Commenta per primo
Una lettera in certi casi può fare la differenza e ieri pomeriggio, a cambiare tutto, è stata una consonante. Una “s” di troppo, ma di un troppo che non stroppia. Perché questa volta non è Andrea il nome che lo speaker urla al cielo dopo la rete del vantaggio, ma Andreas. Non ha i capelli scuri, perché sopra lo stesso corpo massiccio c’è un viso vichingo dalla chioma bionda, sommersa dagli abbracci dei compagni. Non ha il 29 sulle spalle, nonostante sia stato il suo numero di maglia al Copenhagen e tuttora quello che considera preferito sul suo profilo Instagram, ma il 9. E la prova del nove l’ha superata a pieni voti, anche se dargli un 9 in pagella sarebbe forse esagerato.

PROVA DEL NOVE- Non solo è il suo numero di maglia, vestito da centravanti di mestiere quali Balotelli, Higuain, Icardi e Dzeko, ma sono anche le partite fin qui disputate dal danese con la casacca nerazzurra. E dire che si parlava di un Cornelius dalle grandi doti solo a Copenhagen e di un’annata spenta a Cardiff, e invece…già nelle amichevoli estive aveva messo a segno una dozzina di gol che avevano zittito le battute sul biscotto scandinavo: tutte le sue ciambelle uscivano con il buco che bucava sempre la rete di testa o di mancino. Sette le partite disputate in campionato e due quelle in Europa dove, anche se non ha raccolto grandi minutaggi, ha dato prova di integrarsi nell’Atalanta: dalla Sirenetta alla Dea, con le donne ci sa fare, e si è persino acclimatato al nebbione che minacciava pioggia all’Atleti Azzurri d’Italia. E invece sullo stadio c’è stato uno scrosciare sì, ma di applausi, verso lo scandinavo che con un colpo secco di mancino ha gonfiato una rete che non voleva saperne di alzarsi sotto i colpi di Spinazzola e de Roon. E con un gol pesante quanto i suoi 80 kg ha regalato la vittoria nella gara, neanche a dirlo, numero nove in campionato.

NOVE…MBRE- Il suo problema ora sarà la continuità, non solo di rendimento, ma di partite giocate da titolare: a cominciare dal mese di novembre alle porte, che lui vorrebbe trascorrere sulle porte avversarie. Quel nove che torna anche nei gradi, 39°, l’ha infatti già costretto a fermarsi contro Chievo e Crotone. Un febbrone da cavallo che poi l’ha fatto galoppare perché l’influenza l’ha fatta lui nell’Atalanta: dopo il gol del pareggio contro il Sassuolo che ha aperto la rimonta e la vittoria dei nerazzurri, è tornato con l’assist a Freuler in un’altra pesantissima partita, quella contro la Fiorentina, pareggiata all’ultimo minuto. Lo svizzero ieri se ne è ricordato e non è rimasto neutro, gemellandosi con il danese per rendergli il favore con l'assist al bacio. Gasperini sapeva di poter contare su questo gigante buono e sorridente e al 6’ della ripresa l’ha spogliato della casacca del riscaldamento: il cambio ha cambiato la partita, ancora una volta. All’ombra di Petagna.

VENTINOVE- L’altro Andrea(s), colui che detiene per ora il 29, ha sbagliato ancora, clamorosamente, il gol della vittoria, tirando in curva Sud da ottima posizione. Ormai però non fa più notizia, la fa di più la sua stanchezza che il tecnico ha definito normale e ridendo ha commentato: «Mi stanco io a vederlo correre che sto fermo, figuriamoci lui». Ma il mister fermo non sta mai e nel rettangolo che gli spetta percorrerà sì o no 5 km a partita. Anche Petagna si spende, corre, serve e ci tiene a metterla dentro: ieri non ha cercato un passaggio ma la riconferma del gol all’Apollon. Anche se questa volta ha combinato guai.

NOVELLO- Non da 9 in pagella Cornelius, dicevamo, perché anche lui poteva farci esultare altre quattro volte: due di tacco e due di testa, ma contro il Bologna va bene così. Mercoledì sera in casa il novello Strömberg potrebbe prendere il posto di Petagna in avanti contro il Verona: chi prediligere, il 29 o il 9? E perché non gli scalpitanti Vido e Orsolini? Gasperini, nonostante il concreto problema di punte troppo smussate in casa Atalanta, ha una soluzione. Non scegliere, impiegare tutti a rotazione o anche in contemporanea. Se ieri Petagna non avesse lamentato stanchezza, sarebbero stati in campo tutti e tre a pungere Mirante: Petagna, Cornelius e uno tra Vido e Orsolini. Perché, per la legge dei grandi numeri, con tre attaccanti in avanti è più facile metterla dentro: una prova del 9 da sperimentare su Nicolas.