Alla faccia dei detrattori, misogini e misantropi che siano, l’Italia delle donne supera il girone di qualificazione ai Mondiali (e questo era già accaduto nel 1991), ma lo fa da prima (e questo è un evento storico), volando agli ottavi, martedì 25 giugno, contro una tra Nigeria o Cina.

Al cospetto del Brasile le azzurre hanno conosciuto la loro prima sconfitta (1-0 Marta su rigore al 72’), ma non avrebbero meritato né di essere punite da una cervellotica decisione dell’arbitra messicana Lucila Venegas Montes (Linari si contrappone con la spalla ad una percussione di Debinha), né di subire il secondo gol che ci avrebbe costretto al secondo posto. Non che ci sia stato pericolo, ma per quanto la partita ha mostrato l’Italia avrebbe potuto e dovuto chiudere almeno in parità.

Nel primo tempo Barbara Bonansea avrebbe meritato di portarci in vantaggio. Sia per la quantità delle occasioni (due), sia perché a salvare il Brasile ha provveduto solo il portiere Barbara. E se nel primo caso si è trattato di una deviazione dopo strepitosa apertura di Giacinti (giustamente preferita a Mauro e Sabatino), nel secondo la “colpa” di Bonansea è stata solo quella di colpire la palla troppo bene. L'avesse “sporcata”, in mezzo volo come si è proposta, probabilmente avrebbe realizzato il suo terzo gol iridato.

Ma più dell’opportunità va raccontato come è stata costruita, ovvero con uno strappo palla al piede di Cernoia (la migliore con Gama e Giuliani), l’appoggio a destra per la sovrapposizione di Guagni e il successivo cross della fiorentina che ha trovato del tutto impreparata la difesa verdeoro.

Il c.t. Milena Bertolini ha cambiato il minimo indispensabile. Per nulla il sistema di gioco (4-4-2 con Galli e Bonansea esterne), solo la punta da affiancare a Girelli (Giacinti). Insistere sulle stesse è stato un rischio calcolato. Non solo Bertolini voleva arrivare prima per il prestigio e gli accoppiamenti, ma anche perché sapeva che, vincendo il girone, l’ottavo di finale si sarebbe collocato fra sette giorni, cioé con un tempo congruo perché tutte le quattordici giocatrici impiegate (Bergamaschi ha preso il posto di Giacinti, Boattin ha avvicendato una Bartoli nervosa e a rischio espulsione, Mauro ha sostituito Girelli) recuperassero completamente. 

L’Italia ha fatto registrare una variazione di modulo (dal 4-4-2 al 4-3-3 tendente al 4-5-1) solo quando è uscita Giacinti (grandissimo il lavoro fatto per la squadra) a beneficio di Bergamaschi. A quel punto il centrocampo era a tre (Galli, Giugliano, Cernoia) con Bonansea (a sinistra) e Bergamaschi (a destra) a scendere spesso sotto la linea della palla e, appena possibile, pronte a ripartire.

Peccato aver subito un’accelerazione centrale dopo un’uscita un po’ avventurosa di Sara Gama (per il resto capitana encomiabile): nessuno è riuscito ad arginare la neo entrata Beatriz che ha scaricato sull’accorrente Debinha, una furia. A quel punto Linari ci ha messo fisico e mestiere rallentandone la corsa, ma la brasiliana è crollata a terra. Con un altro arbitro non sarebbe mai stato rigore, ma la messicana Venegas Montes l’ha assegnato e Marta ha realizzato il suo diciassettesimo gol ai Mondiali, un record.

Onestamente va riconosciuto che il Brasile ha fatto di più prima del vantaggio che dopo. Infatti ha sfiorato il gol sia con Andressinha (traversa da punizione), sia Kathellen (colpo di testa fuori di poco). Nel primo tempo, invece, su un calcio d’angolo, Debinha ha girato di tacco e Giuliani ha deviato prodigiosamente.

Questo portiere, che ha il suo punto debole sulle palle giocate con i piedi, va celebrata tanto per le uscite quanto per l’acrobazia tra i pali. E’ vero che, davanti a sè, ha quattro giocatrici compagne affidabili (Guagni, Gama, Linari e Bartoli), ma finora è stata battuta solo da due calci di rigore. Uno, ribattuto, con l’Australia e l’altro con il Brasile. 

E’ anche grazie a lei, oltre che a chi segna, che l’Italia ha vinto il girone e può continuare a fare sul serio.