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Il clamoroso e anche inatteso successo dell’Italia a spese dei campioni del mondo uscenti dell’Argentina, teoricamente avrebbe dovuto rasserenare un minimo il clima e ammorbidire i toni delle discussioni aperte sulla squadra azzurra invece, paradossalmente, la tensione cresceva ancora di più sino a diventare addirittura palpabile da ciascuno dei protagonisti di un’avventura tutta da scrivere.

CHE CLIMA - La sede del ritiri azzurro a Barcellona si trovava nella periferia della città catalana in una zona brulla tanto diversa da quella di Pontevedra, a Vigo, che aveva ospitato Bearzot e i suoi ragazzi. Il sole infuocato e il vento di phon che arrivava dall’Africa rendevano il clima spesso irrespirabile e ci si muoveva con lentezza quasi fossimo tutti immersi in un barattolo di marmellata. Uno stato di fastidio permanente che provvedeva fatalmente a vivere con i nervi a fior di pelle. Bastava un nulla, anche soltanto una sciocchezza, a scatenare il finimondo.

La valigia pronta per tornare in Italia. Poi quel 'bastardi' urlato da Gentile
CLIMA TESO - Il ritiro, naturalmente, era aperto alla stampe e alle televisioni. Era possibile assistere agli allenamenti quotidiani per poi incontrare Bearzot e Zoff i quali erano gli unici ad avere il diritto di poter parlare dopo l’attuazione del silenzio stampa successivo alla partita con il Camerun.  Il contatto dei giornalisti con gli azzurri e viceversa era comunque inevitabile durante il tragitto tra il campo e gli spogliatoi. Istanti in cui, pur rispettando l’ufficialità del non detto, era normale che si scambiassero quattro chiacchiere in modo informale.
Il Brasile era ormai alle porte e gli azzurri, come cani da caccia, fibrillavano annusando la preda. Il più teso tra tutti era, manco a dirlo, Marco Tardelli al quale si accostò un collega inviato. I due parlottarono per qualche istante e poi, improvvisamente, si misero a urlare e ad insultarsi. Il giornalista invitò fuori dai cancelli del ritiro Tardelli per “regolare i conti”. Il giocatore non se lo fece dire due volte. Vennero bloccati e divisi all’ultimo momento dal servizio d’ordine prima che si mettessero le mani addosso. Un evento che fece clamore e che accadde il giorno successivo a quello in cui Enzo Bearzot stava per volare addosso all’inviato del Messaggero Lino Cascioli urlando: “Puoi attaccare me ma devi lasciare in pace il gruppo”. Ci vollero le maniere forti per evitare che il litigio degenerasse in rissa. Il clima era quello. Un inferno in terra con sullo sfondo il Brasile.

LA PACE - Un minimo di pace e di serenità venne portato da fuori. Arrivarono a Barcellona Giovanni Trapattoni e Giancarlo De Sisti gli allenatori delle due squadre, la Juventus e la Fiorentina, che si erano contese lo scudetto sino all’ultima giornata di campionato. Vennero ospitati per un giorno intero e una notte nel ritiro azzurro. Parlarono a lungo con i ragazzi che conoscevano molto bene. In particolare il Trap trascorse l’intero pomeriggio con Paolo Rossi. Poi, lo si seppe soltanto a Mondiale concluso, tirarono sino all’alba intorno ad un tavolo del summit organizzato insieme con Bearzot, Cesare Maldini e Zoff. Il 5 luglio, al Sarria, sarebbe accaduto il miracolo.