Per allenare una grande squadra, e quindi i fuoriclasse, non basta essere un fine conoscitore di tecnica e tattica. Sarebbe troppo facile. Occorrono altre qualità, che vanno oltre la didattica, lo studio, le nozioni. Serve personalità per confrontarsi con calciatori di livello mondiale, ad esempio. E poi occorrono sensibilità nei rapporti interni, misura e autocontrollo per gestire i contatti con l'esterno, forza per prendersi anche le responsabilità altrui. La testa lucida e i nervi saldi, in un allenatore per un club vincente, contano quanto le conoscenze calcistiche, e forse addirittura di più.


Prendete Allegri. Le sue squadre raramente giocano bene: sono concrete, non brillanti o divertenti o addirittura coinvolgenti (poi è chiaro che se Dybala fa una magia dà spettacolo, ma quella è la prodezza di un singolo e non il prodotto di un gioco piacevole). Non era bello il Milan, non è bella la Juve. Però Max vince tanto. Adesso sta inseguendo il quinto scudetto e sarebbe un risultato che pochissimi tecnici hanno raggiunto nella storia. Appena tre, in verità: Trapattoni, che è a quota sette, e poi Lippi e Capello, arrivati appunto a cinque.

 

Ebbene, avete mai sentito Allegri dire che la sua squadra non ha sufficiente qualità? Direte: e come potrebbe lamentarsi della Juve? Se restiamo in Italia, effettivamente non ha motivi per piangere; al cospetto delle grandi d'Europa, però, qualche lacuna potrebbe anche denunciarla (come fece a suo tempo Conte, prima di lasciare Torino). Invece ha sempre lavorato affinché la sua squadra avesse autostima, consapevolezza, fiducia. E ha giocato due finali di Champions in tre anni, eliminando - diciamolo - avversarie più forti e complete.

 

E' anche per questo che Allegri è un allenatore da grande club. Ci viene invece il dubbio che non lo siano né Sarri né Spalletti, i quali - in questo periodo di difficoltà - sembrano impegnati più a giustificare i rispettivi insuccessi che a rilanciare i loro gruppi. Sarri (maleducazione a parte, quella è un'altra storia brutta) continua a piangere sui fatturati, a definire la Juve di un altro pianeta, a sostenere che non è il Napoli a dover vincere: così fornisce alibi a se stesso e ai suoi calciatori, i quali non avvertiranno il peso di un eventuale insuccesso. Spalletti fa quasi peggio, sostenendo che l'Inter non ha qualità. Come si deve sentire oggi un giocatore nerazzurro, sapendo che il suo allenatore non lo stima? Perché dovrebbe - usando un linguaggio un po' enfatico - buttarsi nel fuoco per lui?

 

Il Napoli di Sarri spesso gioca bene, le squadre di Spalletti in passato ci hanno divertito. Per una grande squadra, però, forse serve anche altro. Anzi: serve soprattutto altro.

@steagresti