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  • Atalantamania: 6 il miglior attacco della Serie A!

    Atalantamania: 6 il miglior attacco della Serie A!

    • Marina Belotti
    Ha segnato più gol di Dybala, Mandzukic e CR7 messi assieme. Ha segnato più della Juve dei record che se ne sta lì, 53 punti raccolti nel solo girone di andata. Trentanove gol, uno in più dei Campioni d’Italia che hanno in rosa un Campione del Mondo. L’ennesimo traguardo che Gasperini si porta nella sua casa, ormai stabile, in centro a Bergamo: mai la Dea nella sua storia aveva segnato così tanto nella prima parte di campionato. Eppure è la stessa che, al cospetto di un mediocre Copenaghen, si è fermata per due volte sullo 0-0 e ha calato il sipario sulle stelle. Eppure è la stessa che, col Cagliari a metà classifica, ha perso in casa senza segnare. È la stessa, ma è anche diversa.

    UNITI SI VINCE SEMPRE- Per prima cosa un tempo andavano in gol- a spizzichi e bocconi-alcuni giocatori dell’Atalanta, ma si era certi che sulla loro carta d’identità non si leggeva ‘Duvan Zapata’. Lo stesso che voleva sfondare il record dei 12 gol in A e che fino a quaranta giorni fa era a secco, oggi è a -2 dall’obiettivo. Lo stesso, ma anche diverso. Con una forza, una fame, una potenza nuova, che parte dalla testa e arriva ai piedi. Per merito di un Papu che dall’alto- si fa per dire- della sua esperienza da leader nerazzurro, sa come creare il feeling giusto con chi è davanti, che sia un orsetto o una pantera. Quell’affinità magica e a tratti unica con Petagna, oggi si respira in campo quando Zapata lo solleva in aria e lui tenta invano di fare lo stesso. Anche Barrow si è ben inserito in questo triangolo: non il terzo incomodo candelino, ma la miccia che serve comodamente cross e spinte. E ora che il trauma- non post partum, ma post ritornum dalla cacciata dall’Uefa- è superato, testa e gambe collaborano. La forza dell’Atalanta è data dal suo amalgama, il lavoro di squadra di tante singole pedine che rincorrono il loro personale scacco matto.

    SAN GIUSEPPE- Una di queste, la mente e il braccio per eccellenza, è quella di Josip Ilicic. Appariva così ieri pomeriggio ai duemila presenti a Reggio: annoiato, una mina vagante in mezzo a un campo avvolto più da nerazzurri che da neroverdi, pronto a imbarcarsi al check-in per due settimane di relax. E invece il cecchino l’ha fatto lui, freddo, spontaneo, facile facile. Chissà se non fosse stato annoiato. Chissà se fosse stato in campo dal primo minuto. Ma va bene così: tre gol in mezz’ora, 794’ minuti giocati in stagione, sei reti e tre assist totali. Se l’arbitro Pasqua stonava col periodo, san Giuseppe si è calato a pennello nel ruolo del maschio alfa nella stalla provinciale e intima della famiglia Atalanta. La sestina è gran parte merito suo, peccato che la Tombola di Natale non gli abbini alcun premio.

    TOMBOLA!- Ma nella Tombola Napoletana il 39 dei gol fatti rappresenta una corda al collo: segnare così tanto è solo una faccia della medaglia, quella sorridente a 39 denti, ma accanto c’è anche il vaso da notte- ma di una notte buia e tempestosa- dei 27 gol subiti, molto lontani dagli 11 presi dalla Juve. La Dea segna, ma si scopre. La Dea vince, ma rischia sempre di perdere. Anche ieri, seppur il Sassuolo si sia dimostrato di gran lunga inferiore alla caratura bergamasca, per ben due volte l'ha quasi raggiunta. E questo perché la difesa latita e scivola in un sonno profondo. Gli erroracci di Djimsiti e Toloi nelle ultime gare, e di Palomino e Berisha ieri, sono campanelli d’allarme che invocano l’evacuazione dal campo. Una pausa, che sia una vacanza e una seduta migliorativa, ma al contempo una nuova attenzione al mercato. La Dea saluterà Rigoni e forse Pasalic- per buona pace del buon Gasp- ma ha bisogno di un rinforzo nelle retrovie e al momento può ancora tesserare un extracomunitario. Il buon proposito dell’anno nuovo è replicare i 28 punti dell’andata e sperare nell’Europa. Quindi, a un giorno dal Capodanno, glielo auguro a questa Atalanta che col suo gioco ha emozionato gli sportivi di tutto il Paese: “Buon viaggio, che sia un’andata e un ritorno…”. Ricco e intenso quanto l’andata.

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