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L’ora scelta per la sua performance, mezzanotte e dieci minuti, è quella preferita da lui e dal suo antico amico Galeone entrambi ottimi frequentatori del tabarin. L’abbigliamento e la compostezza gestuale sono impeccabili. Lo smoking gli si addice, forse più di una tuta, e rende ancora più credibile il suo “aplomb” di livornese fumo di Londra. Ammicca alla giuria toccando le corde delle piccole ma profonde emozioni raccontando di quando, ragazzino, seguiva papà e mamma nelle balere dovesi esibivano con grande valore. Poi mette le mani avanti confessando che anche a lui ballare bene piacerebbe molto ma che farà ciò che potrà infischiandosene dei voti perché alle insufficienze ci è abituato fin dai giorni in cui andava svogliatamente a scuola. Infine, memore della sua professione vera, sentenzia che il ballo è come il calcio laddove per entrambe le discipline è questione di rispetto dei tempi. Non resta che cominciare.

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