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Quasi 60 anni fa, nel 1958, la nostra Nazionale mancò la qualificazione ai Mondiali. Era la prima volta che l'Italia non partecipava alla fase finale del torneo, se si eccettua la prima edizione, quella giocata in Uruguay nel 1930, quando si decise di non partecipare per i costi ingenti del viaggio e per la difficile trasferta.

UNA SERIE A PIENA DI STRANIERI - Gli anni'50 per la nostra Serie A sono gli anni segnati dall'arrivo di tanti giocatori stranieri, molti di essi in possesso di grande spessore tecnico, che sarebbero stati alla base di importanti successi delle squadre italiane nelle neonate competizioni europee quali la Coppa dei Campioni e la Coppa delle Città di Fiere.

UNA NAZIONALE AZZURRA POVERA - Ma se da un lato questa ostinata caccia al calciatore straniero impreziosisce il club, di contro finisce con l'inaridire i vivai, tutto a discapito della Nazionale. Nazionale azzurra che in quegli anni vive un periodo di profonda crisi. Di errori in quegli anni a livello dirigenziale e federale ne vengono commessi tanti e i fasti degli anni'30 sembrano molto più lontani di quel che in realtà erano. Era accaduto un po' di tutto, nel frattempo. Una guerra mondiale sanguinosa e – restando sul piano squisitamente calcistico – la tragedia di Superga che aveva cancellato una squadra intera che quasi da sola costituiva l'ossatura della Nazionale. Si può ben dire che dalla scomparsa del Grande Torino l'Italia calcistica non si era ancora ripresa e non aveva ancora trovato le risposte adeguate per ripartire. Dunque, se le squadre della Serie A andavano a caccia di stranieri dimenticandosi di formare i calciatori nostrani, è altrettanto vero che altri errori vennero commessi in quegli anni. Innanzitutto tattico: ci si incaponì sull'utilizzo di – come venivano chiamati allora - “fini dicitori”, giocatori dal fisico non possente ai quali venivano date le chiavi del gioco ma che inevitabilmente pagavano dazio una volta che si andavano a misurare contro i muscolosi e prestanti giocatori delle altre nazionali. In più va detto che in quegli anni la Nazionale spesso e volentieri abusò degli oriundi, che costituivano una vera e propria legione. Alcuni di essi erano autentici fuoriclasse come Sivori, Schiaffino e Ghiggia, ma molti altri si rivelarono meteore e mezzi giocatori.

IL GIRONE DI QUALIFICAZIONE - Per le qualificazioni al campionato del mondo del 1958 l'Italia venne inserita nel girone 8 assieme a Portogallo e Irlanda del Nord. Il 25 aprile 1957 a Roma, pur non senza qualche difficoltà, gli Azzurri ebbero la meglio sui nord irlandesi per 1-0 ma un mese più tardi vennero travolti a Lisbona per 3-0 dal Portogallo, che nel frattempo aveva pareggiato in casa e perso a Belfast le due partite contro l'Irlanda del Nord. Nord irlandesi e lusitani comandavano il girone con tre punti a testa e l'Italia chiudeva la classifica con due, ma con una partita in più da giocare. Pochi giorni prima del Natale 1957 a Milano gli Azzurri si presero la rivincita sul Portogallo vincendo 3-0 e balzando in testa alla classifica: a quel punto la trasferta di Belfast faceva un po' meno paura, bastando agli Azzurri anche un pareggio per staccare il biglietto per la Svezia.

NEL FANGO DELL'ULSTER - In realtà a Belfast l'Italia ci era già andata agli inizi di dicembre – prima di incontrare il Portogallo – ma all'incontro non venne dato valore ufficiale. Era accaduto, infatti, che l'arbitro designato, l'ungherese Zsolt, si era trovato bloccato all'aeroporto di Londra impossibilitato a raggiungere l'isola irlandese causa la fitta nebbia. Venne quindi proposto di far arbitrare la partita al nord irlandese Mitchell, ma il commissario della FIFA non accolse questa stravagante idea e quindi la partita venne sì disputata ma come amichevole. Che poi di “amichevole” quella partita non ebbe nulla. Tutto ruota attorno ad un malinteso, creato ad arte oppure no dai nord irlandesi, che riguarda la ricusazione dell'arbitro Mitchell: per alcuni fu, come detto, il commissario FIFA a non acconsentire che un arbitro nord irlandese dirigesse la partita giocata dall'Irlanda del Nord, per altri, invece, fu la nostra Federazione ad opporsi. Probabilmente entrambe le ipotesi sono giuste, ma la stampa e il pubblico nord irlandese non la presero molto bene e quel giorno quella partita si trasformò in una battaglia di calci. Tutto rimandato, quindi, al 15 gennaio 1958, sempre a Belfast. Quel pomeriggio di metà gennaio il Windsor Park è una distesa informe di fango, Foni, il selezionatore azzurro, manda in campo una squadra sbilanciata in avanti piena di oriundi che nulla possono contro la prestanza fisica degli avversari e vengono surclassati o, peggio, scompaiono dal campo. L'Italia invece che giocare di rimessa prova ad impostare il gioco e l'Irlanda del Nord la punisce due volte. Gli Azzurri escono sconfitti per 2-1 e per la prima ed unica volta nella loro storia non riescono a conquistare l'accesso alla fase finale del Mondiale, quel Mondiale che vedrà nascere il mito di Pelè.

(Alessandro Bassi è anche su http://storiedifootballperduto.blogspot.it/)