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“E’ un limite mio, evidentemente non sono bravo a farmi prendere i giocatori”. Il mea culpa del tecnico dell’Atalanta Gian Piero Gasperini, quando mancano pochi minuti alla mezzanotte, suona come un grido disperato. L’ultimo tentativo per farsi ascoltare ai piani alti, prima che le porte del mercato si chiudano per 4 mesi lasciandolo, per l’ennesima volta, senza rinforzi in attacco. A dieci giorni da quel 1° settembre che può cambiare ancora i connotati della sua squadra, l’Atalanta riesce a frenare i Campioni d’Italia in carica senza una terza punta in campo. Per centellinare i suoi attaccanti, il tecnico è stato costretto a dividere il tandem colombiano così tante volte provato in sicronia nel pre-campionato. Prima Zapata, poi Muriel. E il gol è arrivato da Malinovskyi: ma uno non basta, il Gasp cerca qualcuno in grado di farne “più di 6 a stagione”. 
 
‘ATTACCO’ AL MERCATO- “Lo rispiego perché qualcuno fa fatica a capire: l’Atalanta ha bisogno di attaccanti, lo dico da anni. Da quando abbiamo perso il Papu e Ilicic non abbiamo avuto ricambi in quel ruolo”. E ancora: “Ogni tanto l’Atalanta ha difficoltà di organico, ho visto cambiare 4 attaccanti al Milan, noi negli anni di Champions non siamo riusciti a rimpiazzare. Mi sono scocciato di fare questa richiesta degli attaccanti, non riesco a far passare il messaggio, bisogna combattere con questa filosofia, vuol dire che non sono credibile nel chiedere quello che serve”. A Bergamo infatti continuano ad arrivare rinforzi diversi dalle sue idee. A gennaio Boga, un esterno offensivo che la scorsa stagione ha deluso e non sta giocando nemmeno 1’ in quella in corso. A giugno Demiral, un riscatto inaspettato di un difensore tenuto in panchina le ultime giornate. A luglio Ederson, un centrocampista offensivo che taglia l’area, ma parte sempre arretrato. Ad agosto Soppy, un esterno e nemmeno sinistro, nella fascia dove da mesi Gosens aveva lasciato un vuoto. L’unico ad andare vicino, ma è sempre ‘fuochino’, alle sue richieste è Lookman, “un attaccante che arriva dentro l’area”. Eppure rimane sempre un esterno offensivo, non certo una punta a tutto tondo, non un centravanti alla Pinamonti, sfumato sul più bello dopo settimane di promesse. Il Gasp ha bisogno di qualcuno che la butti dentro, uno specialista dell’ultimo passaggio, per segnare una rete in più degli avversari e ritornare subito in Europa.
 

UN SOLO NOME- Il problema è bello grosso, perché mentre gli unici attaccanti sono ancora a quota 0 e a segnare ci pensano difensori (Toloi) e trequartisti (Malinovskyi), sulla lista del mercato nerazzurro c’è un solo nome sotto la voce ‘attacco’ ed è quello di un classe 2003 con esperienza nello Sturm Graz. Rasmus Hojlund, 6 gol nella Bundesliga tedesca. Ma il Gasp è stato chiaro: 6 non bastano.
 
PAGLIUCA ASCOLTA- Direttamente dall’America, in occasione del match di lusso ieri sera al Gewiss Stadium si è presentato anche il co-chairman nerazzurro Stephen Pagliuca. E ha ascoltato attentamente le dichiarazioni del tecnico, che però ha precisato: “Non gli ho chiesto un attaccante”. Ma l’azionista americano si è detto pronto ad investire: “La nostra strategia è investire per migliorare. La famiglia Percassi sta cercando dei grandi giocatori da portare qui a Bergamo”. Ne basta uno, un attaccante per il Gasp: restano 10 giorni per trovare un valido 10.