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Se ormai è certo che Gollini proteggerà i pali degli Spurs, il futuro di Cristian Romero è appeso al telefono senza filo di Paratici. Perché Fabio, nonostante i buonissimi rapporti con l’ad dell’Atalanta Luca Percassi, è innamorato del Cuti dai tempi della Juve e quindi, senza troppi convenevoli, glielo strapperebbe volentieri di mano per rinforzare il suo Tottenham. Stesso aereo Orio al Serio-Londra, posto centrale e lato finestrino per portiere e difensore. Mica male, e Percassi Junior precisa: Le offerte devono essere congrue al valore del giocatore”. E Romero quanto vale, 45, 50 milioni? Di certo non basterà la contropartita tecnica Davinson Sanchez, il difensore colombiano che ne vale si e no una trentina. E che non ha l’esperienza in Serie A di un argentino premiato dalla Lega come miglior difensore del campionato, reduce da una prova di forza nella finale di Copa America, portata a casa contro Neymar.
 
Bisogna piuttosto dire, a questo punto, che all’Atalanta conviene di più che Paratici chiuda l’affare Tomiyasu. Il difensore giapponese, valutato 25 milioni dal Bologna, non ha mai convinto del tutto l’entourage orobico, che ritiene esagerato il rapporto qualità/prezzo del suo cartellino. Se gli Spurs se lo aggiudicheranno a 20 potrebbero lasciare l’irrinunciabile Romero al centro della retroguardia di mister Gasp
 
Insomma, niente Sanchez, l’unica possibilità di veder partire da Bergamo l’argentino è incassare dal Tottenham almeno il doppio dei milioni pronti per Tomiyasu. E allora, solo allora, la Dea col portafoglio pieno potrebbe tornare a virare su Demiral: il difensore centrale classe 1998 abile di zucca e nei contrasti. Anche se l’ultima volta che il ventitreenne turco ha collezionato almeno 26 presenze in un campionato risale a ben quattro stagioni fa, ai tempi dello Sporting: poi non più di 16 allacciate di scarpe in Süper Lig, 14 al Sassuolo e la tradizione non si è interrotta nemmeno alla Juventus (solo 15 la scorsa stagione, tempestata da infortuni). Non importa, la Juve chiede 30 – sì, trenta – milioni.
 
Quindi se il numero 2 di Atalanta parla di mercato intelligente e di “vendite che non devono indebolire, ma rinforzare”, significa che a queste condizioni quasi certamente il Cuti non si muoverà. Atteso a Zingonia nei prossimi giorni, la dirigenza nerazzurra gli farà trovare un motivo in più per rimanere: tra i pali Musso, l’amico e fratello argentino con cui ipnotizzare gli attacchi nemici.