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C’era una volta il Fair play finanziario. E in teoria c’è ancora, ma la sensazione che non funzioni per tutti allo stesso modo è sempre più forte. Perché ci sono club, anche grandissimi, che piangono miseria (in particolare Real, Barcellona e Juve, che non a caso insistono con la Superlega). Perché quasi tutti gli altri, di ogni dimensione e in ogni paese, denunciano difficoltà enormi ad andare avanti e chiedono perfino i sussidi di Stato, invocando la crisi accentuata in misura clamorosa dal Covid. Poi però ce n’è uno che sta spendendo cifre mostruose, fregandosene di qualsiasi problema, limite e autolimitazione: il Paris Saint-Germain.

Il Paris Saint-Germain ha da poco rinnovato il contratto a Neymar fino al 2025: guadagnerà 36 milioni netti a stagione. Ha strappato Wijnaldum, svincolato dal Liverpool, al concorrente Barcellona con un ingaggio da quasi 10 milioni netti l’anno. Sta prendendo Donnarumma, al quale riconoscerà uno stipendio di 60 milioni netti in cinque stagioni (12 ogni dodici mesi). Ha offerto all’Inter 60 milioni per Hakimi e presto aumenterà probabilmente la proposta, portandola almeno a 70, affinché il marocchino si trasferisca a Parigi. Se fate la somma degli investimenti, probabilmente perdete il conto.
E’ normale tutto questo? Certe cifre rientrano in quanto è consentito dal Fair play finanziario, la cui violazione è costata a tante società limitazioni al mercato, sospensioni alle trattative, multe, esclusioni dalle coppe? Sono domande da rivolgere direttamente alla Uefa, che però dovrebbe porsele da sola. E dare risposte esaurienti. Perché l'idea che Al Khelaifi, il presidente del Paris Saint-Germain, possa fare ciò che agli altri è vietato, si sta facendo decisamente largo. E’ evidente che nessuno dispone della sua ricchezza, ma le società devono rispettare parametri e paletti. Sicuri che non ci sia niente da obiettare su quanto sta facendo il Psg?

@steagresti