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Re, imperatore, padrone, cos’è ormai Carlo Ancelotti per Madrid? Ma soprattutto, cos’ha dentro la sua squadra per realizzare un’impresa dietro l’altra, un miracolo dietro l’altro? Le storie (perché di storie si tratta, non di partite) con Psg, Chelsea e Manchester City raccontano una squadra infinita, forte, fortissima tecnicamente, ma dentro di più, una squadra che non smette mai di crederci, proprio come il suo allenatore. Se facciamo due conti, fra l’andata e il ritorno il City ha avuto più occasioni del Real, ma gli è mancato quello che il Real ha nella sua storia, rinnovata in questi mesi da Carletto: la forza interiore.

Ora Ancelotti giocherà da allenatore la sua terza finale di Champions League
contro il Liverpool, la quinta in assoluto, e anche questo è un record: ha superato Lippi, Ferguson e Klopp (quattro presenze a testa), suo prossimo avversario. Per ora il bilancio con i Reds è pari, vedremo a Parigi. Dove non ci sarà Guardiola che continua a non vincere la grande coppa da quando ha lasciato Messi e il Barcellona.

UN CALCIO DA IMPAZZIRE - Queste cose succedono solo se gioca il Real Madrid. Cose da pazzi, da calcio folle, assurdo e fantastico. Verso la fine dei primi due tempi, stavamo scrivendo che non era stata la stessa partita dell’andata e che non poteva esserlo. Sono bastati pochi secondi per buttare via l’attacco del pezzo. Real-City è stata identica all’andata per emozioni e follia, allora distribuite in 90 minuti, stavolta condensate in un finale pazzesco. Uno a zero per il Manchester al 44' del secondo tempo, col 4-3 dell’andata faceva 5-3 per gli inglesi. Al 40', al 41' e al 42' tre occasioni per il City per mettere una pietra sulla qualificazione, una clamorosa di Grealish con respinta sulla linea di Mendy. Il Real annientato, i cambi di Ancelotti alla deriva. Rodrygo mai presa palla, Asensio mai entrato in gioco, solo Camavinga aveva portato un po’ di energia.

Bene, siamo arrivati all’ultimo minuto e il mondo si è capovolto: Camavinga, Benzema, Rodrygo che ha bruciato Laporte e portato il Real sull’uno a uno. Il quarto uomo Massa ha alzato la tabella luminosa: 6 minuti di recupero. Al secondo, la prima parte dell’ennesimo miracolo madridista si è materializzata: cross di Carvajal, tocco di testa di Asensio, colpo di testa di Rodrygo, due a uno. Dritti ai supplementari col Bernabeu impazzito e Guardiola con lo sguardo perso. Non credeva a quanto stava accadendo.

Eccoli i supplementari, terzo minuto del primo tempo: Camavinga è partito palla al piede, Rodri l’ha abbandonato al suo felice destino, tocco per Rodrygo che diventerà l’incubo di Guardiola, cross, Benzema ha bruciato Ruben Dias che l’ha steso, rigore. Karim, gol. Poi solo gestione, mentre lo stadio ribolliva di un entusiasmo incredibile. Breve considerazione: Ancelotti ha tolto Casemiro, Modric e Kroos, forse il miglior centrocampo d’Europa, e ha vinto la partita. O ha un c... fuori dal mondo o del mondo è il migliore. Noi siamo per la seconda opzione.

LA DIFFERENZA - 
A Manchester la sfida era felicemente impazzita fin dall’inizio, toccando punte incredibili di spettacolo, di emozioni, di grande calcio. A Madrid è successo tutto questo nel finale dopo una partita equilibrata, giocata di più dal Real, ma con conclusioni pericolose del City. Prima dell’esplosione finale, le due difese avevano sbagliato molto meno rispetto all’andata, concedendo nel primo tempo una sola vera palla-gol, quella di Bernardo Silva (su tocco di De Bruyne) nata comunque dal solito errore di Militao. Le squadre sentivano oltremodo l’importanza del risultato. Così De Bruyne, pur presente al gioco, non ha incantato (e a metà ripresa è stato sostituito), come Foden e Mahrez (un solo lampo, quello del gol), mentre dall’altra parte Benzema per 89 minuti non è stato quel demonio visto e ammirato all’Etihad.

VINICIUS E WALKER - Non c’era tanto palleggio nel Manchester City (alla fine del primo tempo aveva un possesso palla inferiore agli avversari, 49 a 51, il che per Guardiola non è mai un buon sintomo), ma neppure c’era tanta pericolosità nel Real. Il recupero dei due terzini Walker e Cancelo è stato un vantaggio per Guardiola. Soprattutto Walker: all’andata Vinicius si era approfittato della lentezza dei suoi marcatori, prima Stones e poi Fernandinho, con Walker era tutto diverso, lo spunto era pari. Per attaccare Ancelotti aveva modificato un po’ il centrocampo schierandolo a rombo, con Casemiro davanti alla difesa, Modric trequartista per controllare (con buoni risultati) Rodrigo, Valverde mezz’ala destra sulle tracce di Bernardo Silva e Kroos dall’altra parte su De Bruyne.

Nel primo tempo il Real ha avuto la migliore possibilità di segnare con Vinicius ma, come detto, l’occasione più nitida è stata del City. Assai clemente Orsato nei confronti di Casemiro che avrebbe meritato il giallo per due volte, prima per un fallo su De Bruyne, poi su Foden. Il cartellino è rimasto in tasca all’arbitro italiano.

VANTAGGIO CITY - Il Real è partito come una furia a inizio ripresa, Vinicius ha sbagliato un gol fatto e in un altro paio di occasioni ha cincischiato in area. E mentre la squadra di Ancelotti stava raggiungendo lo sforzo massimo, ha segnato il City col peggiore in campo, Mahrez, più volte richiamato da Guardiola: legnata di sinistro sul primo palo ma sotto l’incrocio, dopo un’azione aperta da Gundogan e rifinita da Bernardo Silva. Il Real non ha più reagito, si è disunito e ha rischiato il tracollo. Che alla fine è arrivato, ma sulla sponda opposta. Comunque vada a finire, questa Champions dovrebbero assegnarla d’ufficio al Real Madrid: nessuno, in tutta la storia di questa coppa, ha mai fatto entusiasmare ed appassionare la gente al gioco del calcio quanto il Real di Ancelotti, una squadra che non finisce mai.



IL TABELLINO

Real Madrid Manchester City 3-1 dts

Marcatori: 73′ Mahrez, 90′ Rodrygo, 90+1′ Rodrygo, 95′ rig. Benzema

Real Madrid (4-3-3): Courtois; Carvajal, Militao (115′ Vallejo), Nacho, Mendy; Modric (75′ Asensio), Casemiro (75′ Camavinga), Kroos (68′ Rodrygo); Valverde, Benzema (104′ Ceballos), Vinicius (115′ Vazquez). Allenatore: Ancelotti. A disposizione: Lunin, Fuidias, Alaba, Marcelo, Jovic, Diaz.

Manchester City (4-3-3): Ederson; Joao Cancelo, Ruben Dias, Laporte, Walker (72′ Zinchenko); Bernardo Silva, Rodri (99′ Sterling), De Bruyne (72′ Gundogan); Mahrez (84′ Fernandinho), Gabriel Jesus (78′ Grealish), Foden. Allenatore: Josep Guardiola. A disposizione: Steffen, Carson, Akè, Egan-Riley, Palmer, Mcatee, Lavia.

ARBITRO: Daniele Orsato (Ita)

AMMONITI: Modric, Laporte, Carvajal, Militao, Sterling, Zinchenko