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Due gol in sette partite di campionato. Leggendola così verrebbe quasi da bollare come flop l’acquisto di Tammy Abraham costato 40 milioni e con una clausola di potenziale ritorno al Chelsea da 80. I numeri, però, non sempre dicono la verità. L’impatto dell’inglese sulla Roma, infatti, è stato più che positivo soprattutto per un giocatore che è chiamato a sostituire il terzo marcatore della storia giallorossa: Edin Dzeko. Il bosniaco all’Inter ha già segnato tanto quanto tutta la scorsa stagione e questo potrebbe alimentare rimpianti. Ma vanno chiarite due cose: Dzeko si trova in una struttura già rodata e reduce da uno scudetto mentre Abraham è arrivato in una Roma totalmente da ristrutturare tatticamente e mentalmente. E poi anche il bosniaco nel suo primo anno italiano aveva segnato col contagocce. 
MANCA SOLO IL GOL - Superato il paragone andiamo a vedere il rendimento dell’inglese. I sei pali colpiti finora sono una maledizione alla sfortuna di cui non si può tenere conto anche se l’errore di ieri col Napoli urla vendetta. Abraham è arrivato al tiro con un problema alla caviglia, ma è comunque uno sbaglio che pesa. Detto ciò se andiamo ad analizzare tutti i gol della Roma in campionato vedremo che c’è quasi sempre lo zampino di Tammy. Dalla Fiorentina (due assist più l’espulsione procurata di Dragowski) all’Empoli passando per Salernitana e Sassuolo. Manca l’acuto contro la big, ma ci sarebbe stato se Orsato avesse convalidato il suo gol con la Juventus anziché fischiare il rigore. Abraham è un catalizzatore di gioco offensivo, un giovane leader a cui Mourinho non rinuncerebbe mai anche per l’apporto in fase di recupero difensivo. Mancano i gol da bomber, vero. Ma è tutto il reparto offensivo della Roma a essersi un po’ bloccato dopo il ko nel derby. Va sicuramente migliorata l’intesa con Mkhitaryan e Zaniolo e gli va concesso quel campo libero davanti in cui diventa devastante. Insomma non è ancora Special come non lo è la Roma, ma i segnali visti in questo primo scorcio di carriera italiana fanno ben sperare tanto che Mourinho lo manda in campo anche quando non è in buone condizioni.