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Il Nobel per la Pace è stato assegnato al “World Food Programme”, l’organizzazione che fa capo alle Nazioni Unite e si occupa dell’assistenza alimentare nel mondo. La motivazione per la quale è stato assegnato il prestigioso riconoscimento è di grandissima attualità. “In tempi di pandemia il World Food ha dimostrato incredibili capacità nella lotta contro la fame che affligge la maggioranza degli abitanti nel nostro pianeta. L’agenzia, che ha sede in Italia a Roma, rappresenta uno dei punti di riferimento più importanti per la lotta contro la fame la quale principalmente è frutto delle guerre che devastano intere aree mondiali. Quindi la formula “cibo per tutti uguale a pace universale” sta alla base di questo progetto sostenuto economicamente da istituti privati.

L’assegnazione del Nobel è avvenuta in un giorno speciale e dopo un’altra giornata molto importante. La seconda si è consumata ad Assisi dove Papa Francesco ha presentato la sua ultima enciclica, nel nome del santo poverello, mirata soprattutto al tema dell’abbattimento di tutte quelle avidità e speculazioni che impediscono alla forbice sociale di ridurre se non proprio annullare le distanze tra i troppo ricchi e i troppo poveri. L’ennesimo atto di un Pontefice che per la prima volta nella storia della Chiesa, ha il coraggio di mettere in discussione i vecchi e consunti teoremi che hanno permesso al Potere ecclesiastico di vivere sopra la gente e non tra le persone. Non a caso la figura di Bergoglio infastidisce sempre di più la casta paludata.
L’altro giorno speciale coincidente con il Nobel è adesso, in queste ore. Proprio oggi, giorno in cui la protesta nazionale degli studenti di “Fridays For Future” sta raccogliendo in tutte le piazze italiane migliaia di giovani in bicicletta e armati di simboliche scope per ricordare al nostro Governo e a quelli di tutto il mondo che la questione climatica è un’emergenza non più rimandabile e che la stessa pandemia la quale non vuole dare tregua potrebbe essere figlia di questo decadimento e disfacimento climatico provocato dall’uomo. Senza doverci allontanare troppo da casa nostra con discorsi di ampio respiro sulla deglaciazione in corso e sui miasmi tossici che ammorbano l’aria, basta rivivere ciò che è accaduto nei giorni scorsi in alcune zone d’Italia in Liguria e Piemonte dove la natura violentata ha replicato devastazioni annunciate.

Ecco perché i “ragazzi del clima” stanno tornando a far sentire la loro voce nel primo e grande sciopero nazionale dichiarato affinché i governanti del nostro Paese e la politica tutta mettano la crisi climatica al centro dell’agenda. Non soltanto quella mondiale, ma almeno quella italiana. La speranza e l’augurio è che quelle voci dei nostri ragazzi non si disperdano, inascoltate, nell’aria intossicata da veleni e virus.