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Amadeus-Sanremo: far finta di esser normali.
Amadeus ha fatto sapere che il Festival di Sanremo deve tenersi alla data fissata (2-6 marzo) e deve essere con il pubblico in sala (almeno 500 persone più addetti alle varie incombenze produttive e organizzative). Deve esserci secondo Amadeus anche una sala stampa "in presenza", cioè qualche altra decina se non centinaia di giornalisti e operatori.
Insomma far finta di essere normali. Non è una speranza, è un programma. Non è un auspicio, è una strategia. La scelta di far finta di essere in tempi normali a partire dalla sera del 2 marzo. 
Ad oggi non vi è nulla nel mondo reale che autorizzi neanche solo sperare che il 2 di marzo ci possa essere nel mondo reale anche solo un accenno di quotidiana vita per così dire normale. Quella normalità di scena che Amadeus (e la Rai) vogliono sia l'abito del Festival di Sanremo.

Gran Bretagna chiude ingressi a mezzo mondo, Francia va per 15 giorni in coprifuoco dalle 18, Germania registra il suo record di vittime, Covid riparte in Cina, Usa sotto costante aumento di contagi: questa è ora la normalità.

Importa relativamente poco quanto sanitariamente efficace possa essere l'idea di tenere 500 persone in quarantena e all'ancora su una nave. Tenerli lì per dieci giorni prima e poi per tutta la durata del Festival e, nei giorni del Festival, trasbordarli su navette fino in porto e qui su pulmini e quindi a sedersi in sala all'Ariston. Importa invece la natura e il senso del messaggio Amadeus-Rai, il messaggio della normalità recitata sotto vuoto.
Sana recita o insano Narciso? Recitare una normalità per milioni di italiani alla tv può essere una scelta di resilienza. Il non lasciarsi abbattere, il tenere su il morale, il dare respiro, sia pure attraverso quella che sarebbe a tutti gli effetti una rappresentazione illusoria. Insomma una sana recita a fin di bene. Ma fare della recita della normalità la propria cifra professionale comunicativa può anche l'essere lo sguardo di un Narciso che si contempla. E che vuole normalmente immutabili le forme dell'esposizione della sua bellezza. Può essere lucidare lo specchio mentre la tempesta sfonda imposte e finestre. Può essere la recita della normalità un chiamarsi fuori dalla realtà. Con effetti stranianti e al confine del grottesco.

Davvero un Festival di Sanremo senza pubblico e giornalisti in carne e ossa sarebbe una mortificante resa? Resa a chi, a cosa? Perché un Festival di Sanremo 2021 deve assolutamente deve svolgersi in condizioni che la realtà inibisce ai teatri, ai cinema, agli stadi di calcio, ai concerti? O forse Amadeus ha ragione e davvero lo spirito e l'anima del paese si rasserenano e si irrobustiscono avendo la certezza che gli applausi sono dal vivo e che dal vivo i giornalisti interloquiscono con i cantanti.

La crisi di governo?
Bollettino di giornata dice che i Responsabili una volta chiamati così ora si chiameranno Costruttori. E che Conte magari si fa un partito e lo chiama Insieme. Insieme e Costruttori. dunque stiamo...sereni.