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E’ morto Nello Governato, calciatore importante chiamato ”professore” da amici tanti e nemici pochi per come a centrocampo giocava e intanto insegnava football sapiente, ficcante, ragionato, onesto, volitivo. Era stato anche bravo vero giornalista a Tuttosport,  prima Torino poi Roma, scriveva bene, lucido, onesto, saggio, e – udite udite – persino competente Per riprenderselo  il calcio gli aveva offerto carrierone da direttore sportivo: Lazio,  Bologna, Juventus, Fiorentina, ancora Lazio con scudetto e Coppa delle Coppe.

In un ambiente obiettivamente becero come quello del supertifo laziale razzista&fascista Governato, in qualche modo agganciato al proletariato torinese, quello del papa suo operaio, lui nato al calcio nel vivaio strapopolare del Toro, ispirava reverenza e rispetto, da giocatore e ancora più da ds con Cragnotti presidente biancoazzurro. Torinese classe 1938, educazione di sinistra, adepto ai valori sani ancorché non fantasmagorici, il professore di calcio e anche di giornalismo e di organizzazione calciosocietaria Nello Governato ha svolto, con ritrosia diciamo pure sabauda,  piemontese e con frequentazione di understatement quirite, un grande lavoro.

Da calciatore ha giocato, e bene, nelle giovanili del Torino, poi nel Como, quindi alla grande nella Lazio. La svolta poteva/doveva verificarsi esser nel 1966, quando lo volle l’Inter di Helenio Herrera. Ma Nello, professore in pectore, non si intese con il mago Helenio Herrera già dai pourparlers estivi, lo smistarono al Lanerossi Vicenza, tornò alla Lazio, carrierona, e non la Nazionale che mancò a lui, lui che mancò  alla Nazionale. Fine di partita a Savona, dove conobbe un giornalista, proprio quello che scrive queste righe, convocato dal comune ligure per ricevere un vecchio tarlato premio quale nuotatore vittorioso in una prova della Coppa Scarioni, gara nazionalpopolare organizzata nei posti di mare dalla Gazzetta dello Sport.

​Fu intesa repente, usando anche il comune dialetto piemontese. Nello Governato divenne, con tutti gli adempimenti rispettati, giornalista di Tuttosport diretto, toh, da Gian Paolo Ormezzano. Redazione di Torino, centrale, poi di Roma, sino a quando l’hallalì del calcio ricco chiamò l’ex giocatore al ruolo, assai meglio pagato ma anche per lui più eccitante, di direttore sportivo. Procedo in prima persona plurale, adesso: avevamo scritto due libri insieme, “Un caso da gol” ispirato a un certo Vadone mitico/mistico allenatore del Savona in stile helenierreriano, e “Tutti nel pallone“ ,giallino calcistico firmato da noi due e Maurizio Tabacco. Poche vendite, tanta soddisfazione.

Nello, mio amico anche “de plume”, dunque è stato direttore sportivo di Lazio, Bologna, Juventus (non ne parlammo mai), Fiorentina, ancora e soprattutto Lazio. Nello mai rinunciò a essere scrittore di sport: suoi libri ”Gioco sporco”, indovinate su cosa, e “La partita dell’addio”, la vicenda di Sindelar grande calciatore austriaco inviso ai nazisti e per questo finito tragicamente.

Nello Governato per chi scrive queste righe è stato a lungo utile provvido riferimento, paradossalmente (o no?) abolito quando lui a Torino era ds della Juventus. A Roma abitava con moglie e due figlie sull’Appia, in una villetta in cui Dario Argento aveva allestito il set per una scena fondamentale del fondamentale suo film ”Profondo Rosso”: lei in bagno scriveva col dito sulle piastrelle umide di vapore il nome del cattivone. Lei Giuliana Calandra, amica mia, torinese, compagna di scuola, tanto Brecht e tanto Argento, morta da poco, prima di Nello ma per me con Nello, adesso.