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Otto punti mangiati a Barcellona e Atletico Madrid nelle ultime otto gare di Liga e così, dopo 63 giornate, si è completata la rimonta del Real Madrid targato Ancelotti, leader solitario del campionato dopo 25 turni. Rimonta che fa rima con rivincita, perchè il tecnico italiano ha dovuto sopportare le critiche che accompagnano qualsiasi tecnico che si sieda sulla panchina più rovente e importante del mondo allo stesso tempo. Ora i numeri sono dalla sua, con 63 punti all'attivo e il miglior bottino dopo 25 partite per un debuttante alla guida delle merengues; questa è anche la terza miglior partenza della storia del club, che punta a superare il muro dei 100 punti e che è imbattuto da 26 gare di fila (il record di Leo Beenhakker del 1988/89 è di 34). Ma le cifre non dicono tutto del grande momento di forma che la squadra sta attraversando, pronta a tornare sul palcoscenico della Champions League ("La Decima è un'ossessione", ha confermato recentemente Ancelotti), già in finale di Copa del Rey col Barcellona e attesa domenica prossima da un nuovo derby con l'Atletico che potrebbe essere un crocevia del campionato. 
LA FORZA DELLA CALMA - Dopo tre anni vissuti pericolosamente sul filo della tensione con Mourinho, Carletto ha saputo imporre il suo stile pacato anche nelle merengues, dimostrandosi grande gestore dello spogliatoio prima ancora che allenatore tra i più preparati in circolazione. Nello stesso anno, Ancelotti ha dovuto gestire casi spinosi come l'addio di Ozil e le difficoltà di Benzema prima e Di Maria poi, gli infortuni in mezzo al campo di Khedira e Xabi Alonso e ha ereditato dalla passata stagione lo spinoso dualismo Casillas-Diego Lopez. E' stato criticato senza sconti per l'assenza di gioco a inizio stagione e la difficoltà a costruire una squadra contemporaneamente equilibrata e spettacolare, imbottita come sempre di giocatori offensivi dopo gli arrivi di Isco e Bale. Senza dimenticare il rilancio della cantera con Carvajal, Morata e soprattutto Jesè, che si sta ritagliando uno spazio più che significativo al suo primo anno in prima squadra.