190
A fregare la Dea, a conti fatti, è stata l’illusione. Quando un’impresa del genere la sogni per tutta la tua vita da calciatore-e sono parecchi i ‘trentenni’, o quasi, tra i nerazzurri- ci metti gambe, corpo e anima per centrarla e pensi di avercela fatta, arrivi a commettere il più grossolano degli errori. Perché non può essere un caso che il gol del Psg, dopo un’ora di assalti implacabili, sia arrivato esattamente allo scadere, a quell’amarissimo novantesimo minuto. 
 
Alla Dea sarebbe bastato respingere con qualsiasi piede o zucca anche quella sfera di Marquinhos, come fatto fino a quel momento sui tiri di Neymar e Mbappé, Icardi (poco o nulla) e Sarabia. Del secondo centro è inutile parlare, è solo il secondo tempo dello stesso amarissimo film: senza il gol di Marquinhos, la Dea non avrebbe certamente preso il tap in di Choupo-Moting. Non solo: se l’intuizione di Neymar, l’unica davvero vincente di serata, fosse arrivata 10’-15’ prima, la Bergamasca avrebbe avuto la forza di provare a chiuderla prima dei supplementari grazie alle forze fresche ed esperte Muriel e Malinovskyi. Ma così, al 90’, con il Re Sole che sembra attendere lo scoccare dello scadere per ingiungere il suo editto più terribile, un’Atalanta che ha gettato il cuore oltre l’ostacolo si sente presa in giro e non regge alla beffa.
 
Eppure, a pensare che alla fine era meglio perdere 3 o 4 a zero rispetto che farsi soffiare la Semifinale negli ultimi 180’’, si commetterebbe un grosso errore di valutazione. Perché, superato il rammarico delle le prime ore, giornate, settimane, alla Dea rimarrà la prova eroica e di immenso prestigio messa in campo contro la più grande di Francia. Rimarrà che il Psg ha avuto davvero paura di fare la conoscenza di questa Atalanta, che l’ha messo sotto fin dal 1’, l’ha affondata al 27’ e, soprattutto, ha reso inoffensivo il milionario che dovrebbe fare le scarpe a Pelè.
 
Già, dovrebbe valere come l’intero parco giocatori nerazzurro il brasiliano Neymar, che finisce a a faccia in giù nell’erba sbagliando clamorosamente e a ripetizione. Ci mette tanto del suo, ma tagliare in due la difesa dell’Atalanta non deve essere così facile, se poi esaurisce tutte le energie e manda all’aria sempre l’ultimo passaggio. E chapeau al ‘panchinaro’ Sportiello, che tra scatti continui a destra e sinistra e braccia larghe a sfiorare i pali, ha ubriacato e ipnotizzato per tutti i 90’ il titolarissimo ‘O Ney’.
 
Rimarranno, dicevamo, gli assalti ripetuti alla candidata alla Coppa, rimarrà un’Atalanta che ha dimostrato di saper tenere testa alle Big del calcio europeo, che ha confermato di essere fatta per la Champions League. Esce a testa altissima, riempiendo d’orgoglio italiani e bergamaschi, che per 90’ hanno visto in campo una sola squadra, un Davide che ci ha messo tutto, e anche qualcosa in più, per tener testa al più temuto dei Golia.  
 
Ma adesso qualcosa cambierà, perché deve cambiare, nelle logiche della squadra e nel progetto di patron Percassi. Altro che salvezza, questa Atalanta, con un paio di rinforzi in più tra difesa (ahimé, nel finale…) e attacco, è, se non da scudetto, da primi tre posti in classifica, da Champions League, da Semifinale di Champions League. Ieri sera era a un passo dall'essere tra le prime 4 d’Europa, domani quel passo deve diventare una corsa al mercato, per stroncare sul nascere le trattative che vorrebbero Zapata altrove, e per aggiudicarsi Big esperti del calibro di Florenzi. 
 
Il rammarico non deve avere la meglio nemmeno pensando all’assenza di Ilicic, uno che anche dalla panca avrebbe potuto fare la differenza ieri sera, perché non è ancora finita. E’ solo un nuovo inizio per l’Atalanta, che il prossimo anno può e deve puntare alto, riprendendosi lo sloveno da Pallone d’oro: forte delle prove con City e Psg in Champions League e con Pirlo alla Juve, l’ex Provinciale ha tutte le carte in regola per inserirsi a pieno titolo nel calcio che conta, e strapparlo, quel titolo, dalle grinfie delle eterne Big.