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Coincidenze che fanno rabbrividire. Tre anni e tre mesi fa, l’allora 19enne viola Federico Chiesa mandava in vantaggio la sua Fiorentina contro la Dea al 12’ del primo tempo, smarcandosi e facendo partire un bolide. Come ieri. Poi, a un certo punto, l’arbitro indicava il fischietto- quella volta a favore dei nerazzurri-ma l’allora ex Sportiello parava dagli 11 metri. Come ieri Gollini. Non è tutto, Toloi avvertiva un problema muscolare-come ieri, forfait all’ultimo- e Remo Freuler pareggiava i conti con un gran destro da fuori. Ancora, come ieri. Ma quel giorno, come sempre negli ultimi tre anni, Gomez era titolare.
 
CHE SCIVOLONI DEL PAPU-Qualcuno, che forse non conosce così bene i due soggetti, ci ha sperato di vedere in campo dal 1’ il capitano, la cui fascia- inspiegabilmente, è passata a Remo Freuler e non a Marten de Roon. Ma il Papu non se ne è fatto un problema, anzi, si è divertito a parlare spagnolo con l’amico Paulo, altro relegato in panca, a cantare l’inno della Juve sapendo di essere ripreso-in tutti i sensi-a scambiare due dritte con Mojica che ha ironicamente preso il suo posto nel murale orobico. Ma, attenzione, perché all’8’ della ripresa, Gomez entra, 4’ prima del gol del pari. E qui piovono 6,5 e 7 nelle pagelle del folletto che ‘nonostante tutto’ ha mantenuto intatta la professionalità dando il suo contributo. Eppure, ai più attenti intenditori, non sono sfuggite le sue camminate in campo, la palla due volte persa e poi recuperata da Freuler che ci crede di più, la non-esultanza con i compagni, il saluto a fine gara a Pirlo e non certo al Gasp, da cui non prende nemmeno indicazioni, solo dai suoi collaboratori. Il capitolo è ben lungi dall’essere chiuso, ma se i continui rendez-vous organizzati da Percassi serviranno a farlo giocare anche solo 37’ a gara, ben vengano. Ma ci vogliono testa e voglia, altrimenti la fascia, si è visto ieri, scivola via.
 

SUPER DIFESA-Applausi alla tenuta della retroguardia nerazzurra, che ieri ha annullato i mostri della Juve: Palomino su Morata, Djimsiti su CR7, meno bene Romero su Chiesa, ma complimenti all’azzurro. 5 gol incassati nelle ultime 8 gare, quasi un miracolo per la Dea gasperiniana che, quando i campioni d’Italia attaccano, esce dalla pressione con calma e lucidità, senza bisogno di spazzare via di tutta fretta la sfera con le gambe che tremano. Con qualche gol in più e questa super difesa, l’Atalanta può tornare a sorridere anche in Serie A.
 
GOLLO CHIAMA ITALIA-Era impossibile pensare a una sua parata. Lui, così reattivo e volante con l’area in movimento, ma altrettanto inerme dagli 11 metri. Dall’altra parte lui, che non sbaglia mai. E invece la notte dei miracoli di Pierluigi arriva così, proprio davanti al Gianluigi suo idolo, di cui vuole prendere il posto stuzzicando Mancini. Elogiate le parate di Donnarumma su Scamacca, ma ciò che il rapper fa col guanto destro che si stacca dal corpo e vive di vita propria ha dell’incredibile. E su Morata, ci mette pure la faccia. Tanto che anche la terza maglia azzurra, che fino a ieri contendeva a Silvestri, oggi pare poca cosa. Fuori per quasi quattro mesi, è tornato più forte di prima meritandosi, forse più di Perin, Sirigu e Cragno, quel posto alle spalle di Donnarumma. Non a caso, se lui dovesse andarsene prima, tra i pali della Milano bene vorrebbero Gollorius. Non solo vola, ma si sgola per dare indicazioni ai compagni e si fa in quattro per mettere una pezza ai loro retropassaggi killer (Romero…!). E ieri è arrivato il primo rigore parato in Serie A, dopo che Gabriel Jesus l’aveva tolto dagli impicci in Champions (mentre con Aston Villa e Nazionale si parla di 4-7 anni fa!). Non solo, è da gennaio che, con il 95 in campo per 90’, la Dea non perde. Certo, poi servono anche i gol nell’altra porta, che ultimamente scarseggiano. Ma ieri è arrivato, puntuale come uno svizzero, l’11 di collo pieno a sancire l’1-1. Adesso ho capito perché era lui il capitano…