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Se n’è andato Mario Maraschi, aveva 81 anni. La sua figurina eterna è quella con la maglia della Fiorentina, con cui aveva vinto il secondo e ultimo scudetto viola, nell’anno di grazia 1969. Fu uno scudetto a sorpresa - uno degli ultimi nella storia del calcio italiano - ma non arrivò per caso: quella squadra venne costruita nel tempo, con le premesse poste dal presidente Nello Baglini. Era la Fiorentina di De Sisti e Superchi, di Chiarugi e Merlo, di Ferrante e Amarildo, allenata dal Petisso Pesaola: quell’anno perse una sola volta, alla 5ª giornata, in casa contro il Bologna (1-3). Maraschi fu il capocannoniere della squadra, con 14 gol all’attivo: era stato Chiappella un paio d’anni prima a provarlo centravanti, dopo che all’inizio della carriera Mario giocava prevalentemente all’ala. Il titolo arrivò l’11 maggio del ’69, quando la Fiorentina andò a vincere in casa della Juventus. 2-0, gol di Chiarugi e Maraschi, che ricevette anche l’apprezzamento di Indro Montanelli. A settembre anche il debutto in Coppa dei Campioni - contro i norvegesi dell’Oster - viene bagnato con un gol.

Ultimo di sette figli, originario di Lodi, Maraschi era un attaccante versatile, moderno, capace di svariare su tutto il fronte offensivo. Era anche - così lo ricordano - un uomo buono, consapevole di essere un privilegiato. Al «Guerin Sportivo», in un’intervista concessa a fine carriera, disse: «Non sono mai stato un fanatico delle femmine, ma nemmeno mi sono tirato indietro. Sul campo rendevo e allora perché avrei dovuto rinunciare alle gioie del sesso?». Non aveva timore di gettarsi nella mischia di certe partite, era un coraggioso che sapeva farsi rispettare anche in area avversaria. Le dava e le prendeva, come si usava in quegli anni a cavallo tra i ’60 e ’70, quando ci si menava con una forma antica di lealtà, accettando tutto. Fu lui - involontariamente - a spezzare la carriera di Giovanni Vavassori, stopper del Napoli di Vinicio nei primi anni ’70. Ai tempi della Sampdoria, durante un’amichevole a Recco, diede un pugno ad un tifoso, dritto in faccia perché lo sventurato gli aveva dato del disonesto. Era così. Maraschi. Duro e puro, senza infingimenti. In maglia blucerchiata lo ricordano ancora per un gol in rovesciata in un derby del 1974. Mancava un minuto alla fine, Marasxchi stoppa il pallone di petto e senza pensarci più di tanto, e da appena dentro l’area piazzò la rovesciata vincente. con quel gol Maraschi conquistò la folla di Marassi andando ad esultare sotto la curva. «Una rovesciata per sempre» è lo slogan con cui la la Sampdoria lo ricorda sul proprio sito.  
In maglia viola in Serie A Maraschi collezionò 79 partite e segnò 31 gol (115 e 48 considerando anche le coppe): fu quello il suo periodo migliore, tappa fondamentale di una carriera - lunga 22 anni - che l’ha visto giocare anche con Fanfulla, dove aveva cominciato giovanissimo, Pro Vercelli, Milan, Lazio, Bologna, Lanerossi Vicenza - dove è rimasto un idolo e dove con Luis Vinicio formò una grande coppia d'attacco - Cagliari e Sampdoria, per chiudere a Legnago nel 1978, alla bella età di 39 anni. Viveva in provincia di Vicenza, ad Arcugnano, dove si era stabilito nel finale di carriera. La sua passione era il golf, aveva cominciato negli anni ’70, quando ancora pochi lo praticavano. Amava l’ippica, era stato anche un buon driver.