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Arbitri, ce ne sono di cose strane che fanno. Una la fanno proprio strana anche se nessuno se ne lamenta troppo, anzi nessuno se ne lamenta proprio. Eppure sono strani questi arbitri quando sopportano, tollerano, di fatto accettano il "vaffa" in campo loro inviato dai giocatori e invece non sopportano, non tollerano, non accettano il "senta..." pronunciato, sibilato, magari gridato dalla panchina. Scena abituale in ogni partita: l'arbitro fischia un fallo, una punizione contro qualcuno, non importa chi. Il giocatore cui è stato fischiato il fallo nega stupefatto di averlo mai commesso, mima e recita per il pubblico (allo stadio e in tv) incredulità e sgomento, va a dire con gesti plateali all'arbitro che ha visto male o non ha visto proprio. Fa tutto questo accompagnato da qualche compagno che fa da coro e corteo alla protesta. Che non è solo protesta, è pubblica derisione, se non pubblico ludibrio dell'arbitro.

Infatti la sequenza regolarmente finisce con il giocatore in protesta che accenna gestualmente alla testa dell'arbitro che non ci sta...con la testa. Quindi il giocatore si allontana con sorriso di scherno e con gesto del braccio, oltre che sillabato mormorio, che hanno un solo contenuto e significato: arbitro, ma 'vaffa'! 'Vaffa' all'arbitro esibito in favore di pubblico. Gli arbitri quasi sempre in questi casi fanno nulla, lasciano fare. Se invece un allenatore si alza dalla panchina e dice una parola di troppo o una parola fuori posto, allora l'arbitro spesso si impegna in una corsetta verso la panchina stessa e ammonisce o espelle. Il 'senta', il 'ma che fa' dalla panchina gli arbitri lo stangano. Il 'vaffa' in campo tendono (da regolamento?) a considerare faccia parte del gioco. Perché facciano così non so.

Prima ipotesi: il calcio è divertimento, industria dell'intrattenimento televisivo. Se ti metti ad ammonire e poi espellere giocatori che ti mandano a "vaffa" danneggi lo spettacolo e quindi l'assetto economico di tutta la faccenda. E poi i giocatori ad assediare l'arbitro e quindi ad indicare che non capisce e vede nulla e quindi a mandarlo a quel paese è sequenza ormai consolidata nel format dello show. Seconda ipotesi: se butti fuori un giocatore perché ti ha pubblicamente mandato a quel paese, poi ne viene sicuramente fuori un casino più o meno grande. Se invece espelli un allenatore o uno qualsiasi della panchina perché è stato irrispettoso fai la figura del duro e deciso senza nessun danno collaterale. Terza ipotesi: far finta di non vedere, fingere di non sentire, aspettare passi il momento, evitare guai e casini è considerata, anche tra gli arbitri, suprema arte di governo. L'eccezione con le panchine conferma la regola: nello show le panchine sono la parte debole con cui si può far la scena di essere forti.

Arbitri, non può che venire in mente il Var. Chi è il vero arbitro nella partite della Serie A? Quello in campo o quello al Var? Abbiamo preso l'abitudine, noi tifosi e le tv, a considerare il vero arbitro quello al Var. Attendiamo la sua decisione come sentenza mentre la decisione dell'arbitro in campo la viviamo come un'opinione. Quindi noi tifosi e le tv del calcio e la chiacchiera sul calcio vogliamo sempre più Var. Var per ogni azione discutibile e disputabile fin dal suo primo e fino all'ultimo passaggio e tutto quello che c'è di mezzo. E' una voglia matta. Ma non è una buona voglia. Tifosi e tv (cronisti e commentatori) tendono volentieri a dimenticare che calcio è sport di contatto e che contatto non equivale a fallo. Nessun Var, nessuna immagine riprodotta potrà mai dire in maniera misurabile e accertata se quel contatto ha portato o no danno a uno dei due giocatori. Lo può valutare (valutare, stimare, non misurare) solo l'arbitro in campo. Non c'è, non esiste la prova oggettiva della fallosità o meno di un contatto di gioco. Ma noi tifosi e le nostre tv e le nostre chiacchiere post e pre partita vogliono sempre più Var. Così gli arbitri in campo ne fanno di cose strane. Eccone un'altra: a vedere lo schermo Var ci vanno qualche volta sì e qualche volta no. Noi vorremmo ci andassero sempre, proprio sempre. Loro tenderebbero a non andarci quasi mai. Così fanno questa cosa strana del qualche volta sì, qualche altra no. Poco manca tirino la moneta per decidere se sì o se no.