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Il mio albero nel giardino dei ricordi è sempre più spoglio. Un’altra foglia si è staccata dal ramo ed è stata portata via dal vento. Angelo Caroli ha allungato la triste lista dei colleghi-amici che non ci sono più. Se ne è andato nel silenzio di un mondo ormai, da un paio di anni, tutto suo, dopo aver vissuto una vita chiassosa e spericolata come soltanto la frequentazione degli stadi o di una redazione di giornale consente di fare.

Angelo, infatti, passò attraverso due professioni prima di andare in pensione e potersi dedicare al nuovo ruolo di delicato poeta e di avvincente giallista. Tre vite, in buona sostanza, nelle quali si è tuffato a capofitto negando mai nulla di se stesso con ottimi risultati. Abruzzese de L’Aquila e bel ragazzo (foto repubblica.torino.it), arrivò a Torino per completare i suoi studi liceali e per dare sfogo alla sua grande passione calcistica. Non era un fenomeno, ma bravo tanto da incantare la prestigiosa ala della Juventus Muccinelli che lo indicò ai dirigenti bianconeri. Ingaggiato in quella che allora era la squadra delle ”riserve” esordì quasi per caso con i “grandi” a Bologna dove segnò quello che era destinato a rimanere il suo unico gol in Serie A. Il giorno dopo tornò in classe e venne interrogato di greco.

Diploma di maturità, poi la laurea all’Isef e intanto giocava. Non più nella Juve. Lo avevano mandato in giro per l’Italia a “farsi le ossa” come si diceva un tempo. A Lucca, dove trascorse una stagione, lo ricordano ancora oggi come il bel ragazzo che faceva strage di cuori femminili. Lui a Torino aveva lasciato il cuore e tanti amici. Uno di loro era Giampiero Boniperti il giocatore più rappresentativo e capitano della Juventus. Il destino del Caroli giocatore era segnato. Il campionato 1960-61 fu quello che inaugurò la nascita della Juventus più bella. Quella di Charles e di Sivori. Angelo faceva parte di quel gruppo che vinse lo scudetto dopo anni di grigiore.
Il passaggio dal calcio giocato a quello raccontato, dopo una breve pausa come insegnante di educazione fisica in un liceo torinese, era inevitabile. Cronista prima a “Tuttosport” e poi a ”La Stampa”, ridisegnò se stesso sulla falsariga delle sue competenze originale e specifiche. Lungo questo cammino ci incontrammo e diventammo ottimi compagni di lavoro. Era un calcio umanamente diverso e più umano. Era un giornalismo fatto di solidarietà e pochissimo urlato. Ciascuna trasferta si tramutava in una gita scolastica con fatica ma anche divertimento garantiti.

Angelo Caroli fece sempre parte del gruppo da amici miei. Era la voce della competenza. Ma anche quella della gentilezza e della fantasia. Doti che impiegò alla fine della giostra scrivendo prima un piccolo capolavoro, “Fischia il Trap”, dedIcato al suo amico Giovanni e in seguito raccolte di poesie e alcuni thrilling di successo.

Guardo l’albero dei ricordi nel giardino di casa. Restano davvero poche foglie sui rami. Quella che se ne è andata adesso ha lasciato dietro di sè una scia di grande e profonda tristezza, ma anche di orgogliosa soddisfazione per aver vissuto tempi memorabili insieme ad Angelo che ora, insieme a tanti atri, continua a esistere come affettuosa lontananza.