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Il Chievo cambia. Tra alti e bassi. Tra infortuni e assenze dell'ultima ora. Il Chievo cerca identità. E adesso vuole rilanciarsi subito contro l'Atalanta. Il poker di reti subito a Milano dev'essere ricordo lontano. Il vantaggio sulle disperate della Colonna Infame è ancora buono. Ma i ragazzi di Mimmo Di Carlo devono lanciare un segnale. A se stessi, e al campionato. Chi siamo? E dove vogliamo andare? Lo abbiamo chiesto a Lorenzo D'Anna. Leader in campo per molti anni del primo Chievo della Favola.
Giocatore dalle indiscusse doti carismatiche. Tocca a lui stavolta fare le carte alla squadra gialloblù.
D'Anna, secondo lei il Chievo cerca leader?
«Il Chievo ha già i suoi leader. Luciano, Sorrentino, Mandelli, Pellissier».
Andiamo con ordine...
«Luciano è il leader... vocale della squadra. Si fa sentire. Giocatore di peso, elemento importante. La sua assenza per infortunio non è di certo passata inosservata. Adesso c'è e tutti ne possono trarre giovamento».
Gli altri tre?
«Mettono esperienza in ogni settore e anche loro sono elementi carismatici. Pper dire che la personalità non manca a questa squadra».
Eppure non sono mancati gli alti e bassi. Come li motiva?
«È la vecchia storia del Paradiso Chievo. La società è perfetta, puntuale, precisa. Non fa mancare nulla ai suoi tesserati. E intorno alla squadra non esistono particolari pressioni. E allora diventa necessario trovare sempre dentro di sé stimoli nuovi, forti motivazioni, situazioni che permettano di tenere alta la tensione e l'attenzione. Chi gioca nel Chievo deve sollecitare se stesso a dare sempre di più di quello che può dare».
A Milano il gioco non è riuscito.
«Sì, ma la sconfitta di Milano presenta diverse attenuanti. La partita che meritava particolari riflessioni è stata, invece, quella di Siena. Ma penso che non sia passata inosservata a nessuno».
Come non è passato inosservato il fatto che Pellissier stia per tagliare il traguardo dei cento gol in gialloblù.
«Una festa per lui. Un motivo di orgoglio per la società. Sergio ha dimostrato anche attraverso i numeri di essere un grande giocatore. Gli auguro che il gol possa arrivare il prima possibile. E io non dimentico il primo, tra l'altro anche il più bello della sua lista. La rete messa a segno a Parma è sintesi perfetta del suo modo di essere».
Il valore aggiunto?
«Devo tornare a parlare di Luciano. Viene da un anno disastrato. Ha saputo reagire, si è ripreso alla grande. E al Chievo, ripeto, può portare grande beneficio».
Qual è il giocatore che secondo lei può apportare qualità alla squadra?
«Io punto sempre su Vacek. Lo abbiamo visto giocare più volte. Sono convinto che saprà uscire alla distanza. Lo stiamo aspettando».
D'Anna, ma anche quest'anno il Chievo dovrà pensare solo alla salvezza?
«Non dimentichiamoci chi siamo e da dove arriviamo. La nostra storia ci dice che la salvezza resta sempre il primo grande obiettivo. Poi si può anche pensare oltre».
Crede sia possibile veder ancora qualche giocatore gialloblù in Nazionale?
«Pellissier è passato veloce. Ma meritava la chiamata. Purtroppo bisogna essere onesti nel dire che il reparto d'attacco è ben fornito. Il cittì Prandelli comunque ha mandato più volte a vedere i nostri ragazzi. La mia previsione? Potrebbe esserci spazio per Rigoni. E non voglio dimenticare Paloschi che nel giro azzurro c'è già. Ma ha bisogno di tempo. La maturità e l'esperienza lo aiuteranno a crescere».
Una riflessione sui centrali del Chievo?
«Gente di qualità, reparto ben assortito. Cesar è un nazionale. Morero spero possa rientrare il prima possibile. Mandelli ha esperienza da vendere. Andreolli è un ragazzo sul quale puntare».
E Acerbi? Era stato presentato come miglior centrale della cadetteria.
«Diamogli tempo. Due anni fa era in Lega Pro. Deve correggere i difetti e prendere esempi da chi gli sta davanti».
Per chiudere: qual è stata la partita migliore del Chievo fino ad oggi?
«La vittoria con il Napoli. Intensità, estrema lucidità, risultato. Atteggiamento giusto e tre punti in tasca. Proprio il massimo».