Carlo Ancelotti ha parlato del suo anno memorabile alla Gazzetta dello Sport: "A gennaio abbiamo vinto 8 partite su 8, tutte senza prendere gol. Meglio non si poteva iniziare questo 2014. La chiave della stagione però è stata la vittoria nella finale di coppa col Barcellona. Una finale vissuta con grande apprensione, ed eravamo senza Ronaldo. Era aprile ed è stata la prima volta che abbiamo usato il 4­4­2 in fase difensiva, e la vittoria di Valencia ci è servita per Monaco. Il 4 a 0 all’Allianz è indimenticabile, nel mio ranking è paragonabile solo al 3­ a 0 di Milan-United del 2007. Gara perfetta quella di Monaco. Poi, ovviamente, maggio. A Lisbona siamo andati con grande convinzione, perché sentivo che era il nostro anno: non vinci 4 a 0 a Monaco se non è il tuo anno. La finale non ci poteva scappare, la motivazione era fortissima, qui la chiamavano ossessione per la Décima. Quando Ramos ha pareggiato mancava ancora 1’10”, un sacco di tempo. Vittoria meritata. A novembre il record di vittorie, che, tuttavia, valgono fino a un certo punto: non vinci la Liga o la Champions, se perdi nei momenti decisivi. Arriva dicembre e con il mondiale per club il Real ha vinto quattro titoli in un anno solare, cosa mai successa prima e che mi riempie d'orgoglio. In questo 2014 siamo entrati nella storia di questo club immenso e vogliamo continuare. Il Real Madrid è una potenza. Ha un’immagine bestiale in tutto il mondo. Lo immaginavo, ma dal di dentro vi dico che mi hanno sorpreso. Organizzazione perfetta, affetto travolgente ovunque andiamo, struttura impeccabile: abbiamo tutto ciò di cui abbiamo bisogno. La situazione del rinnovo di contratto è chiara: non so quando, ma si farà. Sto troppo bene, a tutti i livelli. La mia storia qui continua. Se guardi la Serie A in tv ti accorgi che i ritmi sono certamente diversi rispetto a quelli di altri campionati. Le squadre italiane sono molto organizzate e anche per questo i ritmi sono più bassi. Oggi in Europa siamo penalizzati ma prima non lo eravamo, e abbiamo sempre giocato così. A livello mentale le squadre italiane, soprattutto se escono dalla Champions, pensano al campionato e non riescono a dare l’importanza che si merita all’Europa League. Detto questo la Juventus ce la può fare col Borussia Dortmund. Dovrà solo ricordarsi che giocherà contro il Borussia di Champions e non quello di Bundesliga. Il mercato è figlio degli incassi, che sono quelli che sono. E non è un caso che la più competitiva, la Juventus, sia anche l’unica con uno stadio di proprietà. Il Milan? Seedorf ha pagato il fatto che nel nostro lavoro non c’è cosa più difficile che prendere una squadra in corsa. Hai le tue idee e hai poco tempo per imporle, e devi farlo su una squadra che ovviamente va male. Sono legatissimo al Milan, è un club che ha fatto la storia del calcio mondiale. Totti? Immortale. E al di là delle qualità tecniche vale il fatto che trasmette una bellissima immagine del nostro sport. Mi dispiace solo non averlo allenato, ma mai dire mai: lui giocherà fino a 45 anni, vuol dire che ne ho ancora 7 per andare alla Roma. L’Italia paga il fatto che la nostra generazione di giovani, che è di buon valore, non è abituata alle competizioni internazionali coi propri club. Penso a De Sciglio, Darmian, Insigne, Immobile, e in misura ovviamente minore visto che è al Psg a Verratti. Hanno bisogno di esperienza: senza un Mondiale è complicato".