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Una vita da mediano, una vita per il Brescia. Prima giocatore-bandiera, adesso allenatore delle giovanili. È vero: Antonio Filippini non ha un curriculum immacolato; ha giocato anche altrove (Palermo, Lazio, Treviso, Livorno). 
Ma i derby della Capitale, senz'altro infuocati, e le notti livornesi, talvolta magiche, non possono competere con la storia biancazzurra che il rocker di Urago Mella si ritrova fra le dita: 281 partite e 15 gol fra A e B, roba da matti a pensarci quando cominci a giocare all'oratorio e hai tutta la carriera davanti. Roba per cui può valere la pena anche smettere di giocare, se serve a mantenere il legame con la tua squadra del cuore. Antonio questo ha scelto: smette di giocare, quando potrebbe continuare, pur di rimanere nel Brescia. Si ritira «per amore verso la maglia». 
UN PO' COME un anno fa suo fratello Emanuele, ieri ammesso al Master di Coverciano per tecnici di prima categoria: «Io allenatore: l'idea mi piace e se ci riesce il mio gemello, ce la posso fare anch'io – scherza Antonio, che lunedì incontrerà il direttore sportivo Andrea Iaconi per definire il suo nuovo ruolo -. Mi ci vedo, come tecnico. Certo, il mio sogno nell'immediato era essere un giocatore allenato da mio fratello Emanuele, ma non è stato possibile. Dunque sarà fantastico provare una nuova avventura, sempre con il Brescia addosso. Ho anche altri progetti: a novembre uscirà il mio primo disco, rigorosamente rock, e vorrei fare anche qualche concerto. Ma il calcio resta una mia priorità e il calcio per me è sinonimo di Brescia, quando posso. Da giocatore non potevo più. Da tecnico sì». 
Sprizza entusiasmo, Antonio. Nel 2004 andò a Palermo perché l'offerta era notevole e anche il Brescia poteva monetizzare; dopo una finale play-off vinta con il Livorno a spese del Brescia (perché se si è professionisti, si è professionisti), un anno fa è tornato a casa per chiudere la carriera. Appesi gli scarpini, con ogni probabilità allenerà i Giovanissimi regionali. Emanuele da un anno si occupa degli Allievi regionali. Nella riorganizzazione del vivaio, affidato per la responsabilità tecnica a Filippo Giraldi, la Primavera resta di Giampaolo Saurini, gli Allievi nazionali di Roberto Galletti, mentre Ivan Javorcic dovrebbe prendere i Giovanissimi nazionali. «In ogni caso, nessun problema: a me interessa solo iniziare con i ragazzi e ripartire dal Brescia - spiega Filippini -. Credo che mi toccheranno i Giovanissimi regionali, che allenerò sfruttando il mio patentino di base, preso a Verdello. Per prendere quello di prima o di seconda e diventare allenatore a tutti gli effetti dovrò andare a Coverciano: un nuovo obiettivo».
SCADUTO il contratto con il Brescia, Filippini stava parlando con la Feralpi Salò, che lo voleva un anno fa. A 38 anni  Filippini sarebbe ancora giocatore nella grinta e nel fisico: nell'ultima stagione, al di là della retrocessione del Brescia, quando era stato chiamato in causa aveva dimostrato di reggere ancora l'urto della serie A. Soprattutto nell'interregno di Mario Beretta (Beppe Iachini, invece, lo vedeva poco). «Sinceramente, credo che avrei ancora nelle gambe una o due stagioni a buoni livelli. Ma piuttosto di andare a cercare fortuna altrove, ho preferito rimanere a Brescia. Vuoi mettere un bella sfida con l'Atalanta! Niente di meglio». Neanche un derby Roma-Lazio.