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In realtà, dopo tutto quello che ha passato negli ultimi 13 mesi, deve essere stato semplice per l’Atalanta mostrare la sua faccia da poker. In una cittadina al centro dello Jutland, a 1500 km da Bergamo, sotto una pioggia battente, senza pubblico sugli spalti di un impianto piccolissimo, col pavimento (ahia!) al posto della pista d’atletica. Contro una squadra che, tolti gli assoli di Dreyer, Pione Sisto, Onyeka ed Evander (nemmeno dal 1’…), non ha mai impensierito. Ma nel Midtjylland la Dea si è specchiata e ha ritrovato l’emozione e l’impaccio del suo esordio a Zagabria. Un’altra vita, prima che consapevolezza ed esperienza la prendessero a braccetto, prima della cavalcata del girone, molto prima della tristezza mista a rabbia per il dramma Covid, della rincorsa allo scudetto sotto il solleone e della beffa di Lisbona. Subito prima, però, del passo falso al San Paolo. Faccia da poker, faccia da poker, faccia da poker. Apparentemente rilassata, mantiene il contatto visivo tra ala sinistra e tridente d’attacco e sbatte le palpebre q.b. per mettere a fuoco la rete. Poi ecco che, quando nessuno senza l’aspetta, senza dare nell’occhio, a gara chiusa e cronometro in fin di vita butta nella mischia l’asso vincente. Perché chi di poker perisce…non si accontenta di un tris!
 
MA CHE TRIDENTE, E’ UN OTTOVOLANTE- Ma quante risate si sono fatti ieri notte Lele Adani e Riccardo Trevisani nel fare la conta degli attaccanti nerazzurri? Ogni volta ne dimenticavano uno, e via a ricominciare daccapo, come bambini alle prese con una filastrocca troppo complessa. Ma qui è tutto facile, l’Atalanta ha un attacco stellare, c’è solo da mettersi d’impegno e imparare gli otto nomi: Papu Gomez, Ruslan Malinovskyi, Mario Pasalic, Aleksey Miranchuk, Josip Ilicic, Duvan Zapata, Luis Muriel, Sam Lammers. E adesso capite, perché Percassi non ci ha pensato due volte a salutare Diallo? I gol da cineteca che tolgono le ragnatele al sette arrivano tutti dal tridente nella sua forma più pura, uno a testa per i Cafeteros, e la perla del capitano a cui ormai siamo abituati ad assistere ogni 90’. Si è limitato la scorsa stagione, adesso recupera: 5 partite, 5 gol e 2 assist, ho detto tutto. Ma, anche qui, faccia da poker, perché è nei difensori di razza (ma in certe occasioni da brivido…che razza di difensori?!), che si celano i goleador più pericolosi. Basti pensare che, in occasione del primo gol, è Toloi a crossare al centro dell’area piccola, dove Djimsiti fa una rovesciata e Romero la sponda di testa per l’assist. E chi difende? Nessuno, oppure è solo un’altra faccia da poker. Speriamo, perché tra cinque giorni l’Ajax non bleffa come il Midtjylland…
 
DALLA RUSSIA CON ARDORE- A tratti somiglia a neve il diluvio danese, ma a fioccare sono solo le azioni da gol dell’Atalanta, Hansen si supera nonostante il mal di schiena per la raccolta palle. E poi, sotto al tabellone luminoso, a 10’ dalla fine, si staglia una figura che, capelli appiattiti dalla pioggia, ricorda vagamente Lammers. Ma lo ricorda ancora di più in campo, quando non perde tempo a involarsi in profondità e inventare quel gol da manuale, sinistro a giro all’incrocio dei pali. Sembrava facile, fatto da lui. Eppure non è Lammers e non è nemmeno Ilicic, anche se tutti hanno accostato il suo nome a quello dello sloveno in tempo di mercato. Aleksey Miranchuk è un venticinquenne che, senza quell’infortunio al bicipite femorale, chissà dove sarebbe ora. Ha il gol nel Dna, come Lammers, è uno spreco lustrarsi gli occhi negli ultimi scampoli di gara. Per questo mister Gian Piero Gasperini sta già pensando a delle rotazioni, con la Samp sabato e con l’Ajax martedì. L’Atalanta e il mondo del calcio hanno un disperato bisogno di qualità. E quella del russo merita di gran lunga la maglia 59 dal primo minuto. Perché se la Dea batte l'Ajax ha un piede agli ottavi.