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  • Aldo Maldera: la maglia di Rivera, il gol nel derby, le lacrime all'Olimpico, vita e aneddoti di una leggenda del Milan

    Aldo Maldera: la maglia di Rivera, il gol nel derby, le lacrime all'Olimpico, vita e aneddoti di una leggenda del Milan

    • Remo Gandolfi
      Remo Gandolfi
    E’ il 12 novembre 1978

    Va in scena il derby di Milano.

    Il Milan di Nils Liedholm, dopo un eccellente avvio di stagione (4 vittorie ed 1 pareggio nelle prime cinque partite) è reduce da una sconfitta di misura al Comunale di Torino contro la Juventus.

    E’ bastato un gol di Bettega dopo meno di 120 secondi di gioco a decidere il match.

    Occorre rifarsi e alla svelta.

    Ai rossoneri però manca Rivera sostituito in cabina di regia da Albertino Bigon, costretto per l’occasione ad accentrare e ad arretrare di qualche metro la sua posizione.

    I cugini nerazzurri sono ad un solo punto di distanza in un classifica che vede al primo posto il sorprendente Perugia di Ilario Castagner.

    All’ingresso in campo l’attenzione dei fotografi è tutta per due fratelli che si trovano per la prima volta ad “incrociare i tacchetti” in un derby.

    Giuseppe Baresi, terzino destro nerazzurro e il fratello Franco nel ruolo di “libero” dei rossoneri.

    Si mormora anche che i due siano nella squadra opposta rispetto a quella del cuore ...

    La partita è nervosa e bloccata.

    Ogni azione degna di nota viene stroncata sul nascere da ripetuti falli.

    Il timore di perdere prevale sulla determinazione di portare a casa i due punti.

    La prima svolta arriva a cinque minuti dalla fine del primo tempo.

    Alessandro Altobelli, il centravanti dell’Inter, riparte in contropiede.

    Fulvio Collovati, il suo angelo custode, cerca in qualche modo di frenarne la corsa.

    Altobelli “sbraccia” in maniera vistosa e colpisce al volto il difensore rossonero.

    Per Alberto Michelotti, l’arbitro parmigiano, è un fallo da espulsione.

    Con l’Inter in inferiorità numerica si pensa ad un monologo milanista nella ripresa.

    Bastano pochi minuti e arriva la giocata decisiva.

    C’è un pallone di De Vecchi indirizzato verso il vertice dell’area sinistro dell’Inter. Stefano Chiodi, l’attaccante del Milan, stacca in maniera imperiosa e mette il pallone in area dalla parte opposta. Su quel pallone si è inserito il terzino sinistro del Milan Aldo Maldera.

    Il pallone è lento e sono in molti, Ivano Bordon portiere dell’Inter compreso, a pensare che il baffuto mancino rossonero non possa fare altro che stoppare la palla di petto per poi cercare di concludere a rete.

    Non è quello che ha deciso il buon Aldo, terzo fratello di una stirpe di calciatori professionisti. Stacco perentorio e “zuccata” potentissima che finisce in fondo alla rete di un basito Bordon.

    Sarà il gol della vittoria.

    Il gol che rilancia il Milan in classifica.

    Gol che per Maldera sarà uno dei nove messi a segno in quel campionato.

    Tutti decisivi in quella che sarà la corsa, finalmente trionfale, alla conquista dell’agognata e sfuggente “stella”.

    Dopo questo gol il Milan dovrà attendere sei lunghi anni prima di tornare alla vittoria in un derby di campionato.

    Sarà un altro imperioso stacco di testa, stavolta di un longilineo attaccante inglese a ridare il sorriso al popolo rossonero.

    ... ma questa, come direbbe qualcuno, è un’altra storia ...



    Aldo Maldera in quella indimenticabile stagione sarà l’autentica rivelazione dei rossoneri.

    In una squadra senza un vero “uomo-gol” (Chiodi, l’unica vera punta di ruolo dell’undici di Liedholm chiuderà la stagione con sette reti ... di cui sei su calcio di rigore).

    A quel punto saranno i suoi nove gol che con i dodici di Albertino Bigon faranno la differenza in quel campionato, vinto battendo la strenua concorrenza di un bellissimo Perugia.

    Fin dall’inizio della carriera Aldo Maldera dimostra quelle che saranno le caratteristiche che lo accompagneranno per tutta la carriera.

    Tecniche e umane.


    Una progressione da quattrocentista, la capacità rara per un terzino di saltare l’avversario in dribbling, un sinistro educatissimo capace sia di grandi conclusioni da “fuori” (potenti e precise) sia di preziosi cross verso il centro dell’area.

    Attento e disciplinato in fase difensiva è, insieme al romanista Francesco Rocca, il primo vero esempio di “terzino all’olandese” del calcio italiano.

    Insieme a questo però ci sono altre doti che hanno permesso al terzino con i genitori pugliesi emigrati a Milano subito dopo la nascita dei fratelli Attilio e Luigi di emergere e farsi strada.

    La sua estrema dedizione, la sua professionalità e la sua continua ricerca di miglioramento che lo ha fatto apprezzare da allenatori e compagni.

    A queste qualità ha sempre unito una semplicità e una correttezza davvero esemplari.

    In un mondo che già “gridava” Aldo Maldera non è mai uscito dal seminato, non si è mai preoccupato di promuovere se stesso o di cercare le prime pagine dei giornali.

    Nel 1976, con l’avvento di due grandi tecnici sulla panchina azzurra (Fulvio Bernardini ed Enzo Bearzot) arriva l’esordio in Nazionale.

    E’ durante una partita del Torneo del Bicentenario della nascita degli Stati Uniti che l’Italia gioca contro la Nazionale inglese.

    Aldo entrerà nella ripresa al posto di Moreno Roggi.

    Collezionerà altre nove presenze anche se con l’avvento di Antonio Cabrini si vedrà presto la strada sbarrata dal giovane terzino juventino.

    Dopo dieci stagioni in rossonero (con l’intermezzo di una stagione in prestito al Bologna) Nils Liedholm, il suo vecchio maestro al Milan, lo vuole con sé alla Roma.

    Nell’estate del 1982 Aldo firma per i giallorossi.

    Quello che accade in quella stagione è tanto grande quanto inatteso.

    La Roma trionfa in campionato.

    Quarantuno anni dopo l’unico successo nella massima serie.

    Aldo Maldera gioca una stagione eccellente.

    Non va in gol con la solita regolarità. Non gli si chiede di accentrarsi per andare a concludere ma di rifornire di cross la “testina d’oro” di Roberto Pruzzo.

    ... compito che Maldera svolge alla perfezione.

    La conquista del titolo permette alla Roma di giocarsi le proprie chances nella Coppa dei Campioni della stagione successiva.

    Con la finale del trofeo che si giocherà proprio all’Olimpico il popolo della “Lupa” sogna un’impresa storica.

    La Roma lungo il suo cammino avrà la meglio su  IFK Göteborg, CSKA Sofia, Dynamo Berlino e in semifinale contro gli scozzesi del Dundee United, al termine di due partite tirate e con strascichi polemici.

    Dopo lo zero a due dell’andata in Scozia alla Roma è richiesto un mezzo miracolo.

    L’impresa riesce. Un tre a zero netto e inequivocabile.

    A fine partita c’è festa grande nello spogliatoio degli uomini di Liedholm.

    Ma c’è qualcuno che non può godere appieno di questo risultato storico.

    E’ proprio lui, Aldo Maldera che a causa di un’inopinata entrata fuori tempo su un giocatore scozzese si prende l’ammonizione che gli costerà la finale all’Olimpico contro gli inglesi del Liverpool.

    Sarà una delle delusioni più cocenti della carriera di Aldo Maldera che, visto l’esito della finale (persa dai giallorossi ai rigori) e considerata la sua abilità nei calci piazzati aumenta i rimpianti suoi e dei tifosi della “Maggica”.

    Dopo le tre stagioni alla Roma Maldera chiuderà la sua brillante carriera alla Fiorentina prima di tornare a Roma nelle vesti di allenatore delle giovanili.

    Nel 2009 la sua grande professionalità e competenza calcistica lo portano in Grecia al Panionis dove svolgerà i compiti di Direttore Tecnico, creando un’eccellente sinergia tra la prima squadra e quella Juniores.

    Tornerà a Roma l’anno successivo, andando a vivere con le sue splendide donne (la moglie Alessandra e le tre figlie Consuelo, Desirèe e Matilde) sul mare a Fregene.

    «Sono pronto per una nuova avventura. Il calcio è la mia vita. Mi tengo aggiornato e sento di avere ancora da dare qualcosa a questo mondo che mi ha dato tutto. Non ho bisogno di lavorare per forza. Ho solo tanta voglia di farlo. So benissimo che se chiamassi i miei amici un posto lo avrei anche domani. Ma non sarei io. Non l’ho mai fatto in vita mia e non inizierò certo ora».

    La dignità e l’etica di un grande uomo che il destino si porterà via pochi anni dopo ... il primo agosto del 2012.

    A soli 58 anni.

    Ma la storia dei “Maldera” non è certo finita.

    Il nipote Andrea, figlio del fratello Gino, è oggi uno dei più preziosi collaboratori di Roberto De Zerbi al Brighton. “Assistant head coach”, in pratica il braccio destro del giovane e bravissimo allenatore italiano.


    ANEDDOTI E CURIOSITA’

    Quando il diciottenne Aldo Maldera fece il salto dalle giovanili in prima squadra colpì tutti per la sua estrema gentilezza, educazione e ... la sua timidezza!

    Anche dopo diversi mesi dal suo ingresso nella rosa dei titolari per lui era un’impresa impossibile riuscire a dare del “tu” a Gianni Rivera, suo idolo assoluto.

    Arrivò finalmente un giorno in cui fu lo stesso Rivera a prendere da parte il giovane compagno di squadra.

    «Senti Aldo. Giochiamo insieme, ci alleniamo insieme e viaggiamo insieme. Per favore smettila di darmi del “lei”. Non ho intenzione di sentirmi “vecchio” prima del tempo!» furono le parole del capitano e icona del Milan di quegli anni.

    Prima di quel gol nel derby Aldo Maldera fu protagonista di un’altra marcatura decisiva contro i rivali nerazzurri.

    Il 3 luglio 1977 si gioca la finale di Coppa Italia che mette di fronte proprio Milan e Inter. Solita partita equilibrata e combattuta.

    A sbloccarla sarà proprio Aldo Maldera che imbeccato da un perfetto pallone di Rivera si produrrà in una splendida mezza rovesciata mandando il pallone alle spalle di Bordon.

    Più tardi arriverà il raddoppio di Giorgio Braglia a sancire il due a zero finale.

    Sarà l’ultimo trofeo che il “Paron” Rocco porterà nella bacheca dei rossoneri.

    Durante i suoi anni al Milan Aldo Maldera sarà conosciuto come “Cavallo”, soprannome che gli affibbiò Ricky Albertosi per quella sua incredibile capacità di corsa.

    Al termine della stagione 1979-80, chiusa con l’amara retrocessione derivata dalla “combine” tra Milan e Lazio del 6 gennaio del 1980, per molti è il momento di fare le valigie e trovare un nuovo ingaggio nella massima serie.

    Non per Aldo Maldera che nonostante le numerose richieste decide di rimanere fedele ai colori rossoneri meritandosi il calore e la riconoscenza di compagni, società e tifosi.

    Il premio sarà la fascia di capitano che Aldo porterà sempre con grande orgoglio, contribuendo in maniera determinante alla immediata risalita nella massima serie.

    Chiudiamo partendo dall’inizio.

    L’esordio di Aldo Maldera avviene il 26 marzo 1972 a Mantova.

    ... non con il suo classico numero “3” sulle spalle ma ... con il numero “10” di quel Gianni Rivera, assente quel giorno, a cui ancora non riusciva a dare del “tu” ...



    Aldo Maldera: la maglia di Rivera, il gol nel derby, le lacrime all'Olimpico, vita e aneddoti di una leggenda del Milan




     

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