1898, di cui abbiamo già parlato[LINK]. Si discusse, se ne parlò successivamente in occasione di altre partite e si giunse – tra la fine del febbraio e la metà di marzo del 1898 – alla definitiva costituzione della Federazione Italiana del Football, a Torino. Relativamente poche le società iscritte: il Genoa, il Football Club Torinese, l'Internazionale di Torino, la Reale Società Ginnastica di Torino, la Società Ginnastica Ligure Cristoforo Colombo, la Mediolanum di Milano e l'Unione Pro Sport di Alessandria.

IL PRIMO CAMPIONATO ITALIANO DI CALCIO - Ovviamente i primi pionieri del football italiano non si limitarono a questo perché al contempo venne indetto anche il primo campionato di football per la giornata del 8 maggio 1898: e questa sì, che è una data ove storia calcistica e storia del Paese si incrociano per bene.
Quattro squadre partecipanti: Società Ginnastica Torino (maglia blu con striscia rossa orizzontale), Internazionale Torino (maglia a strisce verticali bianconere), Genoa Cricket and Athletic Club (maglia bianca) e Football Club Torinese (maglia a strisce verticali giallonere) si contesero in un'unica giornata la Challenge Cup messa in palio dal Duca degli Abruzzi Luigi Amedeo di Savoia, una magnifica “insalatiera” d'argento forgiata dall'orafo Domenico Cravero. Trofeo che ebbe una vita avventurosa, persa durante la guerra soltanto in questi giorni è stata ritrovata a Miami e riportata a Genova.
Ci volevano 25 centesimi quella mattina del 8 maggio per entrare al Velodromo Umberto I, a Torino, per assistere alle eliminatorie, che videro il prevalere dell'Internazionale sul Football Club Torinese (2-1) e del Genoa sulla Ginnastica Torino (2-0). I risultati qua pubblicati e per i quali noi propendiamo sono quelli forse più probabili e certi, frutto di ultime e più approfondite ricerche compiute per la Fondazione Genoa da Massa, Rota e altri, ma altre fonti ne riportano di diversi. In virtù di questi risultati si arrivò alla finale del pomeriggio: tre gli ordini di posti per il pubblico, con prezzi che andavano dai 25 centesimi sino ad 1 lira per godersi lo spettacolo dal palco.

TRA GOL E CANNONATE QUI SI FA LA STORIA - Era la prima finale del primo campionato di calcio italiano e se la giocavano il Genoa e l'Internazionale di Torino. Come accennato, quell'8 maggio ebbe riverbero nazionale non tanto per quanto stava accadendo a Torino, bensì per le manifestazioni di protesta e gli scontri che paralizzarono Milano e successivamente altre città, proteste nate contro l'aumento del prezzo del pane e di altri generi di prima necessità. Il 7 maggio con Regio Decreto veniva proclamato lo stato d'assedio in tutta la provincia di Milano e veniva altresì nominato commissario straordinario il generale Bava Beccaris, comandante del 3° Corpo d'Armata. Le cose in città ben presto precipitarono e Bava Beccaris non ci pensò due volte a dare l'ordine di sparare ai manifestanti ristabilendo alla fine ad un prezzo altissimo l'ordine, come si legge anche in un telegramma inviato a tutte le rappresentanze diplomatiche europee: “Ultime resistenze Milano completamente domate. Ordine pubblico ristabilito.” Mentre a Milano quasi 130 persone che chiedevano lavoro ed un abbassamento del prezzo del pane morivano sotto le cannonate dell'esercito, a Torino un centinaio di spettatori assisteva al battesimo ufficiale del campionato italiano di football, potendo profeticamente dire: “io ci sono”. Con tutta probabilità, però, nessuno lo disse a nessuno, perchè quando è l'inizio di qualcosa non lo si sa mai. Lo si fa e basta.

Come è noto ai più, vinse il Genoa contro l'Internazionale per 2-1: nel primo tempo passò in vantaggio la squadra genovese, nel secondo tempo pareggiò quella torinese. La partita proseguì tirata sino al fischio dell'arbitro. Una breve sosta e poi via, ancora in campo per decidere chi avrebbe vinto. Nel primo dei due tempi supplementari, Leaver riuscì a segnare la rete decisiva per i genovesi, che avevano giocato per buona parte dell'incontro in dieci uomini per l'uscita dal campo di un giocatore infortunato, ché a quel tempo mica si potevano fare le sostituzioni.
Leaver è l'unico marcatore del quale siamo certi, l'unico del quale si è tramandata memoria. La formazione della squadra campione è stata anch'essa oggetto di approfonditi studi da parte dei maggiori studiosi e ricercatori di storia del calcio: Baird; De Galleani, Spensley; Ghiglione, Pasteur I, Ghigliotti; Leaver, Bocciardo, Dapples, Bertollo, Le Pelley.
Il Genoa fu la prima squadra a poter iscrivere il nome nell'albo d'oro del campionato italiano di calcio, e lo farà anche nei due tornei successivi. Finita la partita le squadre con giocatori e dirigenti si ritrovarono per una sorta di “terzo tempo” in un gustoso banchetto scandito da sorridenti brindisi, ad accomunare vincitori e vinti, come imponeva l'etichetta dei pionieri.

(Alessandro Bassi è anche su http://storiedifootballperduto.blogspot.it/)